Tommaso Campanella: la Città del Sole

Tommaso Campanella (1598-1639) scrive la sua opera maggiore, La Città del Sole, nel 1602. L’esigenza di un rinnovamento politico-religioso, che già nel 1598 aveva spinto il filosofo ad ordire una congiura contro l’autorità spagnola, è il movente dell’opera che apre le porte alla modernità. Sventato il suo progetto sovversivo, egli è condotto in carcere dove è detenuto per quasi trent’anni. Fingendosi pazzo per salvarsi dalla pena capitale, durante la lunga detenzione il filosofo italiano compone le sue opere principali, permeate di platonismo e naturalismo.

Tommaso Campanella: tra cultura rinascimentale e modernità

La filosofia di Tommaso Campanella è espressione di una cultura assai composita. Entrato nell’ordine domenicano, egli decide precocemente di trasferirsi a Napoli, epicentro del neoplatonismo e del naturalismo rinascimentale.

Tommaso Campanella
Ritratto di Tommaso Campanella

Nella città napoletana il filosofo si avvicina anche allo studio delle scienze occulte, dalla magia all’astrologia, maturando concezioni molto affini a quelle di Giordano Bruno. Tuttavia, a differenza di Bruno, Campanella si dimostra attivamente partecipe delle vicende politiche del suo tempo. Tra innumerevoli accuse di eresia e processi, egli giunge a elaborare un originale programma di rinnovamento del sapere e di trasformazione politico-religiosa.

Congiurato, occultista, riformatore, nel pensiero di Campanella si intrecciano motivi molto vari. Da un lato egli raccoglie l’eredità rinascimentale, viva nel suo pensiero sempre collocato in una cornice mitico-astrologica, dall’altro solleva problematiche divenute centrali nel mondo moderno. Fra tutte, ricordiamo la riflessione sulla natura e l’organizzazione dello Stato.

Verso un’utopia politica: la Città del Sole

Durante la sua lunga permanenza in carcere (1599-1626), Tommaso Campanella si rivolge a sovrani e intellettuali con lettere, opere, poesie. L’invito rivolto ad autorità politiche ed ecclesiastiche è quello di promuovere l’unità del genere umano.

Il monito di Campanella è strettamente legato al contesto storico in cui vive e agisce. Di fronte alla miseria di un’età lacerata da lotte politiche e fanatismo religioso, il filosofo non indica la via della rassegnazione, ma fa proprio il modello dell’utopia. Guardando all’esempio di Tommaso Moro, egli propone la sua idea di Stato nella prospettiva di una futura redenzione dell’umanità.

Ne La Città del Sole Campanella pone la sua riflessione in una cornice millenaristica. I molteplici riferimenti ai mutamenti politici seguiti alle esplorazioni del XVI secolo accompagnano la narrazione intessuta di simbolismo filosofico. L’opera è scritta in forma di dialogo tra un navigatore genovese e un membro dell’Ordine degli Ospitalieri, i Cavalieri di Malta. L’esploratore racconta di essere stato messo in salvo da un gruppo di soldati dopo il naufragio su un’isola equatoriale. Durante il dialogo egli descrive accuratamente al cavaliere le caratteristiche politiche-sociali della città visitata.

Emerge così un ideale governativo completamente diverso da quello dei Paesi europei.

Abolizione della proprietà privata e uguaglianza sociale

Tra le molteplici caratteristiche della Città del Sole, Campanella insiste in particolare su una: l’abolizione della proprietà privata. Come nella Repubblica platonica, anche nella città descritta dal genovese tutto è in comune:

Questa è una gente ch’arrivò là dall’Indie, ed erano molti filosofi, che fuggirono la rovina di Mogori e d’altri predoni e tiranni; onde si risolsero di vivere alla filosofica in commune…Tutte cose son communi; ma stan in man di offiziali le dispense, onde non solo il vitto, ma le scienze e onori e spassi son communi, ma in maniera che non ci si può appropriare di cosa alcuna. Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata, e figli e moglie propria; onde nasce l’amor proprio…
La robba non si stima, perchè ognuno ha quanto li bisogna, salvo per segno d’onore.

Tommaso Campanella considera la proprietà privata la radice dell’egoismo. L’amor proprio non è ritenuto un istinto naturale; è piuttosto il risultato delle condizioni materiali degli individui e di una particolare organizzazione dei rapporti sociali. Per Campanella lo Stato non deve occuparsi della difesa della proprietà, ma deve difendere il valore supremo del lavoro, cui tutti devono potersi dedicare.

L’affermazione dell’uguaglianza sociale e il riconoscimento di pari opportunità fra uomini e donne è una fra le istanze più rivoluzionarie della filosofia di Campanella. Nella Città del Sole le donne, infatti, sono educate ed istruite in tutte le arti e fanno parte dell’esercito come gli uomini, con l’unica limitazione del grado di fatica.

Un ordinamento metafisico politico: il governo del Sole

Attraverso il dialogo fra i protagonisti della sua opera, Campanella indica una profonda analogia fra ordinamento cosmico e ordinamento politico. Il capo della città è chiamato Sole, o Metafisico, in quanto simbolo del supremo potere religioso e politico. Campanella scrive:

Non può che esser Sole se non quello che sa tutte le istorie delle genti e riti e sacrifizi e repubbliche ed inventori di leggi ed arti. […] Ma più di tutti bisogna che sia Metafisico o teologo, che sappia ben la radice e prova d’ogni arte e scienza, e la similitudine e la differenza delle cose, la Necessità, il Fato, l’Armonia del mondo, la Possanza, Sapienza ed Amor divino e d’ogni cosa, e li gradi degli enti e corrispondenze loro con le cose celesti, terrestri e marine, e studia molto bene nei Profeti e l’astrologia.

Il governo narrato dal genovese è un governo fondato sulla cultura. Il massimo potere è affidato a colui che, massimamente istruito delle cose divine e umane, è degno di essere chiamato Sole. Le sue conoscenze non sono però di tipo esoterico.

Tutta la comunità deve innalzarsi al sapere, perciò sulle mura della città sono dipinte le fondamentali nozioni di matematica, geografia, zoologia, astrologia affinché tutti possano apprendere passeggiando. A tutte le attività cui l’uomo può dedicarsi, siano esse intellettuali o meccaniche, è riconosciuta la medesima dignità e colui che si distingue particolarmente in un’arte ne diventa offiziale.

I prìncipi del governo: potestà, sapienza, amore

Tommaso CampanellaA differenza di Tommaso Moro, Campanella riconosce la necessità che a collaborare con chi detiene il potere vi sia un certo numero di funzionari. Inoltre tre prìncipi-sacerdoti affiancano il Metafisico nel governo della città: Pon, Sin, Mor. Pon, cioè Potestà, si occupa della sfera della pace e della guerra; Sin, ovvero Sapienza, presiede alla sfera dell’educazione; infine Mor, o Amore, stabilisce i momenti più favorevoli per la riproduzione umana e per la semina. Fondamentale in ogni ambito è la lettura e l’interpretazione degli astri.

Pur prediligendo l’idea di una religione naturale, Tommaso Campanella guarda con ammirazione alla religione cristiana. In accordo con istanze tipiche dell’età della Riforma, il filosofo invoca una purificazione del Cristianesimo ed un recupero del modello di vita apostolico. È proprio nella vita degli Apostoli del Cristianesimo delle origini che Campanella riconosce il più esemplare modello di vita comunitaria.

Martina Dell’Annunziata

Bibliografia

T. Campanella, La Città del Sole, Feltrinelli, Milano 1962.