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L’ira delle dee dell’Olimpo: #4 Demetra/Cerere

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Cerere

Demetra/Cerere: origini

Demetra (Cerere per i Latini) è la dea dell’agricoltura. La sua connessione con la fertilità della terra è già nel nome (Da-mater, De-meter: “Terra Madre”) e negli epiteti che la caratterizzano: Khrysàor, “Spada-d’oro”, con allusione alla spiga, Aglaòkarpos “Splendida di raccolti”, o Xànthe, “la Bionda”. Il culto di Demetra-Cerere è antico ed è associato a quello di sua figlia Kore-Persefone (Proserpina). Il nome di Demetra deriva dell‘indoeuropeo *dhghom *meh2ter (“Terra Madre”) ed è già presente nei documenti micenei, che la collegano a Zeus e Korwa (= Kore).

Demetra nell’età del bronzo

Suscita un interesse particolare una tavoletta proveniente dall’Attica, dalla zona di Eleusi, in cui si nominano “le due dee regine” (wanàssoi). Così erano note Demetra e Kore-Persefone in età storica, nel contesto dei misteri che si celebravano in loro onore proprio a Eleusi.

Ciò significa che i riti di Demetra-Cerere e Kore-Persefone-Proserpina sono la continuazione di una pratica religiosa assai più arcaica. Il mito alla base dei riti misterici è l’episodio più noto in cui l’ira di Demetra si manifesta, ed è collegato al rapimento di sua figlia Kore da parte di Ade. Prima però si introdurrà il tema delle nozze sacre con Poseidone, legato al culto ancestrale della dea.

Poseidone e Demetra

CerereSecondo tradizioni d’Arcadia, Poseidone si innamorò di Demetra e la avvicinò per possederla. La dea si mutò in cavalla per sfuggirgli, ma questi si mutò in stallone e la stuprò. Da questa violenza nacquero il cavallo alato Arèione, che poi andrà in dono a Eracle, e la dea Déspoina “signora e padrona”, il cui terribile nome era pronunciato solo durante i misteri Eleusini. La dea, adirata per la violenza subita, si trasformò in Demetra Erinni, salvo poi placarsi purificandosi nel fiume Ladona, e mutarsi così in Demetra Lusia (Demetra “dei lavacri”).

Origine del mito arcadico

Questo mito appartiene alle tradizioni più primitive dei Greci. Da-ma-te E-ri-nu, Demetra Erinni, è presente nei documenti micenei. Inoltre, il tema del dio stallone che possiede una dea cavalla, cela un rito di creazione del re sacro, che nell’assumere i suoi poteri possiede una cavalla in rappresentanza della dea della terra. Un rito uguale è attestato nell’Irlanda antica: risale all’eredità indoeuropea, che accomuna Celti e Greci dal 4000 a.C.

Il rapimento di Persefone

Demetra subì un’altra violazione della sua affettività: il rapimento di sua figlia Kore-Persefone, nata dall’unione con Zeus. Zeus promise in moglie a suo fratello Ade, il dio dei morti, proprio Persefone Kore (la “Fanciulla” o semplicemente la “Figlia”). Ade rapì Persefone Kore mentre intrecciava ghirlande con le sue olimpiche amiche, fra cui Atena e Artemide.

Per allontanarla dalle altre dee, Ade prega la Terra di produrre un fiore, il narciso. Attratta dal fiore, Persefone si protende per coglierlo. La terra si schiude e ne balza fuori Ade, che afferra la sua futura sposa e la porta nel suo regno. A vedere l’accaduto furono le sirene, ma tacquero per timore: per la loro “omertà” Demetra le punì mutandole nei mostri alati uccisori di marinai che tutti conoscono dall’episodio dell’Odissea.

Demetra giunge ad Eleusi

Cerere
Persefone e Demetra

Venuta a sapere del retroscena del rapimento della figlia grazie a Ecate e al dio Sole, Demetra si occulta agli uomini e agli dèi e in forma di vecchia erra in cerca di Persefone. Viene accolta da Celeo e Metaneira, re e regina di Eleusi, e diviene nutrice del loro erede appena nato, Demofoonte. Nel palazzo di Celeo la dea, a lutto, sedeva sola e triste, ma fu rallegrata dagli scherzi di Iambe, un’ancella del re. Da Iambe nacque la poesia giambica con i suoi toni scherzosi.

Grata dell’accoglienza, Demetra cerca di rendere Demofoonte immortale, ma il suo rituale, scambiato per un infanticidio, viene interrotto. La dea, nuovamente adirata, si manifesta nel suo vero aspetto e impone a Celeo la costruzione del grande santuario di Eleusi, dove ella insegnerà agli Eleusini i suoi misteri.

Nel frattempo il mondo risente della carestia provocata dal ritirarsi di Demetra, che impedisce al grano di germogliare. Gli dèi cercano di placarla, finché Zeus non promette che Ade restituirà Persefone. Ade acconsente rimanda indietro la giovane dea, ma prima le fa mangiare chicchi di melograno, legandola al mondo dei morti. Così Persefone torna dalla madre, ma è costretta a ridiscendere nell’Ade durante i mesi invernali. In questo modo il mito descrive l’alternarsi delle stagioni.

L’ira contro Erisittone

Un episodio più inquietante è quello di Erisittone, che profanò a colpi d’ascia un bosco sacro a Demetra. Fu scongiurato da un’anziana sacerdotessa di non ledere gli alberi della dea, ma Erisittone non la ascoltò. La sacerdotessa altri non era che Demetra in persona, che depose la forma umana e scagliò su Erisittone una fame senza rimedio. Per potersi saziare, Erisittone arrivò a far prostituire sua figlia, o secondo un’altra versione, a divorarla.

Così l’ira di Demetra, signora dell’agricoltura, si manifesta con la piaga peggiore per le società agricole: la carestia e la fame.

Arianna Colurcio

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