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Castel Dell’Ovo: Segreti e leggende

Castel Dell’Ovo: Segreti e leggende

Il Castel Dell’Ovo tra mito e realtà

Il Castel Dell’Ovo è uno dei più antichi  e dei più suggestivi castelli di Napoli, reso celebre dalla sua storia collocata a metà tra mito e realtà. Esso sorge sulla piccola isola di Megaride (costituita da due scogli legati tra loro da un grande arcone), luogo natìo della città greca Parthènope (fondata tra l’VIII e il VII secolo a.C., per opera dei Cumani).

Secondo la tradizionale leggenda popolare, il suo nome risalirebbe all’uovo che il poeta latino Virgilio avrebbe custodito e nascosto in una gabbia, posta nelle prigioni sotterranee del Castello, per favorire l’incolumità non solo della fortezza ma dell’intera città di Napoli. Da allora in poi, la realtà napoletana è sempre stata legata a questo mito.

Castel Dell'Ovo

Castel Dell’Ovo, visto sul suo meraviglioso sfondo, tra cielo e mare

Testimone del forte legame tra il Castel Dell’Ovo e le sorti di Napoli fu l’evento accaduto nel XV secolo, durante il regno angioino: il castello subì il crollo dell’arcone, che unisce i due scogli, sul quale esso si erge. La Regina Giovanna, per evitare che insorgessero il panico e la paura nel popolo napoletano fu costretta a dichiarare il falso, ossia fu obbligata ad ammettere di aver sostituito l’originario uovo con un altro.

L’origine e la storia del complesso conventuale

Il Castel Dell’Ovo, struttura prevalentemente realizzata in tufo, nel corso del tempo ha subito progressive evoluzioni, che ne hanno mutato aspetto e funzione. Fra gli eventi che hanno lasciato il segno, possiamo ricordare l’istituzione della Villa di Licinio Lucullo, costituita da una maestosa biblioteca; tracce di questo edificio sono rinvenibili dalla presenza della sala delle colonne, nel sottosuolo del Castello. Questa sala deve il suo nome alle colonne romane, rimaste in piedi nel corso del tempo) ed è costituita da quattro navate con delle volte ad arco rialzato.

Durante il Medioevo, la villa divenne un complesso conventuale ad opera dei monaci basiliani (provenienti dalla Pannonia). Essi, non solo risiedevano in piccole celle, dette romitori, ma anche nello scriptorium dove, grazie al supporto dell’originaria biblioteca luculliana, si dedicavano alla trascrizione dei manoscritti. Ulteriori sale assunsero la sembianza di un cimitero, divennero un luogo sacro destinato alla sepoltura degli stessi monaci.

Quando i monaci si trasferirono presso la sede di Pizzofalcone, il Monastero fu distrutto per volere del popolo partenopeo, il quale temeva le incursioni saracene via mare e l’insediamento degli stessi nemici presso l’antica fortezza come avamposto militare per attaccare la città.

In seguito, il Castello diventò la sede del regno di Ruggero Il Normanno (XII secolo)il cui simbolo è la torre Normandia, alla quale sotto il dominio di Federico II di Svevia (XIII secolo)si aggiungeranno la torre di Colleville, la torre maestra e la torre di mezzo. 

Castel Dell'Ovo

Particolare della “sala delle colonne” nel Castel Dell’Ovo.

Con Federico II di Svevia, Castel Dell’Ovo diventerà reggia e prigione di stato, ovvero non solo sarà la sede della famiglia reale ma anche “nascondiglio” e deposito del tesoro reale.

Con l’avvento del regno di Carlo I D’Angiò, la corte verrà dislocata presso il vicino Maschio Angioino, mentre la famiglia reale resterà presso l’antico isolotto, considerato fortezza inespugnabile.

La grande novità si avrà sotto il dominio degli Aragonesi e dei Borbone. Con Alfonso V d’Aragona (XV secolo), il “magnanimo” principe spagnolo, che avvierà l’affermarsi del potere aragonese su Napoli.

Il Castello verrà perfezionato dal punto di vista militare attraverso l’abbassamento delle torri e l’ispessimento delle mura, per ottimizzare le azioni della nascente artiglieria (da notare che in un primo momento gli Aragonesi organizzarono la strategia offensiva-difensiva in direzione del mare, mentre in un secondo momento (durante la loro “ripresa” in seguito a degli attacchi subiti nel cuore della loro potenza) la proiettarono verso la terra.

Invece, Carlo di Borbone (XVI secolo) provò a smorzare il carattere militare della fortezza, introducendo al suo interno attività che rafforzassero l’economia locale, incentrata sulle manifatture. A tal proposito, le autorità borboniche installarono all’interno del Castello fabbriche con funzioni specifiche, come quelle volte alla lavorazione dei cristalli e degli specchi.

L’identità militare della fortezza non venne mai meno; infatti si provvide ad incoraggiarla con il collocamento di batterie e di due ponti levatoi, strumenti che dimostrarono la loro efficacia soprattutto durante i moti rivoluzionari della Repubblica Partenopea, guidati da Masaniello.

Castel Dell'Ovo

Fondali marini del Castel Dell’Ovo

Curiosità sul Castel Dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo, nel 1871 divenne oggetto di discussione  da parte dell’Associazione degli scienziati-letterati e artisti, in un progetto fallimentare dove si intendeva sostituirlo con un nuovo rione. Oggi possiamo ammirarlo e visitarlo in tutto il splendore a metà tra l’antico e il moderno, visitando le singole sale di cui dispone e che periodicamente sono allestite per gli eventi sociali e culturali di Napoli. Negli ultimi tempi, le ricerche archeologiche hanno rinvenuto nei fondali marini, circostanti il Castello, un vero e proprio tesoro sommerso.

Maria Molvetti

Bibliografia:

  • Guida d’Italia, Napoli e dintorni, Touring Club Italiano, Milano, 2001.

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