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Labadessa tra l’ansia e il successo: l’intervista de La Cooltura

Labadessa tra l’ansia e il successo: l’intervista de La Cooltura

Mattia Labadessa è uno dei principali talenti emergenti fra gli autori italiani.

Il suo web-comic, Labadessa, basato graficamente su uno stile molto personale caratterizzato dall’uso di pochi colori, principalmente nero, bianco e rosso su sfondo giallo, e con protagonista un uccello indefinito alle prese coi piccoli problemi dell’esistenza affrontati in modo sarcastico, è diventato in poco tempo un fenomeno virale che ha consentito al 23enne di Giugliano (NA) di diventare conosciutissimo ed apprezzatissimo fino ad approdare alla Shockdom, casa editrice molto attenta ai nuovi fenomeni fumettistici provenienti da Internet, con cui ha pubblicato il volume “Le cose così”.

L’abbiamo incontrato al Comicon, reduce da una sessione di autografi affollatissima. La prima cosa che colpisce è la sua assoluta normalità: è un ragazzo proveniente dall’hinterland di Napoli come tanti altri, la sua abilità nonché la probabile chiave del suo successo sta nell’aver saputo mettere le ansie e i problemi che tantissime persone vivono in una forma semplice e chiara, che sa arrivare subito al lettore colpendolo come durante la visione improvvisa in uno specchio.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Quanto c’è di te stesso nel tuo lavoro?

C’è tutto. Io cerco di rappresentarmi tramite quello che disegno, quello di cui parlo. Non faccio altro che parlare di me stesso, infatti il processo per realizzare una vignetta è automatico: prendo ispirazione dalla mia vita, da una chiacchierata con gli amici, da una canna, da qualsiasi cosa mi capiti.
Quindi il personaggio Labadessa sono io, non solo per il cognome.

labadessa disegna

Labadessa durante una sessione di disegno.

Quanto ha influito nel tuo lavoro il fatto di essere nato e di vivere a Napoli?

Napoli ha influito parecchio perché è un modo di essere. Anche il modo in cui mi esprimo, la quale è una delle cose che credo più abbia funzionato dei miei lavori, questo tono così colloquiale, così amichevole, come se fossimo seduti al bar, è qualcosa che a Napoli si sente fortemente anche nel modo in cui parliamo.
Quindi redo di dovere in parte questa cosa stupenda che mi sta succedendo anche al fatto di essere nato a Napoli e di aver vissuto in periferia.

Che ambiente frequentavi e frequenti, sia a livello umano che prettamente artistico?

La mia infanzia in realtà l’ho passata rinchiusa in casa a disegnare. Facevo solo questo e per parecchio tempo questo ho fatto, almeno fino ai primi anni di liceo in cui ho poi iniziato a vivere un po’ di più la vita, vedere altre persone, uscire, essere più socievole. Però mi è servito parecchio rinchiudermi in casa, quella sorta di “autismo” mi ha aiutato parecchio. Una persona per tirare fuori qualcosa di creativo, di spontaneo, che in qualche modo trasmetta un messaggio secondo me deve fare un lavoro di scavo dentro di sé e stando da solo ci riesce benissimo.
A livello artistico invece il Liceo artistico ad Aversa, la mia vecchia scuola, forse l’unico ambiente “artistico” che ho frequentato veramente. Ho un rapporto particolare con l’arte. Per me ad esempio è anche sbagliato provare a elevarsi rispetto agli altri solo per l’arte, tipo quando uno ad esempio pensa “io leggo libri, tu non li leggi allora io sono meglio di te.”
No, non funziona così. Siamo tutti nella stessa barca a navigare in un mare di merda e non dobbiamo fare distinzione fra chi fa, o apprezza, l’arte e chi no.

Tendi a non definirti “fumettista”. Come mai?

Io mi definisco principalmente illustratore. Non mi riesco a definire fumettista per il semplice fatto che sono un totale ignorante dell’argomento fumetto, è un ambiente in cui sono capitato quasi per caso. Disegnando ho accostato un messaggio alle mie illustrazioni che sono diventate poi una sorta di fumetto, ma non riesco a definirlo tale perché non so nulla di fumetto. Da piccolo non leggevo neppure Topolino! (Rat-Man però sì, lo leggevo)

A proposito, ma il protagonista delle tue vignette che animale è?

Non lo so. Io lo chiamo semplicemente uomo-uccello perché non riesco a dargli un’identità.
Forse ciò involontariamente significa che neppure io abbia capito chi cazzo sono, quindi può essere tutto ma alla fine è un pennuto a caso.

Recentemente è scoppiata una polemica su Facebook tra Roberto Recchioni, magister di questa edizione del Comicon, e te, in cui sei stato pesantemente attaccato. Adesso in che rapporti sei con lui? Avete avuto occasione di chiarirvi (o di risolverla a botte) a questo Comicon?

In realtà Recchioni l’ho visto, sono andato pure a vedere l’anteprima di Monolith (il nuovo fumetto di Recchioni n.d.r.) quindi non è che abbia questo odio profondo verso di lui. Non lo so perché lui abbia scritto quelle cose, poiché in realtà addirittura in un primo momento apprezzò pure la scelta di Shockdom di pubblicarmi e fece un post quasi elogiando questa cosa. Poi mi sono ritrovato con lui che mi diceva cose assurde.
E’ stato un attacco strano, un po’ privo di senso, però chissenefrega, non fa niente, non lo odio. Non ci siamo ancora neanche salutati, non so neppure se ci saluteremo, comunque mi sento un po’ a disagio nell’andargli vicino, quindi…

Hai l’ansia!

Eh, un po’ di ansia ci sta… (ride)

In seguito all’esplosione virale delle tue vignette sei stato anche parodiato spesso e volentieri, anche in modo feroce. Quali sono le parodie di Labadessa che hai apprezzato di più?

C’è Lachiappessa che è molto bravo. Secondo me purtroppo quando ti utilizzano per fare qualcosa è sempre strano perché si perde un po’ la spontaneità. Ovviamente la parodia è parodia, ma quando vedi che una persona ha effettivamente qualcosa da dire e sa come farlo, come nel caso di Lachiappessa, è quasi un peccato. Lui ad esempio potrebbe fare anche altro invece di racimolare like prendendo per il culo me perché è molto capace, secondo me, sia a livello grafico che per come scrive. Mi piace molto.
Comunque mi prendono per il culo in tanti, ultimamente, e non ho capito perché. Ho provato a rimediare, a fare qualsiasi cosa, però le critiche ti arrivano sempre, c’è poco da fare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Nel prossimo futuro, penso ad ottobre, ci sarà una novità, una nuova pubblicazione. Per il resto… vedremo!

 

Giacomo Sannino

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