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Napoli Comicon 2017: Intervista ad Alice Socal

Napoli Comicon 2017: Intervista ad Alice Socal

Al Napoli Comicon 2017 di quest’anno abbiamo avuto modo di conoscere la simpaticissima Alice Socal, autrice di Sandro, la quale presentava la sua ultima opera “Cry me a River” pubblicata da Coconino Press. Alice ci ha parlato di tantissime cose: dalle sue più grandi passioni alla sua carriera, svelandoci anche alcune chicche interessanti. Scopriamole insieme!

Come nasce la tua passione per il fumetto e quali percorsi di studio hai seguito per diventate fumettista?

Ho iniziato a disegnare fumetti su un workshop di Claudio Calia ai tempi del liceo. È stata una vera epifania: un linguaggio che mi permetteva di disegnare (ovvero esprimere la mia passione primaria di allora) e finalizzarla nel raccontare qualcosa che potesse arrivare anche ad altre persone. Da lì ho iniziato con un paio di storie brevissime. Storie Kawaii un po’ stupidine, tinte surreali, oniriche, che non raccontavano niente. In parte questa é anche tutt’ora lo stile che mi caratterizza, forse con gli anni si é aggiunta un ombra un po’ più adulta, disincantata e “vissuta”. Successivamente ho seguito un iter abbastanza classico: dapprima un corso di illustrazione e fumetto all’accademia di belle arti di Bologna in seguito Erasmus ad Amburgo. Ad Amburgo mi sono fermata, ho ultimato i miei studi e ci vivo tutt’ora. A portarmi ad Amburgo sono stati gli insegnamenti di Stefano Ricci e  Anke Feuchtenberger.

Nel frattempo ho realizzato il mio primo fumetto “lungo”, pubblicato con Gianluca Costantini per G.I.U.D.A, “LUKE” . Alcuni anni dopo  è arrivato Sandro, pubblicato da Eris Edizioni.

Ora é appena uscito “Cry me a River” pubblicata da Coconino Press, presentato in occasione di questa edizione del Napoli Comicon.

“Sandro” è un fumetto che ha come protagonista un giovane adulto un po’ confuso e il suo amico immaginario, Sandro . La storia è una specie di storia “coming of Age” ritardata, il protagonista infatti non è più un adolescente da un pezzo bensì adulto alla vigilia del suo ventiseiesimo compleanno.

Alice Socal

L’opera in questione ha a che fare in qualche modo con la tua vita?

Sì, un po’ mi sono ritrovata in tutti i personaggi che ho disegnato in Sandro. Sandro è un po’ un rifugio, un luogo da cui ripararsi nel grembo materno, trovare rassicurazione come: “non ti preoccupare, andrà tutto bene, sono qua per te, per abbracciarti”. Tutti abbiamo bisogno di rassicurazioni, di qualcuno che ti dice “andrà tutto bene” dandoti gratini sulla testa. Nel libro espongo i miei dubbi e le mie perplessità su cosa voglia dire realmente essere adulti. Domande a cui non ci sono risposte. A contrastare questa mia perenne perplessità rispetto all’esistenza e alla mancanza di risposte, in Sandro compare un personaggio di un oca petulante a tre teste che si qualifica come Life coach. Il life-coach in Sandro sa cosa è giusto e sbagliato, sa quali sono gli elementi necessarie nella vita di un adulto per poter dire di avere una vita piena e riuscita. È una figura assurda e fastidiosa ma che in alcuni momenti della mia vita mi sono augurata di avere.

È come se il protagonista, in un certo senso, non volesse crescere.

Non proprio, il protagonista ha paura della vita. Accettando questa parte di se, dell’amico immaginario e dell’infanzia prende coscienza di una parte di sé. Conoscendo i propri limiti ed accettandoli e trova una nuova energia per creare e distruggere.

Alice Socal

Cos’è che più influenza il tuo modo di scrivere fumetti?

Da film alla musica, passando per i libri e ovviamente i fumetti. Banalmente poi la vita reale,  episodi travisati del mio quotidiano oppure delle persone che mi stanno attorno. C’è sempre uno spunto autobiografico, una rielaborazione di sentimenti, situazioni che vivo in prima persona.

Astraggo o filtro le mie esperienze elaborandoli con cose elementi assurdi o totalmente estranei alla mia vita, questo anche per proteggermi e tutelarmi e non mettermi troppo a nudo nel mio lavoro. In “Cry me a River” (coconino 2017) racconto di una relazione tra due giovani che finisce. Parallelamente elaboro il dramma del cane a cui badano che ha perso il suo compagno. Cerco di trattare appunto di relazioni sentimentali tra esseri viventi. È un tema con mille sfaccettature e delicatissimo. A stemperare tutto questo dramma contenuto nel libro aiutano (hanno aiutato me e aiuteranno il lettore) apparizioni di gamberetti giganti ed altre figure bislaccche.

Perchè il gamberetto?

In quel momento, al tavolo da disegno, mi piaceva l’idea di disegnare un gamberetto e l’ho fatto.

Mi lascio anch’io sorprendere dalle cose che accadono quando si é dentro alla realizzazione dei una storia; mi immagino la cucina di casa con un gambero gigante che mi aspetta seduto al tavolo. Questa immagine mi piace, ha potenziale. Il passo successivo é cercare di capire come usare eventualmente questo personaggio: perchè questo gamberetto si trova qui, cosa vuole, chi è, che ruolo ha? nel migliore dei casi si trovano delle risposte a queste domande e nascono delle idee per la storia. Il gamberetto é triste perché non piace a nessuno/il gamberetto é dio.

La mia scrittura non é lineare. Immagini o episodi escono fuori spesso un po’ a caso o per capriccio. Ma poi trovano un loro perché nel processo creativo e si adattano e integrano al nocciolo della storia che voglio raccontare.

Alice Socal

Cry me a River, titolo che ricorda la canzone di Justin Timberlake. Puoi parlarcene in maniera più approfondita?

Si esatto, il titolo è preso pensando alla versione di Justin Timberlake. La canzone è uscita nel 2001 ed io avevo sedici anni, ero un po’ nell’età in cui ascoltavo gruppetti Punk e un personaggio come lui e la sua musica non mi interessava. Allo stesso tempo ero una gran consumatrice di MTV. Non sopportavo questa canzone perennemente presente nella scaletta dei video-clip ed il suo video era imbarazzante. Riguardandolo dieci anni dopo mi ha emozionato e appassionato forse per nostalgia o per il fatto che invecchiando si diventa sempre più emotivi e ci si lascia coinvolgere di piú. Musicalmente in quanto musica pop a sedicenni non potevo nemmeno prendere in considerazione che il pezzo potesse piacermi, ora sono più aperta e ho meno pregiudizi, é un bel pezzo dai! 

Il video è molto ingenuo; lui che si vendica della sua ex ragazza (al tempo Britney Spears) e ” limona” davanti a una telecamera ridicolmente enorme (pensando alle tecnologie di adesso). Justin si vendica su Britney: ” tu mi hai fatto soffrire e adesso devi soffrire e piangermi un fiume”.

La reazione di Justin é diametralmente opposta a quello che succede tra i due protagonisti del mio libro che si lasciano logorare dalla lentezza, rimorsi e insicurezze di un taglio non così rabbioso e netto come quella di Justin.

Il titolo é perfetto per una storia drammatica e sentimentale come quella del mio nuovo fumetto ma apparte questo non c’é nessun riferimento diretto a Justin ne Britney al massimo massimo alle Spice Girls…

Da come ne parli, la musica è una delle tue più grandi passioni 

Sì, ascolto molte radio on line e adire il vero mi piacerebbe essere più attiva alla ricerca di nuovi artisti da ascoltare rispetto a quello che sono. Ascolto cose molto diverse. Sono molto curiosa rispetto a fenomeni che escono periodicamente nel panorama hipster o meno della musica italiana. Tramite Social Network mi capita di arrivare a qualche nuovo artista e mi ascolto qualche canzone o guardo qualche video. In questo periodo ad esempio ho la fissa per cantanti o soprattutto rapper della zona di Napoli o Salerno. In generale mi è tornata un po’ di fissa con rap, ieri notte ad esempio (durante il Comicon Maggio, 2017) per contrastare il russare della mia compagna di stanza mi son messa ad ascoltare la musica che ho sul telefonino: un sacco di album di rapper tedeschi, musica abbastanza discutibile, politicamente scorretta, e anche in certi casi davvero di bassa qualità.

Mi piace quando mi sembra di ascoltare della musica dove l’artista ci crede davvero e ci mette dentro le sue emozioni e sentimenti.

Sei più tecnologia o tradizionalista per quanto riguarda il fumetto?

Mi piace disegnare e non ho strumenti super all’avanguardia. Disegno in maniera tradizionale successivamente c´é tanto lavoro di correzione, aggiustamenti e eventualmente colorazioni quindi Photoshop.  Non precludo la possibilità di provare anch’io prima o poi a disegnare su una wacom ciniq ma per il momento non é una priorità.

Secondo te, che potenziale ha il fumetto come mezzo per trasmettere un messaggio ad un bambino?

E’ un mezzo che ha una potenziale enorme. Mi viene da pensare a Zerocalcare, anche se non ho ancora letto quasi nulla di suo (ora lo hanno pubblicato anche in Germania, magari comincio qui). Ha un successo incredibile ma riesce a rimanere fedele a se stesso e mantenendo in primo piano i temi che gli sono importanti, come la guerra in Siria.

Il suo fumetto é scanzonato ma va a toccare anche temi che fanno male e questo penso possa funzionare o avere una funzione formativa anche per giovanissimi.

Come consideri il webcomic attuale?

Conosco poco il mondo del webcomic, faccio fatica a leggere fumetti sullo schermo.

Lorenzo Ghetti è il primo autore che mi viene in mente a questo riguardo. Con il To Be Continued, lavorando insieme ad un bravissimo programmatore, ha sfruttato brillantemente la modalità browser per raggiungere un interattivitá che altrimenti il fumetto cartaceo non può avere. Con La Nuke ero riuscita ad appassionarmi, perché lei é davvero brava, ma comunque ad una certa mi arrendo sempre: ho bisogno della carta.

Considerazioni sul Napoli Comicon?

Super! non è la prima volta che ci vengo,  sono stata qui due anni fa, in occasione dell’uscita di Sandro con Eris. Confermo anche in questa edizione un attenzione fenomenale per l’accoglienza degli autori, coccolati a suon di mozzarelle, vinelli e altre prelibatezze. Rimango sempre stupefatta e quasi spaventata dalla partecipazione, soprattutto quella dei giovanissimi; entusiasmo ed energia allo stato puro.

 

Simone Capuano con la collaborazione di Carlo Carpio

Per maggiori informazioni: http://www.alicesocal.de/

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