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Agostino: il suo pensiero tra Libertà e Grazia

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Agostino

Agostino, uno dei più grandi Padri della Chiesa, ha davvero rinnegato il libero arbitrio? Come vanno interpretate le sue affermazioni sulla predestinazione?

Agostino di Ippona è passato alla storia come il “dottore della Grazia”, ma il suo pensiero è stato spesso frainteso nel corso della storia. A causa del suo insistere sul tema della predestinazione, infatti, alcuni teologi e studiosi – in primis Lutero e Calvino – hanno fatto di Agostino un nemico del libero arbitrio. Arruolandolo di fatto tra i sostenitori di una predestinazione stretta che nega l’universalità della salvezza cristiana, in favore di pochi eletti predestinati da Dio a prescindere dalle loro opere.

Lo strano caso di Agostino

AgostinoIn realtà, l’Ipponense ha lottato per tutta la sua vita contro il fatalismo, in tutte le sue forme: astrologico, filosofico e teologico. Basta scorrere l’elenco delle sue opere per rendersi conto di come, già immediatamente dopo la conversione al Cattolicesimo, si dedicasse con impegno alla difesa del libero arbitrio contro i manichei. Per questo Agostino Trapè, uno dei più grande studiosi dell’Ipponense, lo ha significativamente definito anche come il “dottore della libertà”, nonostante il curioso destino a cui è stato sottoposto il suo pensiero in ambito protestante:

La sorte strana è questa: un uomo come lui, che aveva difeso con tanta convinzione e tenacia la libertà umana contro ogni forma di fatalismo, e non solo nella controversia manichea, ma anche nel bel mezzo di quella pelagiana, è accusato di fatalismo. Ad accusarlo furono i pelagiani e i semipelagiani, e sono i moderni critici. Perché? Per la sua dottrina della grazia, in particolare per la difesa della gratuità di essa (Sant’Agostino dottore della libertà).

Predestinazione e libero arbitrio

Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te [Sant’Agostino, Sermo CLXIX, 13]

Uno degli errori dei predestinazionisti è stato quello di prendere per buone le accuse dei nemici di Agostino, trasformandole in lodi. In altre parole, hanno decontestualizzato alcuni passi di Agostino senza tenere conto del contesto, ovvero della polemica con i pelagiani. Questi ultimi negavano la necessità della Grazia ai fini della salvezza, ritenendo sufficienti le opere umane. Per questo accusavano il grande pensatore di fatalismo, come se avesse semplicemente sovrapposto all’ineluttabile Fato pagano la Grazia cristiana.  Da qui è arrivata fino a noi l’immagine distorta di un Agostino “fatalista” che ha tratto in inganno molti.

Agostino
Le Moire – meglio note come le Parchè d’ambito romano – intente a tessere il filo del fato.

Inoltre, in diverse opere, Agostino ha parlato della predestinazione in un modo che effettivamente potrebbe ingannare ad una prima lettura. Si tratta di un approccio particolarmente inadeguato considerate la complessità e la vastità del pensiero agostiniano. La prima cosa da tenere presente è l’occasione per cui ciascuna opera è stata scritta e la controversia in cui è nata. Agostino infatti sostenne molte dispute e con avversari del tutto diversi, è ovvio che con chi – come i pelagiani – negava il valore della Grazia, puntando tutto sul libero arbitrio, egli insistesse invece sulla gratuità della salvezza.

Una polemica dai mille volti

Agostino
Pelagio

Per quanto alcune affermazioni potessero far piacere ai predestinazionisti, resta il fatto che Agostino non le interpretasse affatto in contraddizione con la dottrina cattolica del libero arbitrio. Infatti – come ha ricordato ancora Agostino Trapè – l’Ipponense non ha mai negato l’universalità della salvezza.

Non hanno considerato abbastanza che il vescovo d’Ippona ha presenti le diverse facce, apparentemente opposte, del problema e insiste sui punti che gli son parsi, secondo la fede e i principi inconcussi della ragione, essenziali. La sintesi che ci ha offerto non sacrifica la libertà alla grazia, né l’universalità della redenzione alla predilezione di Dio verso gli eletti, né, infine, la responsabilità del peccatore all’esaltazione della misericordia divina nei giusti; ma le afferma e difende ambedue, nonostante la difficoltà di coglierne l’intimo nesso (A proposito di predestinazione).

Ettore Barra

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