Home Arte Il Rococò in Italia: Canaletto e il vedutismo

Il Rococò in Italia: Canaletto e il vedutismo

1919

Il termine “rococò” ha la sua origine nel termine francese “rocaille”, che significa conchiglia: si riferisce ad un particolare tipo di decorazione aggraziata ed elegante, proprio come quelle presenti sul guscio delle conchiglie, e in senso stretto rappresentava una netta contrapposizione alla sfarzosità e alle ricercate esagerazioni dello  stile barocco.

In Francia, il rococò era molto più che una corrente artistica, in quanto rappresentava il modo di essere dell’aristocrazia degli anni trenta del Settecento.

Il rococò ebbe la sua diffusione in Germania e Austria così come in Italia e in Inghilterra, dove venne elaborata la teoria di William Hogarth che riteneva che le forme dello stile rococò fossero presenti anche in natura e nell’arte, non soltanto nelle singole decorazioni.  Fu poi con l’avvento dell’Illuminismo che le cose iniziarono a cambiare, per lasciare il posto ad uno stile più ordinato e composto che cercasse di imitare i modelli classici dell’antica Roma (appunto lo stile neoclassico).


Lo stile rococò trovo il suo maggior contrappositore nella Chiesa, la quale tendeva a distaccarsene a causa della sua frivolezza, anche se secondo i critici di oggi il rococò è lo stile che meglio poteva rispecchiare l’interno della Chiesa.

In pittura, il rococò può riassumersi in colori chiari e delicati, ma in questo periodo i diversi stati d’Italia iniziano ad assorbire le tendenze straniere, piuttosto che far da Maestri.

Mentre infatti nel resto d’Italia si continuavano a seguire i principi dello stile Barocco, a Venezia si adottarono le peculiarità stilistiche del rococò, e si passò così a schiarire la tavolozza dei colori, a preferirne la luminosità piuttosto che la pienezza. È in quest’ottica che si colloca l’operato del Canaletto.

L’artista: il Canaletto

Ritratto del Canaletto
Ritratto del Canaletto

Introducendo il Canaletto, al secolo Giovanni Antonio Canal, è opportuno chiarire la differenza tra ‘paesaggio’ e ‘vedute’: mentre il primo, a carattere idealistico, poteva essere anche oggetto di fantasia e ricco di allegorie, il secondo consisteva in rappresentazioni topografiche, delle trasposizioni fotografiche o pittoriche scientificamente corrispondenti alla realtà.

Il paesaggio e in generale la rappresentazione delle città sono sempre stati presenti nella pittura, ma fino a questo momento facevano semplicemente da contorno al soggetto-oggetto dell’opera, con il vedutismo l’indagine scientifica prima ancora della città o del paesaggio diventa la protagonista.

Il successo di questo fenomeno è dovuto sì alla richiesta dei committenti e dagli intellettuali stranieri, ma anche grazie a coloro che non potendo viaggiare volevano comunque avere modo di conoscere i luoghi più importanti.

L’Italia risentì comunque dell’esempio francese, e anche se lo stile rococò ha la sua origine nella grazia dell’aristocrazia, che era anche oggetto di rappresentazione, a Venezia, patria dei pittori paesaggisti, era inevitabile vi fosse una contaminazione tra i due generi.

La pittura fluida e luminosa del Canaletto lo rendeva molto stimato dagli Inglese, grazie anche al console-collezionista Smith, che contribuì ad accrescerne la fama.

Un opera come Piazza San Marco verso la Basilica (1735),  può riassumere la produzione vedutistica rococò del Canaletto:  è qui rappresentata, con colori chiari, trasparente persino dove c’è ombra, la piazza proprio come si pone agli occhi del visitatore, riprodotta in tutte le sue parti quasi come fosse una fotografia, non vi è alcun tipo di metafora, ma un grande dominio dell’uso della prospettiva.

 

In Piazza San Marco verso Est dall’angolo di Nord Ovest (1760), l’atmosfera rarefatta oltre la Basilica è riconducibile ad un abbondante uso del bianco, che contribuisce a creare una luminosità diffusa, oltre che un ‘punto di fuga’ prospettico, usato strategicamente, dato che l’opera rappresenta più di quanto l’occhio umano riuscirebbe a cogliere. Come Piazza San Marco del 1730, è qui il senso delle rappresentazioni fotografiche.

Rossella Cavallo

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