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Le opere di Federico García Lorca, la voce degli ultimi

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In un piccolo paesino di Granada, Fuente Vaqueros, nel 1898 nacque colui che avrebbe segnato indelebilmente la letteratura e la  cultura spagnola, Federico García Lorca, un prodigio sin dall’infanzia.

Figlio di piccoli proprietari terrieri si avvicina alla letteratura e alla musica per la quale svilupperà un grande amore anche grazie alla frequentazione col compositore Manuel de Falla. In una delle rare interviste al padre Federico García Rodríguez, suo insegnante di pianoforte, questi affermava che il figlio “canticchiava le canzoni popolari ancor prima di saper parlare e si entusiasmava sentendo suonare una chitarra“.

Ma fu la madre, Vicenta Lorca Romero, giovane maestra, che gli trasmise quei principi sensibili che hanno reso Federico il portavoce degli “ultimi”. Trasferitosi a Madrid nel 1919,si guadagna il posto alla “Residencia de Estudiantes” dove vi rimarrà  fino al 1928.


Durante quegli anni nascono le sue prime opere teatrali e poetiche  che lo consacrano migliore esponente della Generazione del ’27El Maleficio de una mariposa (1919), Mariana Pindea (1923), la prima raccolta di poemi Poema del Cante Jondo (1931)   Romancero Gitano (1928). Alla Residencia conoscerà alcuni dei più grandi esponenti del panorama artistico spagnolo e della Generazione, tre  su tutti il regista Luis Buñuel, il poeta Rafael Alberti e il pittore Salvador Dalí (al quale lo legava un’intensa amicizia, che sfociò poi in una profonda relazione sentimentale).

Federico García Lorca
Federico García Lorca e Salvador Dalí

A Dalì dedicò un’ode:

Io canto i tuoi fieri scontri di luci catalane
Il tuo amore di ciò potrebbe essere chiarito.
Io canto il tuo astronomico e tenero cuore
Un mazzo mai tagliato di carte francesi

(da Ode a Salvador Dalí 1928)

Ma il sentimento non ricambiato, l’impossibilità di non poter riconoscere e vivere la propria  omosessualità lo porterà ad esplorare sensazioni frustranti che non abbandonerà mai. Dal 1929 al 1930 García Lorca vivrà a New York. Il viaggio negli States marcherà per sempre la sua esistenza; è lì che conoscerà i protagonisti dei suoi capolavori: poveri, zingari, perseguitati, bambini sfruttati, donne recluse, omosessuali condannati, uomini incapaci di realizzare i propri sogni, uomini annullati dal potere, la minoranza, gli emarginati, i diversi… gli ultimi appunto.

Il teatro di Federico García Lorca

Federico García Lorca
“Protestavo ogni giorno. Protestavo nel vedere i bambini negri come decollati dai colletti inamidati,con vestiti e stivaletti dai colori sgargianti,pulire le sputacchiere di uomini freddi,che parlavano come anitre” Federico García Lorca

Il teatro Lorquiano studia profondamente l’umiliazione dell’essere umano e la sua incapacità di realizzarsi attraverso la figura della donna la quale rappresenta non solo la “sterilità fisica “, quindi l’impossibilità di avere figli, ma la sterilità della vita, ovvero l’impossibilità di vivere la vita perché soggetta ad una società che la crede invisibile.

Il progetto teatrale va in porto gli ultimi anni di vita del drammaturgo quando, dopo il ritorno dagli Stati Uniti, decide di dar vita ad un teatro itinerante La Barraca, cui scopo era quello di trasmettere agli incolti dei paesini isolati il teatro greco. Federico García Lorca disse del teatro “Il teatro è poesia che si alza dal libro e si fa umana. E nel farlo, parla, grida, piange, si dispera”. Da queste parole si intende che l’obiettivo di Lorca era quello di rivolgersi alle masse.

Perciò, dopo un primo periodo influenzato dai classici drammaturghi come Lope de Vega, Calderòn de la Barca, Shakespeare, egli si avvicinò ad uno stile che variava dal teatro delle marionette al teatro urbano e rurale. Dopo il fallimento della prima opera El maleficio de una mariposa (Il maleficio di una farfalla), il successo arriverò con Mariana Pindea, spettacolo dedicato all’omonima eroina condannata a morte per aver bruciato una bandiera repubblicana.

Dopo due opere di sfondo surrealista El pùblico (1930) e Así que pasen cinco años (1931), l’ultima tappa, quella della Barraca, vanta le opere migliori dello scrittore. Lorca riesce ad avvicinarsi al popolo facendo parlare le donne che vivono al margine, innocenti, ma al contempo guerriere, passionali. Apre questa stagione Bodas de Sagre (1933).

Federico García Lorca
“Bodas de Sangre” film di Carlos Saura, 1981

L’opera è liberamente ispirata ad un avvenimento reale, la fuga di una sposa col suo amante il giorno delle nozze. L’amore è descritto come un sentimento quasi insopportabile che sfida le regole della società, delle autorità, della famiglia, trovando la sua tragica fine. L’opera ebbe un grande successo. Seguì Yerma (1934), che portò alla luce l”infecondità” fisica e mentale della donna, schiava delle convinzioni sociali e del sentimento di inutilità.

Ancora il capolavoro, La Casa de Bernarda Alba (1936)un dramma le cui donne sono imprigionate tra le pareti di casa, costrette nel rispetto del lutto paterno a vivere come recluse dalla propria madre. Le mura domestiche diventano al tempo stesso il simbolo di una società che con le sue tradizioni mette ancora una volta la donna al margine.

La Confederazione Spagnola delle Destre Autonome (CEDA) partito politico fascista che nel ’36 combatterono al fianco del dittatore Francisco Franco durante la Guerra Civile, sequestrarono Federico García Lorca nell’agosto di quell’anno, fucilandolo all’alba del 19, perché “di sinistra, omosessuale e massone“. Fu gettato in una fossa a Viznar, vicino Granada. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Il poeta Antonio Machado scriveva di lui nel El Crimen fue en Granada del 1936:

Lo si è visto, mentre camminava fra i fucili
per una lunga strada
arrivare su un freddo prato,
mentre brillavano le stelle dell’alba.
Uccisero Federico
mentre la luce spuntava. […]
Costruite, amici,
per il poeta un tumulo
di pietra e sonno nell’Alhambra,
sopra una fonte dalla quale l’acqua esce piangendo,
ed eternamente dica:
il crimine fu in Granada, nella sua Granada!

Federico García Lorca
“Ci sono anime sulle quali viene voglia di affacciarsi come ad una finestra piena di sole”. Federico García Lorca

Alessia Thomas

Bibliografia:

Gloria Boscaini, Letras mayúsculas. Literatura en lengua española con Historia y Arte, Loescher, 2012

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