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Poeta en Nueva York: l’opera più compiuta di Federico Lorca

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Tra le tante opere del famoso poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcìa Lorca, figura di spicco della cosiddetta generazione del ’27, una in particolare viene definita “l’opera più compiuta”: si parla di “Poeta en Nueva York”.

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Autoritratto di Federico Garcìa Lorca per “Poeta en Nueva York”

Storia del libro di Lorca

Lorca partì per New York grazie ad una borsa di studio offertagli dal grande amico Fernando de los Ríos, politico socialista spagnolo che doveva tenere delle conferenze alla Columbia University. Egli aveva notato la depressione in cui il suo amico era piombato a causa di problemi sentimetali e dilemmi interiori causati dalla sua sessualità e capì che aveva bisogno di cambiare aria.
Il 25 giugno 1929 quindi, Lorca arriva nella Grande Mela e comincia un corso d’inglese per stranieri, conoscendo intellettuali spagnoli che risiedevano là.
La sua prima impressione della città fu positiva, si innamorò molto presto delle strade di Manhattan, delle luci di Broadway e cominciò a passare molto tempo nei Jazz club assieme ai suoi colleghi.

Ma non è tutto oro ciò che luccica e quindi, dopo un primo periodo iniziale da sogno iniziano ad uscire fuori i problemi della città americana. Lorca si ritrova a stretto contatto con tutti i lati negativi del paese, tra cui il razzismo pesante contro gli omosessuali e le persone di colore e il sentimento condiviso di non riuscire a sentirsi mai completamente felici.


Condizionato anche da ciò che stava accadendo nella città in quel preciso momento storico (il 24 ottobre 1929 iniziò il crollo della Borsa di Wall Street, evento storico che segnò il paese), Lorca cominciò ad interessarsi profondamente dello stile di vita dell’americano medio e lo mise a paragone con lo stile di vita di una persona più povera.
Aggiugendo sempre più tasselli al grande puzzle che è la città di New York, il poeta cominciò a scrivere la sua opera, la quale venne pubblicata nel 1940 ovvero quattro anni dopo la sua morte.

Struttura dell’opera

L’opera venne modificata più volte e ciò che è arrivata a noi non era l’opera che il poeta voleva portarci. Il cambiamento maggiore fu la scelta di eliminare diciotto fotografie che Lorca stesso aveva scattato per poi inserirle nel libro e descrivere al meglio l’esperienza americana che aveva vissuto. Queste rappresentavano luoghi o persone di cui poi il poeta avrebbe parlato nell’opera.
Il libro attuale contiene 35 liriche Lorca in 10 sezioni differenti:

  • Poesie sulla solitudine (Columbia University)
  • “Los negros”
  • “Calles y sueños”
  • Poesie del lago Eden Mills
  • Nella capanna del Contadino (Campo di Newburg)
  • Introduzione alla morte (Poesie sulla solitudine in Vermot)
  • Ritorno in città
  • Due odi
  • Volo da New York (Due valzer verso la civiltà)
  • Il poeta arriva a La Habana

Come si può vedere, non tutte le poesie sono state scritte a New York. Infatti nonostante l’idea nacque nella Grande Mela e cominciò a essere sviluppata lì, con il passare dei mesi l’autore cominciò a viaggiare per gli Stati Uniti (accompagnato spesso dall’amico Fernando de Los Rìos) e iniziò a scrivere ovunque.
Tutta l’opera venne scritta tra il 1929 e il 1930 e Lorca completò i suoi studi di inglese il 16 agosto 1929. Non si presentò mai agli esami però e partì invece per il Vermot.

Considerazioni sul poeta e l’opera

Il libro è a tutti gli effetti una denuncia sociale contro l’ingiustizia e la discriminazione, contro la disumanizzazione della società moderna e l’alienazione dell’essere umano che chiede e desidera una nuova dimensione dove predominano la libertà e la giustizia.
Lorca si schiera con gli emarginati, con i poveri, con gli omosessuali, con gli afroamericani, con chiunque sia sottomesso e schiavo di un sistema capitalistico che aiuta solo i ricchi e lascia indietro chi non ha abbastanza fortuna.

Con una grande influenza dello stile surrealistico, il poeta descrive due situazioni psicologiche nel libro.
Nella prima abbiamo il sentimento di protesta, di rabbia contro la grande metropoli che Lorca fa corrispondere come simbolo dell’alienazione umana. La metropoli ha le macchine, fabbriche d’acciaio che mandano avanti la città e distruggono i pensieri positivi dei lavoratori. E’ una situazione piena di sentimenti negativi, parole forti e appelli a ribellarsi a questo stile di vita.
Dice nella poesia “Panorama ciego de Nueva York”,  della sezione “Calles y sueños” ;

 «Todos comprenden el dolor que se relaciona con la muerte,

pero el verdadero dolor no está presente en el espíritu.

No está en el aire ni en nuestra vida,

ni en estas terrazas llenas de humo.

El verdadero dolor que mantiene despiertas las cosas

es una pequeña quemadura infinita

en los ojos inocentes de los otros sistemas.»

La seconda situazione invece è più tranquilla, più calma perchè parla di nostalgia e di quel sentimento di felicità perduto. Un vago ricordo del passato che il poeta spera di rivivere di nuovo e ancora di più, spera che tutta l’umanita presto possa unirsi a lui.
Dice nella poesia “Poema doble del algo lago Edema”, della sezione “Poesie del lago Eden Mills”;

«Era mi voz antigua
ignorante de los densos jugos amargos.
La adivino lamiendo mis pies
bajo los frágiles helechos mojados.

¡Ay voz antigua de mi amor,
ay voz de mi verdad,
ay voz de mi abierto costado,
cuando todas las rosas manaban de mi lengua
y el césped no conocía la impasible dentadura del caballo!»

L’opera è l’espressione scritta della frustrazione del poeta, frustrazione sessuale causata dai rigidi schemi morali dell’epoca e frustrazione sessuale per essere ancora uno dei pochi non subordinato al potere del denaro. Tutto ciò si fonde con un sentimento di fatalità, del destino tragico, un “pathos” che impregna l’opera e che sarà poi premonitore della sua tragica morte.

Federico garcia lorca

Donatella De Mena

Fonti:

http://www.cervantesvirtual.com/

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