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Vieste sul Gargano: la storia di Cristalda e Pizzomunno

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Vieste

Vieste è la piccola cittadina pugliese che si affaccia sul Gargano, meta indiscussa di turisti e visitatori attratti non solo dal mare e dal meraviglioso patrimonio naturalistico, bensì anche dalla storia e dalla leggenda legate al vetusto borgo e agli antichi resti.

Il toponimo “Vieste”, dal dialetto viestano “Vist”, secondo racconti mitologici, farebbe riferimento a Vesta, la moglie di Noè.

Racconto fantastico, infatti, vuole che in seguito al Diluvio Universale, Noè avrebbe ancorato la sua arca sulle coste del Gargano, dove la consorte sarebbe morta ed in suo onore lui avrebbe fondato la città di Vieste.

Altri fanno risalire la storia del villaggio ispirandosi agli scritti di Tolomeo che nel II sec A.C. accenna a questo luogo nominandolo “Apeneste”, con l’accezione di rifugio-isolato.

Non a caso, per i greci, questo punto della Daunia rappresentava un porto sicuro, per quanto lontano dalle loro terre e famiglie, ove cominciarono a venerare la dea del focolare Estia.

Il culto della divinità domestica si diffuse su tutto il territorio e l’equivalente romana dea Vesta avrebbe, poi, dato etimo all’attuale Vieste.

Tale località balneare dell’Italia meridionale molto frequentata, si contraddistingue per la bellezza e lo spettacolo di un paesaggio eccezionale e raro che accoglie il visitatore conducendolo in una natura mista e varia da scoprire.

Le distese di ulivi secolari immettono su terrazzamenti sempre più ripidi fino ad incontrare la vastità di orizzonti marini che si aprono come un tesoro dinnanzi agli occhi stupiti ed estasiati.

Il colore delle acque si fonde con la roccia, in un contesto armonioso dove i quattro elementi naturali dipingono un quadro che ha dentro sapori selvaggi ed incontaminati.

Sul mare campeggia, a pochi chilometri di distanza, il piccolo centro abitato, ricco di storia e monumenti, la cui architettura dalle tenui tonalità rende il panorama più interessante.

Un panorama ove si staglia uno dei simboli più conosciuti di Vieste e del Gargano: Pizzomunno.

Il monolite che, maestoso, si erge dalle acque in tutto il candore accecante della pietra locale, intorno cui ruotano tante leggende e infiniti racconti di un amore romantico, impossibile e struggente.

Vieste: tra storia e modernità

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Borgo di Vieste

Vieste oggi, molto spesso, viene considerata una meta troppo “prevedibile” e risaputa in quanto sovraffollata e facile da raggiungere soprattutto per chi vive al sud, inglobata in un discorso turistico che sembra essere troppo ovvio.

Tuttavia, visitandone i più reconditi angoli ed addentrandoci più approfonditamente per i vicoletti del borgo e nelle grotte dai misteri nascosti, si possono cogliere sfumature che la rendono unica in tutto lo scenario fantastico del bel Tavoliere delle Puglie.

A renderla preziosa contribuisce anche l’aspetto eno-gastronomico, dal momento che Vieste offre una tipica cucina casereccia semplice ma gustosa al contempo.

Forte pregnanza bisogna riconoscere anche ai percorsi culturali, i quali vedono protagonisti le diverse chiese e luoghi di culto da visitare, insieme alla presenza di un Museo Malacologico dove poter contemplare migliaia di tipi di conchiglie e coralli raccolti e ritrovati nel corso degli anni.

Da non dimenticare, poi, la zona del faro, il quale di notte, alle luci soffuse dei ristorantini, conferisce un tocco suggestivo tra le note di musica che si confondono con la voce del mare a strapiombo, dove il trabucco, nel suo legno consunto, rievoca un passato impigliato nelle umili reti di pescatori pazienti.

Anticamente riconosciuta come Uria, sono qui state ritrovate sull’isola di Sant’Eufemia molte epigrafi che attestano la presenza di un vecchio culto a Sosandra di cui parla Catullo.

Nel Medioevo, la cittadina marittima fu contesa tra Bizantini, Normanni, Longobardi, Veneziani ed Arabi per la sua posizione strategica e, fu in questo periodo che vennero costruiti la Cattedrale ed il Castello solo in parte visitabile attualmente.

Vieste e la leggenda di Pizzomunno

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Monolite Pizzomunno

Per chi visita Vieste, inevitabile è imbattersi nel Pizzomunno, il noto monolite di pietra calcarea, alto circa 25 metri che si staglia all’inizio della spiaggia, nella zona detta “Scialara”.

Intorno a questo simbolo garganico ruotano una serie di leggende e credenze popolari, come tra le più ricorrenti la diceria secondo cui se questo faraglione viene percorso a piedi per tutta la circonferenza esprimendo un desiderio, quest’ultimo si realizzerà.

Sinonimo di buona fortuna toccarlo, resta pur sempre l’emblema dell’Amore contrastato, ostacolato, sofferto.

L’amore tra il pescatore Pizzomunno e la bella Cristalda, da cui trae ispirazione la canzone sanremese del cantautore italiano Max Gazzè, nel cui brano si rievoca la tradizione del territorio pugliese.

Il mito classico, non esente da versione alternative, narra che Pizzomunno fosse un giovane pescatore di Vieste, innamorato follemente della bella Cristalda ma, conteso dalle sirene gelose.

Il loro grande amore, avrebbe provocato l’invidia delle donne ammaliatrici, le quali invaghite a loro volta del giovane forte ed aitante, avrebbero ostacolato questo ardente sentimento, pietrificando Pizzomunno e trascinando nei fondali marini la dolce fanciulla senza possibilità che i due potessero continuare ad amarsi.

La credenza popolare locale sostiene che, ogni cento anni, Cristalda risalga dai flutti per rincontrarsi con il giovane amante e rivivere per una notte il loro antico eterno amore mai dimenticato.

C’è chi attesta, inoltre, che talvolta l’imponente monolite, di notte, scompaia inspiegabilmente.

A tutti i viestani piace credere che quella non sia solo una roccia forte e possente, né soltanto una grande pietra nell’acqua.

Vieste difende la sua tradizione nell’anima che alberga in quel simbolo, testimonianza unica della storia di un popolo di pescatori.

Gente di mare, per la quale il Mare rappresenta molto più che una distesa d’acqua…  uno Spirito sacro!

Pasqualina Giusto

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