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Un romantico a Milano di Sergio Gerasi: la recensione

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sergio gerasi

Un romantico a Milano è l’ultima opera di Sergio Gerasi, già autore del bellissimo In inverno le mie mani sapevano di mandarino sempre edito dalla Bao Publishing, il quale ha prestato la matita anche a serie Bonelli come Dylan Dog, Mercurio Loi e L’ultima Trincea.

Il titolo dell’opera potrebbe riportarci al singolo dei Baustelle, uscito nel 2005. Il protagonista, infatti, ricorda vagamente Francesco Bianconi e viene menzionato Piero Manzoni, già presente nella canzone. Colombo inoltre, nome del protagonista, è una canzone dei Baustelle, ma forse è solo il pensiero di un recensore che fa abbondante uso di stupefacenti e Sergio non ha pensato minimamente ai Baustelle per il titolo del libro.

TRAMA

Sergio Gerasi
Una tavola di Un Romantico a Milano

Siamo a Milano e Drogo Colombo è in piena crisi. Dopo un successo  alquanto inaspettato del suo primo fumetto egli si trova  impantanato e privo di ispirazione, abbandonato da tutto e da tutti, intrappolato in una perenne condizione di frustrazione per aspettative tradite e occasioni mancate. Tutti i suoi drammi sono riassumibili nella metafora che lo paragona ad una spugna. Proprio come una spugna infatti il personaggio creato da Sergio Gerasi assorbe tutto divenendo incapace di reagire e prendere in mano le redini della propria vita; ma questa situazione non può andare avanti per sempre. Per sfuggire alla sua condizione, Colombo intavola dialoghi immaginari con personaggi famosi come Alda Merini, Piero Manzoni. Dino Buzzati, Lucio Fontana e Bruno Munari, ognuno dei quali incarna un differente punto di vista sull’arte e sulla vita. Da questi dialoghi Sergio Gerasi dà vita al viaggio introspettivo di Drogo, il quale ripercorre il proprio passato affrontandone sia i momenti di successo che quelli di decadenza e disperazione.

La struttura narrativa è suddivisa in due parti, ciascuna articolata in una dicotomia di Inferno e Paradiso  mentre lo stile onirico dell’opera ricorda molto da vicino quello di Midnight in Paris di Woody Allen.

STILE E DISEGNO

Sergio Gerasi
Un’altra tavola del fumetto

Dal punto di vista grafico l’opera è impeccabile. Sergio Gerasi ci propone diversi stili di disegno, ognuno dei quali rappresenta un particolare periodo della vita di Colombo andando da tavole quasi pittoriche ad altre che ricordano lo stile di Pazienza. Vi è anche un’alternanza di colori, che danno un notevole impatto visivo al lettore: si va da quelli più dark “new wave“ a quelli più cinerei o vivi, che riescono a descrivere perfettamente la malinconia e la tristezza dell’opera, ma anche i momenti più felici del protagonista. Sergio Gerasi riesce inoltre ad imprimere un tocco realistico ai volti dei personaggi, riproducendone perfettamente l’espressività rendendoli vibranti e a tratti  folli. Realistiche sono anche le sensazioni e i sentimenti che il lettore sviluppa leggendo l’opera: solitudine, abbandono, emarginazione e ossessione in primis. Grande importanza è data alla città di Milano, come si evince anche dal titolo, raffigurata come surreale e quasi vuota. Un’altra peculiarità dell’opera è l’associazione tra i drink sorseggiati dal protagonista e le personalità eminenti da lui incontrate.

IMPRESSIONI CONCLUSIVE

sergio gerasi
La copertina di Un romantico a Milano

Un romantico a Milano è un’opera intimista sull’incapacità di risollevarsi ed esprime i moti dell’animo umano, i sentimenti e le emozioni in tutte le loro delicate e sottili sfumature, attraverso la rappresentazione di una Milano visionaria e kafkiana.  Anche il bisogno creativo di lasciare il proprio segno nel mondo e il peso della famiglia sono tematiche importanti in questo viaggio onirico e surreale nella mente dei personaggi. Il percorso imboccato è decadente e nichilista ed insiste sulle ansie e le paure di Colombo, permettendo però al tempo stesso una riflessione acuta e approfondita sull’arte e sulla creatività. L’ultimo libro di Sergio Gerasi è dunque un prodotto artistico di rara bellezza, una storia che entra nei cuori dei lettori come qualcosa che fa male, che fa riflettere e infine dà piacere, qualcosa in cui è perfino possibile rispecchiarsi.

Simone Capuano

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