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Matera: il “cuccù” tra superstizione e sentimento

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Matera

Matera è la nota città lucana, un tempo definita “vergogna nazionale” e attualmente uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti del Sud Italia, la “Città dei Sassi” che vanta storia antichissima e conserva una bellezza aspra e dolente dove Natura e Uomo hanno trovato il giusto compromesso per coesistere.

Rivalutata, riqualificata e valorizzata, fu nel 1993 inserita dall’ Unesco nel Patrimonio Nazionale dell’Umanità e nominata Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Matera è stata anche scenario di molti film a sfondo religioso, basti pensare al “Vangelo secondo Matteo” del grande Pasolini, e “The Passion” di Mel Gibson, dove risalta il paesaggio roccioso che ben si presta a ricreare atmosfere uniche e singolari.

L’incantevole città della Basilicata ha oltre i Sassi, due simboli molto importanti in cui identificarsi: il pane IGP riconosciuto come uno dei migliori al mondo e il cd. “cuccù” materano (conosciuto anche con il più noto termine “cucù”), ovvero il fischietto a forma di gallo che è legato ad antiche leggende e di cui spesso si hanno poche informazioni.

Matera e la simbologia del cuccù

Matera
Cuccù materani

In questo luogo dove l’economia era per lo più basata sull’agricoltura e la pastorizia e dove per raggiungere una gioielleria bisognava fare due giorni di cammino, i giovani spasimanti affidavano i loro messaggi d’amore ad un oggetto divenuto emblema tipico di Matera: il cuccù.

Si tratta di un coloratissimo fischietto in terracotta, nella forma classica del gallo, decorato a mano, che gli amanti donavano alle loro fanciulle come pegno di devozione e la cui voce onomatopeica deriva proprio dalla riproduzione del verso del cuculo. Più il gallo era grande e intarsiato, più il sentimento del ragazzo era forte e intenso!

Tale oggetto ha anche una valenza apotropaica e di superstizione, in quanto in tempi remoti si pensava che potesse tenere lontani i sortilegi e gli spiriti maligni; si pensi al cornetto rosso in Campania.

Portafortuna e simbolo di virilità, questo piccolo animale d’argilla cominciò ad essere sempre più raffinato nelle sue realizzazioni e, durante le nozze, vi era anche l’usanza di offrirlo agli sposi come augurio di fertilità.

Negli anni Cinquanta divenne elemento ludico dei bambini a cui era regalato nel periodo pasquale, sino a diventare, più di recente, un elemento di arredo presente in molte case materane, sui banchetti commerciali e venduto anche come ricordo-souvenir al turista di passaggio.

In esso si compendia tradizione, allegria e semplicità: peculiarità tipiche del posto.

Matera: il cucù tra storia e attualità

Questo manufatto sonoro risale alla Preistoria e si suppone svolgesse una funzione di “giocattolo primitivo”, i cui resti sono stati ritrovati anche in alcune tombe di infanti risalenti ad epoche prima di Cristo. A quei tempi, si ricavavano da ossa di uccelli o altri mammiferi, da gusci di frutti o molluschi.

Nel Medioevo e nel Rinascimento si parla, invece, di fischietti globulari, a forma di uccello, la cui coda costituiva il punto dove soffiare l’aria per riprodurre il suono che fuoriusciva da altri fori di modulazione.

In passato, a Matera, c’era l’uso di murare tali galli sul camino o di metterli sulle culle dei neonati non ancora battezzati in segno di protezione, e impiegati anche come richiamo nella caccia.

Oggi la città lucana vanta un’ampia e rinomata produzione artistica di fischietti in terracotta e, oltre alla caratteristica forma del gallo, possiamo trovare anche: carabinieri, cavallucci, colombe, bambole etc.

Inoltre, aldilà del fischietto a fiato, c’è anche quello ad acqua.

Matera: cenni sulla città simbolo del Mezzogiorno

Matera
Veduta su Matera

Città millenaria, custode gelosa delle sue origini e tradizioni, Matera è il Sud dove passato e futuro s’intrecciano, dove la povertà regnava sovrana nel Dopoguerra, tanto che Carlo Levi la cita nel suo libro “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Togliatti la definì “L’infamia nazionale”, dal momento che la gente viveva ancora in case scavate nella pietra come cavernicoli in grotte primitive, privi di luce ed acqua corrente, dormendo al fianco degli animali.

Costituiva allora la “Pietra dello scandalo”, finchè De Gasperi non ordinò lo sfollamento dei Sassi, in seguito al quale nacquero tre nuovi quartieri e il cuore della città fu svuotato della sua gente.

I Sassi rimasero disabitati per decenni, immobili e ripudiati, a raccontare la loro storia ad un mondo che non voleva ascoltarla ed è proprio all’interno di essi che si celava un patrimonio artistico sommerso, per anni sottovalutato e che è stato portato alla luce nel Novecento.

Con i lavori di scavo, ebbe inizio l’edificazione di case ed innumerevoli chiese, tra cui la più importante resta la Cripta del Peccato Originale che in tempi antichi era un ovile e che conserva affreschi benedettino-beneventani della fine Settecento- Ottocento D.C.

Luoghi magici e misteriosi, pieni di spiritualità che con Pasolini diventano metafora della Terra Santa e teatro della vita di Cristo.

Il paesaggio lunare, puro e incontaminato conquistò il regista italiano che fece dei Sassi il primo presepe della Storia del Cinema e nel cui film vengono coinvolti anche i materani.

Negli sguardi malinconici e nelle aspre rughe della gente di Matera, Pierpaolo ritrova la stessa ruvidità dei Sassi che non sono solo gli scrigni della memoria collettiva ma diventano le basi per un futuro dove innovazione e tradizione finiscono per convivere.

La Matera odierna è una città risollevata, consapevole della sua bellezza, fiera in tutta la sua nuda asperità e che rivive nel suono dell’Amore attraverso il suo cuccù!

Pasqualina Giusto

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