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Neodarwinismo mendeliano: la Sintesi moderna

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Il diciannovesimo secolo rappresenta un momento cruciale per evoluzionismo. È in questo periodo che si delineano ed affermano i concetti basilari con i quali si cerca di spiegare la progressione storica delle specie che va sotto il nome di evoluzione. Infatti risulta fondamentale l’operato di scienziati come Lamarck, vero pioniere nel descrivere per primo un modello coerente basato sull’evoluzionismo, Wallace e Darwin, che portarono ad una assoluta rivoluzione culturale e di pensiero, e infine Mendel, dal quale deriva la genetica moderna.

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Gregor Mendel

Agli inizi del Novecento si assiste alla ripresa ed all’ampliamento di questi concetti in una nuova corrente, denominata da Julian HuxleySintesi moderna“. Essa completa la teoria darwiniana dotandola degli strumenti grazie ai quali può rispondere a domande prima irrisolte.

Il Neodarwinismo: l’attuale Paradigma

La Sintesi moderna si basa sulle teorie di Darwin; ma se il naturalista britannico non seppe trovare risposta alla fonte delle variazioni e delle mutazioni degli individui, la nuova corrente si avvale dei principi di Gregor Mendel, che furono estesi dagli individui alle popolazioni. Per questa ragione questa teoria è denominata più precisamente Neodarwinismo mendeliano.

Il Neodarwinismo cerca di dare anche prova tangibile all’evoluzione stessa, dando importanza assoluta a discipline come la Geologia ma soprattutto la Paleontologia.

Il punto di vista espresso dalla corrente del neodarwinismo non è fisso ed univoco, ma influenzato da diverse personalità, e si sta ancora formando del tutto.

L’influenza delle novità scientifiche

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Ernst Mayr

Le nuove competenze scientifiche permisero di comprendere e spiegare alcune dinamiche e meccaniche attraverso cui il processo di evoluzione di compie, prima rimaste irrisolte e inspiegate. L’influente scienziato Ernst Mayr definì le specie come “gruppi di popolazioni naturali realmente esistenti o potenzialmente interfeconde e isolate riproduttivamente da altri gruppi simili”. Da questo enunciato si evince la chiara importanza raggiunta dalla genetica all’interno della biologia. La selezione naturale trova il suo naturale completamento: non è più semplicemente una lotta per la sopravvivenza, che vede uscire vincitore chi meglio si adatta all’ambiente, ma l’importanza si sposta dal più forte al più prolifico, in quanto riesce ad influenzare maggiormente il pool genetico della popolazione di cui fa parte.

Il focus passa quindi dagli individui ai geni. Lo studioso che pone maggiormente l’accento questo concetto, talvolta estremizzandolo, è  Richard Dawkins, che nel suo libro The Selfish Gene si chiede su quale livello intervenga la selezione naturale, ed individua l’unità fondamentale evolutiva nel gene, e tenta di spiegare anche l’etologia mediante l’egoismo dei geni stessi, che tentano di affermarsi e conservarsi attraverso gli individui che costituiscono le specie, visti come macchine di sopravvivenza. Secondo Dawkins bisogna partire dal livello più basso possibile per dare una spiegazione a questo fenomeno. Questa visione ha creato molti dibattiti, essendo basata per lo più su assunti non verificabili, ma ha fornito comunque diversi spunti interessanti.

Il Neodarwinismo e le dinamiche dell’evoluzione

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Richard Dawkins

La maggior parte della comunità scientifica è concorde nell’affermare che i fenomeni della speciazione e dell’evoluzione avvengono a seguito di trasformazioni graduali, e la nascita di nuove specie è un processo cronoclinale. Le differenze fenotipiche come forma, struttura, fisiologia e comportamento,sono lo specchio di una specie le variazioni del pool genetico. Quando, per disparate ragioni, si verificano mutazioni genetiche irreversibili, queste possono accentuarsi, sommarsi ed affermarsi in una popolazione tramite i processi riproduttivi. Su questo piano agisce la selezione naturale. Le variazioni fenotipiche vantaggiose rendono gli individui nei quali si manifestano più prolifici nella popolazione, che di conseguenza diffondono quei geni responsabili della mutazione, affermandoli.

Gli individui che accumulano un gran numero di mutazioni, giungono all’isolamento riproduttivo rispetto al gruppo iniziale, creando il gradiente mutazionistico che individua una nuova specie. Molti biologi si focalizzano sulla differenziazione geografica. Per questi la formazione di barriere geografiche, climatiche o ecologiche sarebbe la causa fondamentale dell’isolamento di alcuni gruppi di individui all’interno di popolazioni più grandi. Un isolamento prolungato farebbe sì che questi gruppi scambino il pool genetico in un ambito più ristretto rispetto alla popolazione originale, accumulando mutazioni e perdendo il grado di interfecondità rispetto a questa. Ciò porterebbe alla formazione di nuove specie. La riproduzione è permesso solo tra partner i cui cromosomi corrispondono, e l’eterogeneità del genoma ci permette di individuare specie differenti.

È evidente come l’evoluzione non sia un processo ancora completamente chiaro, ed alcune dinamiche creano ancora dibattito tra gli scienziati. L’evoluzione del Neodarwinismo è ancora in atto.

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

Andrea Allasinaz – Paleontologia generale e sistematica degli invertebrati – ECIG

Richard Dawkins – Il gene egoista La parte immortale di ogni essere vivente – Oscar Mondadori

Sitografia

http://www.panspermia.org/neodarw.htm

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