Soil: un manga thriller all’americana

Soil: una famiglia scomparsa

La storia di “Soil”  di Atsushi Kuneko comincia come molte drammatiche storie di genere giallo.

Una famiglia di tre membri scompare nel nulla, nell’apparente ridente e felice cittadina di Soil New Town. Una città ossessivamente tranquilla, il cui rigore e ordine sembrano delineare il modello di città perfetta.

Le indagini porteranno i tre detective a confrontarsi con eventi di natura apparentemente inspiegabili, e, alla scomparsa della famiglia Suzushiro, si affiancherà la scoperta di tutta una serie di intrighi e segreti che scuoteranno i cittadini.

Un seinen quanto mai influenzato pesantemente dal filone del thriller americano che incrocia investigazione e paranormale, poliziesco con spunti comici e sequenze grottesche che si alternano nell’intricata matassa di misteri della ridente cittadina di Soil.

Soil è davvero la città perfetta, dove gli abitanti sono sempre cortesi e i davanzali sempre curati e fioriti?

Soil
La famiglia Suzushiro, misteriosamente scomparsa dalla città di Soil

L’american thriller in salsa nipponica

La peculiarità di Soil è sicuramente quella di essere un’opera che si distacca in maniera abbastanza prepotente dagli archetipi del manga giapponese, sia dal punto di vista grafico, sia dal punto di vista narrativo. Tuttavia ciò non implica che Soil sia in tutto e per tutto un prodotto occidentale: lo stesso autore introduce spunti dell’antico periodo Jōmon, con i suoi inquietanti rituali tribali che fanno da contrasto all’ossessivo rigore della città moderna di Soil.

L’autore, nel narrare un’opera di genere thriller, non segue una struttura lineare, ma, come molti serial americani, sviluppa l’intreccio su più livelli, aggiungendo mano a mano parecchi eventi che nulla sembrano connettersi all’indagine principale della scomparsa dei Suzushiro, ma che si riveleranno tutti elementi chiave per trovare la soluzione dell’indagine.

Un omicidio, un uomo con le squame, una vecchia mendicante, il crollo di un traliccio, dei cumuli di sale e una lettera minatoria. Il lettore potrebbe ritrovarsi spiazzato in un primo momento e pensare che in “Soil” viene messa troppa carne a fuoco, ma il vero pregio del manga è proprio la concatenazione di numerosi avvenimenti a cavallo tra il paranormale e il police procedural.

Proprio a proposito dei tre detective, ancora una volta ritroviamo la coppia formata dallo “sbirro” cinico e maleducato con la sigaretta sempre accesa, e dall’agente puntiglioso, zelante e impulsivo con penna e taccuino. Personaggi immancabili tra le strade di L.A. o nel Bronx della grande mela in un classico thriller tutto pistole e scartoffie, se non fosse che i due detective in questione si trovano invece catapultati in una tediosa e asettica città giapponese dove gli abitanti impallidiscono dinnanzi ad un vaso di fiori secchi.

Lo sgangherato team dei tre detective formato dalla giovane Onoda, lo sgradevole sergente Yokoi e lo sbadato ufficiale Tamura
Lo sgangherato team dei tre detective formato dalla giovane Onoda, lo sgradevole sergente Yokoi e lo sbadato ufficiale Tamura

Insomma, Soil non è di certo il primo e l’ultimo manga giallo di cui il pubblico sia venuto a conoscenza.

Se presi in esame i due prodotti più acclamati e più celebri della produzione fumettistica giapponese, non si può non citare Detective Conan di Aoyama e Death Note di Ōba, entrambi acclamati dalla critica e dai lettori proprio per aver portato sui tankōbon di mezzo mondo, delle storie di suspense e investigazione di chiara influenza occidentale.

Il giovane Conan è lo Sherlock Holmes nipponico, lo stesso autore ha ammesso che i racconti di Conan Doyle hanno influito molto sulla caratterizzazione del protagonista, plasmandolo dunque scrupoloso e acuto come l’investigatore di Baker Street, sempre attento all’ambiente e ai più invisibili dettagli della scena del crimine.

Death Note invece pesca a piene mani dai procedural americani, fatti di uffici, cravatte, coinvolgimenti di più forze investigative dello stato ed una struttura narrativa rigorosa e serrata, costruita su una linea temporale dalla quale pendono tutte le vittime di Light Yagami.

Soil invece offre ai lettori, una storia che si attorciglia su se’ stessa per poi impennarsi, discontinua, come un viaggio sulle montagne russe, e dei detective dei quali vengono messe più in luce le titubanze e le difficoltà piuttosto che la loro arguzia nel risolvere i casi.

Soil
In Giappone, Soil è diventata una serie televisiva, tutt’ora inedita in occidente e con scarse informazioni a riguardo sullo status della trasmissione

 Il design e le illustrazioni

Salta subito all’occhio che Soil si distanzia moltissimo anche dal consueto stile illustrativo dei manga.

Lo stile di Kaneko è di una pulizia maniacale: la fisionomia dei volti accontenterà tutta la schiera dei puristi che si è sempre fatta la domanda <<per quale motivo nei manga e negli anime i giapponesi non hanno mai gli occhi a mandorla?>>, gli esterni delle abitazioni sono di una simmetria e un rigore quasi meccanico, conferendo la giusta atmosfera sterile ed asettica della città di Soil New Town, mentre gli interni,  in perfetto stile occidentale, (niente porte scorrevoli di bambù o tavolini kotatsu)  sembrano saltati fuori da un catalogo di arredamenti.

Questo stile puro e minimale, fa da contrappeso alle scene più grottesche e caustiche, nelle quali l’autore si scatena con elementi orrifici e cruenti.

Una trovata che conferisce a Soil la giusta dose di suspense e di inaspettata violenza.

 Soil

Una tavola degli interni di casa Suzushiro, perfettamente alla maniera occidentale

Gioacchino D’Antò