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Napoleone: la vittoria dopo la sconfitta

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Napoleone

Il 18 Giugno 1815 Napoleone fu sconfitto nella ben nota battaglia di Waterloo, ma l’uscita di scena dell’Imperatore, despota e tiranno, permise, a causa di un meraviglioso paradosso storico, al giovane Generale rivoluzionario, così come al Console liberale, di tornare in vita.

Napoleone
La Battaglia di Waterloo

La presenza di Napoleone sulla scena europea e mondiale non si esaurisce nel breve arco della sua straordinaria avventura. Contenerne l’azione entro i limiti cronologici dell’esistenza significa non afferrare in tutta la sua complessità […] l’importanza e il valore delle trasformazioni […] introdotte da Napoleone, o che da lui prendono l’avviò.

Napoleone, figlio della rivoluzione

Nei 15 anni d’azione nel teatro europeo, Napoleone fu in grado di liberare un quantitativo immenso di forze ed energie sociali, fino ad allora represse.

Forze ed energie di cui era lui stesso un risultato, le stesse che con la grande Rivoluzione avevano dato inizio a quel “opera di sfaldamento della vecchia Europa”, di cui Napoleone fu il maggior artefice, accelerandone ed amplificandone gli esiti.

Per i suoi avversari Napoleone era “il figlio della rivoluzione”, era “l’uomo che per l’Inghilterra impersonava l’anarchia, la rivolta sociale, la violenza e l’orgoglio rivoluzionario e ne incarnava i grandi ideali”.

Napoleone
Nella rivoluzione parigina del febbraio 1848 molti operai andranno sulle barricate al grido di: “Vive la Republique, Vive Napoleon”

Così durante i moti del 1848, “nella fantasia collettiva dei francesi” e degli europei tutti, Napoleone riprese ad incarnare gli ideali della rivoluzione.

Era l’uomo che aveva sfidato e messo in ginocchio le monarchie di diritto divino e che aveva chiamato i popoli a ribellarsi ai tiranni e insegnato loro la via della gloria, e a combattere e a morire per la patria.

Abbandonando così, una volta per tutte, i panni da imperatore e despota, “per il semplice fatto che i suoi nemici erano i contro-rivoluzionari del 1815”.

La sconfitta della contro-rivoluzione:

Napoleoneaveva innescato nel tessuto connettivo della vecchia Europa aristocratica una potente carica rivoluzionaria, non facile da estirpare.

Per i contro-rivoluzionari, raccolti intorno alla Santa Alleanza e al Congresso di Vienna, tornare all’Europa pre-1789 fu un’opera impossibile.

Gli stessi furono infatti costretti a mantenere nei quadri dell’amministrazione statale soldati, ufficiali e funzionari del regime napoleonico, i quali, oltre ad essere “i custodi della gloria e del ricordo di Napoleone, diventano i propagatori del nuovo credo liberale e rivoluzionario”.

Un credo ormai radicato nelle stesse strutture economiche, amministrative, finanziarie e giudiziarie degli stati europei; un credo riassunto nel Codice civile napoleonico, “esportato e diffuso in Europa e in America […] che coi suoi postulati, coi suoi istituti, coi princìpi che affermava, con le speranze che suscitava, coi miti che abbatteva e quelli che creava, con le libertà civili che garantiva e quelle politiche che faceva presagire, diventava un’arma terribile e insidiosa di sovvertimento morale e culturale dei popoli contro i vecchi sovrani legittimisti”.

Un credo che sarà alla base delle democrazie occidentali odierne e che con la sua forte carica patriottica, risveglierà nella popolazione europea un forte sentimento nazionale, alla base di quei moti unitari che lungo tutto l’ottocento daranno vita a realtà statali autonome come il Belgio, la Germania e l’Italia.

Napoleone
Il Congresso di Vienna in un’immagine satirica.

Mario Sanseverino

  • Carlo Zaghi, Napoleone e l’Europa, Napoli, ed. Cymba, 1969.

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