Il Trono di Spade: i primi episodi della quinta stagione

Che Game of Thrones – aka GoT o Il Trono di Spade – sia diventato in così poco tempo un fenomeno mondiale, ormai, è cosa ben risaputa. In onda in almeno trentasei paesi differenti in tutto il mondo e, peraltro, con lo stesso seguito, Il Trono di Spade ha rivalutato la categoria fantasy nell’ambito delle serie Tv e, tra poco, a quanto pare, potrà mettersi in gioco anche sul grande schermo. In quel caso, tuttavia, sarà forse costretta a dirsi almeno seconda rispetto al secolare Signore degli Anelli, che già ci ha più volte richiamato alla memoria (almeno nelle ambientazioni e per l’atmosfera cupa e medioevale).

Dalla prima messa in onda negli Stati Uniti, il 17 aprile 2011, Il Trono di Spade è così arrivata alla quinta stagione, con uno scenario che sembra essersi definitivamente ingrigito rispetto a prima, quasi a simboleggiare una volta e per tutte che forse siamo vicini a quel famoso inverno che il compianto Ned Stark – e più in generale ogni uomo del Nord che si rispetti – temeva più di ogni altra cosa.

Il Trono di Spade 5: un inizio cadenzato

Le strade percorse dai nostri protagonisti si sono divise ulteriormente e, non a caso, la regia delle prime due puntate ha sapientemente esaltato la distanza che li separa, cercando non più di intervallare la struttura della puntata seguendo a ritmo alternato le vicende dei personaggi, quanto piuttosto di riservare un maggiore spazio – tempisticamente parlando – ad ogni filone narrativo. Il risultato, chiaramente, è una ammortizzazione dei ritmi veloci e gradevoli che hanno caratterizzato la seconda parte della quarta stagione, oltre che all’aperta possibilità di andare più a fondo nella psicologia del singolo personaggio.

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Finiamo, infatti, con l’apprezzare la saggia decisione di Jon Snow, che decide di continuare a onorare il suo giuramento come Guardiano della Notte, seppur di fronte alla tentazione di inginocchiarsi a Stannis, di diventare finalmente uno Stark e padrone del Nord. Decisione, questa, che, come accade nell’incipit della 5×02, di certo non farà pentire l’ormai – possiamo dire – ‘ex’ attendente Snow, e che sembra rappresentare la svolta nell’economia di un personaggio che finora era stato piuttosto bistrattato e interpretato superficialmente rispetto al libro.

Ma sappiamo benissimo che confrontare letteratura e grande schermo è già un’impresa; figurarsi, quindi, tentare la stessa follia tra una serie di romanzi e un telefilm. Specie, poi, se un tale confronto si ha le pretese di farlo dopo piene quattro stagioni in cui, naturalmente, gli showrunner hanno preferito adattarsi o meno, a seconda delle situazioni, agli scritti di Martin.

Il Trono di Spade 5 cambia l’ambientazione: conosciamo Braavos

Quello che più ha caratterizzato, però, l’inizio aitante de Il Trono di Spade per la quinta stagione sono stati, a nostro avviso, gli scenari magnifici che hanno riprodotto – con ancor più maestria e precisione – le fattezze di nuove città in cui la storia sembra doversi muovere, come la città libera di Braavos. È qui, infatti, che è sbarcata Arya Stark, l’orfana di Grande Inverno, fatta ormai nomade e con in tasca la chiave della sua nuova avventura a est del Mare Stretto. Dal punto di vista topografico, Braavos è una città costruita su più di cento isole, collegate le une alle altre dalle arcate di ponti di pietra che scavalcano innumerevoli canali.

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Entrare in territorio braavosiano significa innanzitutto varcare il grande arco formato dalle gambe del colossale Titano, che si erge a continuità di due promontori oltre i quali si apre la splendida città. Il Titano ha funzione prettamente difensiva, fungendo da torre e come appostamento nascosto per gli arcieri, ma è prima di tutto una struttura mastodontica atta a simboleggiare che qualsiasi soldato (anche il più coraggioso) non può non essere intimorito dal doverla oltrepassare.

È in una di queste isole, poi, presso la Casa del Bianco e del Nero, che Arya inizierà il suo apprendistato presso Jaqen H’Ghar, l’assassino – cioè – che lo aiutò a liberarsi dalla prigionia tempo prima.

il trono di spade D’altronde, fu proprio Jaqen a lasciare in Arya un segno indelebile, per le sue abilità straordinarie – quasi magiche – che gli consentivano di parlare con gli animali o di cambiare aspetto, ma anche per quel “valar morghulis” (‘tutti gli uomini devono morire’), che sembra il triste annuncio profetico di qualcosa che nella serie sta bollendo in pentola.

Insomma, ne Il Trono di Spade 5 il mistero si infittisce, e pensare che manca ancora all’appello forse il filone narrativo più seducente: quello di Bran, che abbiamo lasciato in balia del sogno- quasi realtà di poter imparare a volare. I primi due episodi hanno introdotto nuovamente lo spettatore all’interno della storia, quasi come a prepararlo per qualcosa di più grande che è dietro l’angolo. Ecco, con un drago a ruota libera e sua madre Daenerys in , un nano e un eunuco in giro per il continente orientale e l’esercito di Stannis pronto a far leva sugli indeboliti Lannister, possiamo senza ombra di dubbio aspettarci una stagione ad alti livelli.

L’augurio per i prossimi episodi (saranno dieci anche stavolta) è che questo fantomatico inverno arrivi una volta e per tutte.

Nicola Puca

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