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Oman: la terra delle Oasi e del progressismo

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Oman
Oman: oasi nel deserto

Oman è il nome di uno dei sultanati situato nella zona Sud-Orientale della Penisola arabica. Il suo nome ufficiale in arabo è سلطنة عُمان (Sulţanat Uʻmān) il quale significa “Sultanato dell’Oman” e corrisponde ad una monarchia assoluta di carattere islamico.

I suoi confini geografici sono gli Emirati arabi a Nord-Ovest, l’Arabia Saudita a Ovest e Yemen a Sud-Ovest; inoltre si affaccia sia sul Golfo dell’Oman sia sul mar Arabico, quest’ultimo via di comunicazione privilegiata tra il Medio Oriente, Africa e India.

Oman
Cartina politica dell’Oman

Oman: evoluzione storica

L’Oman è stato sotto il controllo dei Portoghesi dagli inizi del XVI secolo fino al 1648 quando furono cacciati. Nel 1741 alla dinastia dei Banū Yaruh si sostituì quella degli Abu Saʽīd che preferì adottare una politica espansionistica.

Durante la prima metà dell’Ottocento il sultanato venne a configurarsi come il più potente Stato dell’Arabia ma allo stesso tempo dovette far fronte alle mire espansionistiche dei Paesi vicini e al pericolo di guerra civile da parte delle tribù interne, le quali desideravano risultare totalmente indipendenti.

Oltre ai sopracitati problemi, il territorio dell’Oman entrò nell’orbita inglese ma tale rapporto tra i due territori fece capo ad una serie di trattati (ultimo del 1971) il quale li slegò definitivamente, regalando l’indipendenza alla controparte araba.

Lega degli Stati Arabi
Mappa ritraente la lega degli Stati Arabi con data di ingresso dei vari membri: l’Oman è in viola

Successivamente il sultano Qabus ibn Saʽīd tentò di rompere il precedente isolamento culturale ed economico. Ammesso nella Lega degli Stati Arabi nel 1971, il sultanato, dal 1972, col sostegno delle truppe iraniane, fu portato a contrastare la guerriglia del Fronte popolare di liberazione dell’Oman sostenuto dal confinante Yemen. Terminato il conflitto (1975), l’Oman portò a conclusione una tregua con lo Yemen (1976). I rapporti tra i due Paesi furono poi ratificati e normalizzati a partire dal 1982.

L’Oman stipulò poi un accordo militare ed economico con gli USA cui furono concesse basi aeree e navali. La collocazione nel campo dei Paesi arabi moderati fu quindi ulteriormente consolidata in seguito agli eventi della guerra Iran-Iraq, pur essendosi allora manifestate delle nuove aperture diplomatiche (segnatamente la ripresa dei contatti con l’Unione Sovietica): espressione formale ne fu il rafforzamento delle intese con il Consiglio per la Cooperazione nel Golfo.

Negli anni Novanta, viene stabilito l’assetto politico di una monarchia sostanzialmente assoluta, moderata da un Consiglio consultivo (Majlis al-Shura) di nomina sovrana, sicché il Paese ha potuto mantere la sua collocazione all’interno dello schieramento moderato del mondo arabo. I buoni rapporti già stabiliti con i Paesi occidentali, più particolarmente con gli Stati Uniti, si rafforzavano in seguito alle vicende legate alla guerra del Golfo (1991).

Oman
La bandiera dell’Oman

Il sultano fu il fautore un processo di democratizzazione e promotore di un programma di riforme riguardanti l’economia e la politica con la creazione di un parlamento eletto direttamente dai cittadini. Nel 1997 furono estesi i diritti alle donne, infatti nelle elezioni successive il governo scelse due donne per la formazione del Consiglio consultivo e il sultano nominò quattro donne nel Consiglio di Stato. Nel medesimo anno l’Oman stabilì accordi commerciali e diplomatici con Israele, ma il processo si arrestò a causa dell’opposizione della Lega Araba.

Nel 2002 il sultano estendeva il diritto di voto a tutti i cittadini di età superiore ai 21 anni e alle elezioni del 2003, che coinvolgevano per la prima volta tutta la popolazione, furono elette anche due donne tra gli 83 membri del Consiglio consultivo.

All’inizio del 2011 cominciarono le  manifestazioni popolari che chiedevano riforme politiche e sociali, e le dimissioni del governo. Caricatosi di questa richiesta popolare il sultano Qabus procedé ad un rinnovo di una decina di ministri, cosi da placare il dilaniante malcontento.

Fabrizio Consiglio

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