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Comunicazione: evoluzione nella specie umana

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Tra le molteplici abilità di cui dispongono gli animali, fondamentale risulta quella della comunicazione: la possibilità di farsi capire da altri individui, anche se la cosa può sembrare, superficialmente, banale, risulta invece di imprescindibile importanza in natura, non soltanto per le specie definite sociali. Possedere un codice sonoro, oppure anche uno basato sulla postura e sui gesti, permette agli animali di rapportarsi con gli altri membri della comunità.

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I cani affidano la loro comunicazione ai richiami istintivi

Possiamo distribuire gli animali dotati della possibilità della comunicazione in due gruppi, quelli il cui linguaggio è rapportabile a semplici richiami e vocalizzi istintivi; ed i vocal learners, ovvero quelli che posseggono la forma di comunicazione più complessa. Essi possono memorizzare dei suoni ed imparare a riprodurli. Il loro linguaggio non è basato sull’istinto, ma bensì sull’apprendimento.

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I pappagalli sono un esempio di vocal learners

La comunicazione umana

L’uomo appartiene senza ombra di dubbio al secondo gruppo. Nel corso dell’evoluzione del genere homo questa forma di comunicazione è stata perfezionata fino a diventare la forma di linguaggio più complessa ed efficace esistente in natura. Gli esseri umani, a differenza degli altri animali, posseggono una grammatica e una sintassi, ovvero un codice di regole in base al quale è possibile articolare frasi complesse, una variazione precisa e significativa nell’ordine delle parole, nei prefissi, nei suffissi ed all’uso di radici che permettono di modificare il senso delle espressioni usate. Altra differenza consta nella presenza dei lessemi, ovvero nomi, verbi ed aggettivi ben differenziati tra loro, e che si riferiscono ad oggetti, atti o qualità specifici.

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La nostra comunicazione è basata su regole grammaticali

Le forme di comunicazione animali, per quanto complesse, possono stare solo per cose che si possono identificare o fare. Questi vocalizzi sono equiparabili ed equivalenti a nomi ed a frasi verbali, e mancano di un elemento fondamentale del linguaggio umano: i termini grammaticali (articoli, preposizioni, congiunzioni e verbi ausiliari), che aiutano a formare le strutture basilari fraseologiche e ad articolare il discorso.

Se è possibile trovare corrispondenza reale tra i vocalizzi e le cose a cui essi si riferiscono, così come per la maggior parte dei nostri lessemi, per i termini grammaticali lo stesso sforzo risulta improduttivo.

Il nostro linguaggio inoltre si articola grazie ad una gerarchia, nella quale le sillabe vengono combinate in maniera precisa, formando tutte le espressioni che possono essere utili per la comunicazione.

Anatomia della comunicazione

Assodate le differenze invalicabili tra il linguaggio animale e la nostra potente forma di comunicazione, simbolica ed articolata, un altro interessante discorso ruota attorno le origini ed il momento della sua comparsa.

La prima difficoltà nello studio circa le origini del linguaggio esiste nella difficoltà di reperimento delle testimonianze del fenomeno stesso: le prime forme di scrittura, prova tangibile dell’uso di un codice sonoro complesso, sono sicuramente molto posteriori all’evento della nascita del linguaggio.

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Ricostruzione di Homo rudolfensis

Le prime prove si evincono dallo studio del cervello: sebbene i cervelli non fossilizzino, è possibile fare osservazioni sulle impronte che questi lasciano nella parte interna del cranio. Una caratteristica associata alla parola è un’espansione del lato sinistro dell’encefalo, peculiare del cervello umano, detta area di Broca. Questa zona è probabilmente comparsa per la prima volta in Homo rudolfensis. 

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Aree del cervello che permettono il linguaggio articolato

Il linguaggio però non è comparso durante questo passaggio evolutivo, ma più tardi: non è soltanto questo carattere a permettere il linguaggio articolato. Le specie di homo più primitive, come il suddetto rudolfensis, oppure Homo ergaster, mancavano del controllo neurale dei muscoli intercostali, che permettono la respirazione modulata che ci rende idonei alla parola.

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Ricostruzione di Homo ergaster

L’immensa gamma sonora di cui disponiamo è diventata accessibile in seguito ad un cambiamento nell’anatomia del faringe e del tratto vocale. Nei mammiferi la posizione primitiva del laringe risiede nella parte superiore del collo, in modo tale da formare assieme al faringe un sigillo, che garantisce la possibilità, in età neonatale, di poppare e respirare contemporaneamente.

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Anatomia del tratto vocale

Negli esseri umani il laringe si sposta ventralmente all’età di circa due anni, con la perdita del sigillo e l’acquisizione di una camera di risonanza vocale molto più ampia rispetto agli altri animali, oltre a permetterci di respirare volontariamente anche con la bocca. Questo spostamento produce poi un cambiamento nell’anatomia del cranio, cosa che ci permette di trovare testimonianze fossili di questo tratto.

Dagli studi sembra comunque che il linguaggio articolato come lo conosciamo oggi si stato accessibile realmente solo dalla specie homo sapiens, e questo traguardo ha permesso la sua ascesa.

Lorenzo Di Meglio

 

Bibliografia

Jared Diamond – Il terzo scimpanzé Ascesa e caduta del primate homo sapiens – Bollati Beringhieri

Harvey Pough , Cristine Janis , John Heiser – Zoologia dei vertebrati – Casa Editrice Ambrosiana

Sitografia

https://docs.google.com/document/d/1MboYh2_2K5SOMBFke2qOCSdrcXwRfVQwD6-Tj94dXsc/edit

http://arlian.media.unisi.it/DOCUMENTI/FASSINA_tesi.pdf

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