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Hernani di Victor Hugo: la battaglia del dramma romantico

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[En art, l’extravagant vaut mieux que le plat.]

In un precedente articolo abbiamo visto come i romantici cercassero di mutare alcuni parametri consolidati nel teatro francese, legati alla tradizione, all’immortale figura di Racine e ad una poetica che la generazione del Romanticismo avvertiva assai lontana. Victor Hugo aveva pubblicato a sua volta una lunga préface alla sua pièce “Cromwell” (1827), in cui esprimeva a sua volta alcune teorie sulla drammaturgia proprie ai romantici: sulla scia di Stendhal ed anche di Manzoni (ricordate la “Lettre à Monsieur Chauvet” ) egli rivendica il principio della mescolanza di stili e l’abbandono delle unità aristoteliche, portando ad un maggiore e più felice compimento queste teorie nella tragedia del 1830 Hernani, rappresentata il 25 febbraio alla Comédie Française, inaugurando definitivamente il dramma romantico.

Hernani e il suo tempo

L’azione si identifica in una tragedia, visto che il triangolo amoroso formato dal protagonista Hernani, un reietto con sete di vendetta verso il monarca di Spagna, la sua amata Doña Sol, e appunto il re Don Carlos, terminerà con la sanguinosa morte dei primi due. L’ambientazione di gusto spagnolo simboleggia la lucida volontà dei romantici di non rinnegare totalmente il passato del Grand Siècle, in tal caso rifacendosi alla tragedia Le Cid(1636) di Corneille, uno degli autori più innovativi dell’epoca di Racine. Inoltre la Storia entra prepotentemente nell’azione teatrale, come diretta conseguenza della coscienza rivoluzionaria francese, presentando finalmente il popolo quale elemento d’influenza dell’azione, e non solo un mero strumento di colore farsesco.

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Scene concitate la sera della prima

Bisogna dire che il registro della separazione degli stili, che in Hernani alterna il comico e il tragico, era già presente nel dramma borghese: già il grande Molière utilizzava preziosismi e lessico altisonante nelle sue commedie, sebbene non con sistematicità; il rifiuto delle unità aristoteliche, come si è detto, non appartiene unicamente a Hugo, ma osservando meglio si potrebbe tornare molto più indietro, al 1809, quando per la prima volta Lemercier nel suo Christophe Colomb” ha la trovata di trasportare la scena dalla terraferma al bel mezzo dell’oceano.

Infine le scene violente a cui indulge tipicamente il dramma romantico non sono altro che la conseguenza della riscoperta, come si è visto nel pamphlet di Stendhal, delle tragedie di Shakespeare, spesso in quel periodo soggetto di veri e propri rifacimenti, come il Roméo et Juliette” da parte di Vigny.

Ma dunque qual è la novità di Hernani, se elementi come la separazione degli stili, l’abolizione delle unità, la vena cruenta, provenivano dal passato o erano già state sperimentate?

Come fa ben rilevare Florence Naugrette, alla prima di Hernani coincise perfettamente l’apice di un cambiamento di gusto che passò dagli autori al pubblico delle sale, generando una vera e propria “battaglia” che vide contrapposto al classicismo il gusto del “naturale”, della verità concreta e dell’espressione dei sentimenti, del triviale unito ad una potenza poetica più concreta e sensuale, sposandosi ad un gusto popolare mutato.

Per tale motivo la pièce fu un grande successo, e permise alla Comédie Française di svettare al di sopra dei teatri privati. Essenziale si dimostrò la lungimiranza dell’impresario Taylor, che aveva puntato proprio su quella sempre più nutrita schiera di giovani anticonformisti, che si distinguevano in platea per le loro folte chiome naturali e non per le parrucche polverose: i romantici appunto.

Una metafora militare, quella della battaglia, sollecitata dunque dagli stessi esponenti e generante uno strettissimo legame tra quella che fu la rappresentazione scenica e la ricezione del pubblico: Hugo temeva la presenza in sala di detrattori e “pedanti”, invitando dunque alla prima un “battaglione” di romantici, tra cui spiccavano Dumas, Nerval e Gautier (il cui gilet rosso fece scandalo in platea).

Di sicuro fu una notte memorabile. La dimostrazione che i romantici francesi fossero un gruppo compatto e volitivo, capace di combattere la propria lotta, che è quella immortale delle idee del progresso, che non conosce compromessi o battute d’arresto. Come scrive proprio Gautier nella sua biografia di Hugo, la sera della prima:

L’attitudine generale era ostile, i gomiti si facevan spigolosi, la querelle attendeva giusto il minimo contatto per sorgere, e non era difficile capire che quel giovane dai capelli lunghi trovava quell’altro signore dal volto ben rasato di una abissale stupidità, e che non avrebbe nascosto ancora per molto quella sua opinione ben particolare.

Daniele Laino

 

Bibliografia:
Naugrette F., Présentation, in Hugo V., Hernani, Éditions Flammarions, 2012.

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