Home Letteratura straniera contemporanea (1800-1900) Letteratura del primo Ottocento Il vento eroico di Percy Bysshe Shelley

Il vento eroico di Percy Bysshe Shelley

1964
Shelley

Il vento è un prodigio invisibile della natura: esso va paragonato al sentimento, alla creazione, al sospiro. Quanto vi è di invisibile agli occhi dell’uomo diviene musica e la musica tiene lo scettro delle arti. Dal suono delle fronte e dalla bufera marina, prende il via l’ode, quell’ode di profondo strepito che caratterizza Percy Bysshe Shelley.

percy bysshe shelley

Percy Bysshe Shelley: l’ordine e la potenza

Sento d’essere una goccia

di rugiada che muore dissolta

percy bysshe shelleyGrande amico dei giovani romantici, Percy Bysshe Shelley sarà, al pari di Keats, idolatrato tanto dalla cultura anglosassone quanto dalla tradizione italiana. In lui vanno a convergere gli ideali del mondo classico – la forza eroica, il fiammeggiante spirito, l’elegia funesta – e la nuova pulsione del secolo.

Siamo dinanzi al baratro delle certezza e al maestoso avvilupparsi delle onde.  Saranno proprio queste maree ad accogliere il corpo esamine di Shelley, dopo il terribile naufragio dell’Ariel alle coste toscane.

La tempestosa bellezza

Si è parlato di Keats. Entrambi i poeti vissero una vita di tormenti, da un lato il tormento fisico di Keats, dall’altro quello esistenziale di Shelley. Ma i due romantici ebbero un modo ben diverso d’intendere la bellezza, questo cardine dell’alto sentimento inglese. Con il giovane Keats, abbiamo il fulmineo taglio della meteora, la meraviglia e il mistero che si attuano nella mente dell’artista, questo demiurgo eletto; con Shelley assistiamo al rombo del tuono, al cielo d’intermittenti luci e di eterne nubi. Shelley è la potenza, Keats il fiore del sogno.

 Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!

Guida i miei morti pensieri per tutto l’universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

E con l’incanto di questi miei versi disperdi
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d’una profezia! Oh, Vento,
se viene l’Inverno, potrà la Primavera esser lontana?

percy bysshe shelley
John William Waterhouse; Borea

Ecco lo spirito del vento ed ecco il compiersi della profezia. Un inno alla gloria che diviene inno alla furia. Non si invoca il placido Zefiro, ma il vento del Nord, il vento che genera un uragano di scintille.

La Natura e L’uomo

Ma per Shelley la natura non si conclude nel sublime, quel sublime dinamico di matrice kantiana. La natura e i suoi istinti sono raccolti nell’uomo, nell’uomo-poeta, per dirla con rigore. E quale figura del mito può incarnare a meglio lo sforzo eroico del messia? Del profeta? Prometeo. Colui che donò il fuoco agli uomini, come il poeta dona l’illuminazione alla massa, benché quest’ultima non sia ancora consapevole del tributo.

Soffrir pene che la speranza può

pensare senza fine; perdonare

offese oscure più della notturna

ombra o del gelo esamine di morte.

Sfidare ogni potenza pur se appaia

onnipotente; amare; sopportare

fino a che la speranza tragga in alto

dal suo disastro il fine cui pur tende;

non vacillare o mutare o pentirsi;

questo, Titano Promento, è l’essere

buoni, grandi, felici, belli, liberi;

questa è gioia, vittoria, impero, vita.

percy bysshe shelley

La vita che coincide con l’impero. Questo canto di vittoria si espande oltre la semplice poesia; esso gela il mare che accolse il corpo. Il Mediterraneo è la tomba dell’eroe.

Silvia Tortiglione

Fonti:

Shelley, P.S., Poesie. Cura e traduzione di Franco Giovanelli

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