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Il Risorgimento è donna: patriote del meridione

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Il Risorgimento italiano è considerato uno dei periodi più importanti della nostra Nazione; checché se ne dica, col senno di poi, circa la sua effettiva utilità, è un problema da lasciare agli storici. In questa seda vogliamo ricordare chi per la Patria ha perso la vita, ha dedicato se stesso e sacrificato ogni cosa.

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L’Italia Unita

I nomi che vengono immediatamente a galla pensando al Risorgimento italiano sono, poteremmo dire, i soliti: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, solo per citarne alcuni. E se pure li elencassimo tutti, non uscirebbe un solo nome femminile. Al giorno d’oggi la chiameremmo discriminazione; all’epoca non si sarebbero nemmeno posti il problema, perché, si sa, le donne hanno il compito di occuparsi della casa e della prole.

Eppure c’è un folto numero di donne che hanno contribuito alla causa italiana, e che possiamo tranquillamente annoverare nella schiera dei patrioti. Meritano, a tal proposito, una particolare attenzione le donne del meridione; tra di esse si annidano giornaliste, intellettuali, associate di sette segrete che rischiano di cadere nell’oblio.

Il Risorgimento e le salottiere napoletane


Dicono niente i nomi di Lucia De Thomasis o Irene Ricciardi Capecelatro? Ebbene, i loro salotti erano aperti agli intellettuali di spicco del tempo; la Thomasis intratteneva una fitta corrispondenza anche con personaggi esterni alla realtà italiana, tra cui il gabinetto fiorentino di Vieusseux. La Capecelatro collaborava col periodico repubblicano napoletano Lucifero.

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Periodico napoletno

Di spicco è stato anche il salotto a Capodimonte di Giuseppina Guacci Nobile, una donna impegnata concretamente nell’alfabetizzazione dei più piccoli, e promotrice del Comitato pro crociati napoletani, che a Napoli reclutava volontari per le spedizioni in Lombardia. È stata l’ unica donna a frequentare la scuola di Basilio Puoti, e si era guadagnata un posto nell’ Accademia Pontaniana.

Tutte loro sono state anche poetesse facenti parte del Circolo delle poetesse Sebezie, e i loro versi erano rivolti a tutti gli strati sociali, senza esclusione di genere o età, perché ogni cittadino ha il diritto e il dovere di collaborare alla causa nazionale. Significativa è l’ attività di Laura Beatrice Oliva, fin da bambina sensibile al gusto artistico e letterario.

Lo scrittore Medoro Savini disse questo di lei:

“Laura Beatrice visse per l’Italia e morì col nome della sua Italia tra le labbra. La sua vita fu consacrata alla Patria, la sua morte è lutto per la patria”

 

Cospiratrici e rivoluzionarie

Abbiamo finora citato donne che hanno esercitato la loro influenza da un punto di vista prevalentemente intellettuale, occupandosi di istruzione delle masse, di intrecciare relazioni internazionali e di trasmettere l’amore per il sentimento nazionale affidandosi alla potenza emotiva della parola.

Ci sono state altre donne che, invece, hanno scelto una vita completamente fuori dagli schemi, sganciandosi perfino dal ‘mestiere’ di salottiera, giudicandolo fin troppo ‘protetto’. Stiamo parlando di donne rivoluzionare che hanno imbracciato le armi e sono scese in piazza a combattere; Antonietta De Pace è una di queste.

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Antonietta De Pace

La De Pace nacque in Puglia il 2 febbraio del 1818 in una famiglia benestante e antiborbonica. Già alcuni suoi fratelli avevano partecipato ai moti rivoluzionari del 1799. Suo padre, Gregorio De Pace, era un uomo dalla mentalità aperta, che si era preoccupato dare una buona istruzione a tutti i suoi figli, infischiandosene della mentalità del tempo che lasciava le donne nel buoi dell’ ignoranza.

Il suo desiderio era, infatti, che uno di loro si occupasse poi dell’ azienda di famiglia. Quando il padre morì in circostanze misteriose, Antonietta, che all’ epoca dei fatti aveva solo otto anni, fu accolta nella casa di un certo Epaminonda Valentino, un filo-mazziniano. Il contatto con le idee liberai del suo benefattore e la presa di coscienza della situazione di estrema povertà in cui vertevano i contadini pugliesi toccarono l’ animo di Antonietta, che decise di aderire con convinzione alla Giovane Italia.

Trasferitasi a Napoli, nel ’48 combatté nelle barricate vestita da uomo; a tempo perso andava a trovare i detenuti del carcere di Procida, prendendo per loro contatti con patrioti anche stranieri. E ancora nel ’60, quando Garibaldi sbarcò a Marsala coi mille, lei gli andò praticamente incontro radunando uomini e armi.

Il suo esempio è stato seguito da molte altre, tra cui ricordiamo Giulia Caracciolo Cigala, sorella di un’ altra donna simbolo del risorgimento: Enrichetta Caracciolo. Raggiunta l’ unità d’ Italia, Sia la De Pace che la Caracciolo continuano a battersi al fianco di Garibaldi per avere Roma come capitale.

Ma Giulia è attiva anche sul campo della lotta per l’ emancipazione femminile, raccogliendo larghi consensi dalle prime femministe del suo tempo; proprio a Napoli aveva fondato il Comitato per l’ emancipazione della Donna. Aiutare le donne per Giulia Caracciolo significava per l’ appunto renderle autonome economicamente. Si batté molto per garantire il lavoro femminile, e perciò fondò anche l’ Opificio femminile partenopeo o sia Educandato del popolo, occupandosi di offrire a tutte, fin da bambine, un’ istruzione decente e un lavoro onesto.

Ripercorrendo brevemente la storia di queste donne che chiameremo ‘trasgressive’, considerato il tempo in cui hanno operato, abbiamo appurato che il percorso risorgimentale italiano è costellato dall’ azione scrupolosa di figure femminili, che col tatto e la perseveranza che le ha sempre contraddistinte, hanno spianato la strada alle donne moderne.

Roberta Fabozzi

Sitografia:

Patriote del Mezzogiorno d’Italia

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonietta_De_Pace

http://it.wikipedia.org/wiki/Enrichetta_Caracciolo

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