Cos’è il kalÄm? In cosa consiste la teologia islamica? In cosa consiste la JihÄd? In questo articolo proveremo a spiegarlo.

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Islam e kalÄm
L’Islam, il sapere teologico islamico che prende appunto il nome di kalÄm si presenta come una sapienza cui tutti possono accedere ma che nessuno può interpretare o contestare nei suoi principi fondamentali; l’Islam – nella sua impostazione originaria, stampatevelo in fronte – si presenta come una fede priva di misteri.
Il principale oggetto del kalÄm è la comprensione del fondamento dell’unità divina – questo è il principio primo e costitutivo della fede islamica, in arabo tawhÄ«d; tale comprensione prevede certamente argomenti atti a persuadere, a convincere, ma tali argomenti si basano solo ed esclusivamente sul testo sacro.
Il kalÄm, dunque, nasce a causa della diffusione e dello studio del Corano a partire da Medina, in Arabia, in autonomia completa rispetto alle altre forme del sapere che, anzi, comprende in sà©.
Ma non dovete pensare che il kalÄm si sia imposto come sapere chiuso che non accetta confronti, anzi; fin dal suo primo periodo di formazione è manifesta una certa apertura nei confronti delle altre due grandi religioni monoteistiche, ovvero il cristianesimo e l’ebraismo. Ovviamente gli influssi provenienti da queste due religioni sono accettati solo quando non si oppongono ai principi fondamentali dell’Islam.
La jihÄd, spauracchio d’Occidente
Tocchiamo adesso uno degli argomenti pi๠interessanti e pi๠discussi: la jihÄd. La jihÄd è la guerra santa intesa come il dovere permanente del fedele di estendere la religione al mondo intero; nell’Islam il potere spirituale è di fatto indistinto da quello temporale, in altre parole un capo religioso è anche un capo politico.
Ma la jihÄd non deve ottenere la conversione forzata dei fedeli; specialmente nei riguardi delle Genti del Libro – che non sono una setta di Illuminati ma ebrei e cristiani – l’Islam si pone in modo tollerante e disponibile a patto che si accetti la condizione di inferiorità e sudditanza nei suoi confronti – e che sarà mai. Proprio da questo scambio inter religioso nasce l’esigenza di rafforzare e sistematizzare il kalÄm, specie in seguito alla trasformazione, avvenuta nel secolo VIII, del mondo islamico in una società multietnica.
Mu’taziliti e al-Ash’arÄ«
Alcuni teologi studiosi del kalÄm, i Mu’taziliti, decisero quindi di aprirsi all’uso di strumenti estranei alla religione come la logica e la metafisica. Grazie a costoro, il kalÄm si avvicinava sempre di pi๠ad un sistema di conoscenze organico il cui nucleo fondamentale sta nel già citato tawhÄ«d; tale nucleo fondamentale si raggiunge con la teologia negativa.
Il problema di questi Mu’taziliti è che erano abbastanza intransigenti e rigidi; questo comportamento porterà poi all’esaurirsi di questo tipo di pensiero. àˆ bene ricordare, però, tra i teologi moderati che tentarono una mediazione fra ortodossia radicale e Mu’tazilitismo l’autore de Chiarimento dei principi della religione, al-Ash’arÄ« – non è una parolaccia – che è considerato il fondatore della dottrina teologica dell’Islam ortodosso; altri studiosi che portarono alla maturazione del kalÄm sono al-BÄquillÄnÄ« e al-JuwaynÄ« ma il pi๠importante e rappresentativo esponente del pensiero teologico arabo medievale è senz’altro Al-GhazÄlÄ«, allievo di al-JuwaynÄ«.
Al-GhazÄlÄ«

Per Al-GhazÄlÄ« il kalÄm è la conoscenza che ha per oggetto Dio e che si fonda sugli insegnamenti di Maometto; tale conoscenza non è la fede e non è sufficiente alla salvezza pur essendo necessaria.
Il kalÄm è utile secondo Al-GhazÄlÄ« per i buoni credenti con dubbi intellettuali e per gli infedeli ben disposti verso la verità ; due opere sono importanti in tal senso, ovvero il Libro sulla moderazione della credenza e La vivificazione delle scienze della religione.
Questi scritti teologici di Al-GhazÄlÄ« si fondano sulla Rivelazione, il pensiero religioso è oramai organizzato e si concentra sulla scienza dello svelamento: conoscenza del divino in modo mistico, non comunicabile. Al-GhazÄlÄ« è contrario a un kalÄm fondato su indagini razionali, a suo dire causa di scontri vani.
Nella sua opera pi๠importante, Autodistruzione (o incoerenza) dei filosofi egli critica la falsafa (generalmente filosofia) quando si pone come conoscenza di verità autonoma e non come strumento; secondo Al-GhazÄlÄ«, se la falsafa dei Greci viene usata per affermare e non per chiarire si giunge a conclusioni non conciliabili con la verità della religione. Siccome, poi, le tesi filosofiche si contraddicono a vicenda escludendosi l’un l’altra, secondo il principio giuridico caro ai teologi dell’Islam, Al-GhazÄlÄ« afferma che una dottrina che presenta contraddizioni al suo interno è falsa; stando cosଠle cose, empie sono quelle filosofie che hanno parlato di argomenti relativi all’ambito religioso. Ciò vale in particolar modo per:
- affermazione dell’eternità del mondo;
- idea che Dio conosca le realtà solo negli universali;
- l’immortalità solo dell’anima, negando la resurrezione dei corpi.
Al-GhazÄlÄ« scrisse anche Le intenzioni dei filosofi dove espone sinteticamente le dottrine che intende confutare; nel 1145, però, fu diffusa e tradotta in latino solo una parte dell’opera, senza il prologo, e Al-GhazÄlÄ« passò in Occidente come un sostenitore di quelle dottrine che invece voleva criticare.
Luigi Santoro