Carissimi, bentornati ad un nuovo fantastico articolo! Ricordate dov’eravamo rimasti la volta scorsa? Stavamo analizzando l’Apologia di Socrate ed avevamo parlato dei suoi accusatori, delle accuse mossegli contro – vecchie e nuove, non ci facciamo mancare niente – e del suo modo di parlare ironico e, diciamocelo, seccante. Proseguiamo ora con quella che potremmo definire la seconda parte dell’Apologia: la richiesta della pena.
Indice dell'articolo
Socrate, poverino, è colpevole
Eh sଠperchà©, nonostante la sua brillante orazione, Socrate è stato riconosciuto colpevole dai giudici, ma
“Non mi sento irritato, cittadini ateniesi, da quanto è avvenuto – avete votato a mio sfavore – per molte ragioni insieme, e specialmente perchà© non è accaduto inaspettatamente: anzi, mi meraviglio molto pi๠del numero di voti di ciascuna delle due parti. Io personalmente pensavo che la differenza sarebbe stata ampia, e non cosଠpiccolaâ€
L’ignobile Meleto, che è l’accusatore ufficiale di Socrate, è riuscito ad ottenere la condanna del filosofo per uno scarto di miseri trenta voti; tra l’altro, Socrate fa notare che Meleto è riuscito ad ottenere il suo scopo solo grazie ad Anito e Licone, senza i quali “avrebbe anche dovuto pagare la multa di mille dracme, non avendo ottenuto un quinto dei votiâ€. Se l’accusatore, infatti, non riusciva a raggiungere almeno un quinto dei voti era tenuto a pagare una multa di mille dracme – non esattamente spiccioli; questo per evitare che chiunque portasse qualcuno in tribunale per idiozie di sorta.

Ora, secondo le leggi del tribunale di Atene, anche l’accusato era tenuto a proporre una pena (Meleto aveva chiesto la pena di morte per il Nostro); ma Socrate afferma:
“e quale pena dovrò offrire come controproposta, cittadini ateniesi? Chiaramente quella che merito, non è vero? (…) Che cosa merito di subire o di pagare, perchà© nella mia vita non me ne sono stato tranquillo a studiare, ma trascurando ciò di cui si interessano i pi๠(…) e ritenendomi troppo onesto per sopravvivere in quegli ambiti, non andavo dove non sarei stato certo utile a voi e a me, ma vi facevo un grandissimo servizio rivolgendomi a ciascuno di voi in privato?â€
Il temerario Socrate vuol farsi mantenere

Socrate, che non si ritiene colpevole ma, al contrario, degno di lode, non sa bene – e qui notiamo, per piacere, tutta la sua ironia che, di fatto, lo condannerà a morte – che pena proporre per sà©; proprio in virt๠del grandissimo servizio da lui svolto, meriterebbe, a suo dire, di “una pensione nel Pritaneoâ€. Il Pritaneo era il luogo dove venivano mantenuti a vita, a spese della Polis, i cittadini particolarmente meritevoli come grandi generali (si pensi a Cleone, che riuscଠa vincere gli Spartani nel 425 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, ma quanto sono colto, eh?) o atleti olimpionici.
Capirete bene che con questa proposta, che non sarebbe stata accolta nemmeno sotto tortura, Socrate non fa che irritare oltremodo i giudici ma, temerario, il vecchio filosofo non si ferma qui; infatti, sempre pi๠convinto di non aver commesso alcuna ingiustizia, continua a domandarsi cosa potrebbe proporre:
“E che cosa dovrei proporre? La prigione? (…) Dovrei invece proporre l’esilio?”
Ma nessuna delle due sembra una pena appropriata; infatti, Socrate non ritiene giusta la sua riduzione in schiavit๠in un carcere nà© considera l’esilio attuabile dato che, se non lo sopportano nella sua patria, chi mai potrebbe sopportarlo fuori di essa? In ogni città verrebbe a ripetersi sempre la stessa situazione, poichà©:
“dovunque vada, i giovani verranno ad ascoltarmi come qui; e se li mando via, loro stessi convinceranno i pi๠anziani ad espellermi; se non lo faccio, i loro padri e familiari mi espelleranno a causa loro.â€
Una vita senza indagine non è degna di essere vissuta

Socrate ritiene, inoltre, che, esiliato, non potrebbe comunque tacere dato che “un simile comportamento è disubbidienza al dio e perciò è impossibileâ€; e questo perchà©, secondo il nostro eroe, discorrere tutto il giorno della virt๠et similia è il massimo che si possa desiderare. Infatti
“una vita senza indagine non è degna di essere vissutaâ€
Come ultima pena, il filosofo propone il pagamento di una mina d’argento – il che è ridicolo dato che sarebbe come proporre di pagare una multa per divieto di sosta con cinque centesimi – che è tutto ciò che possiede, salvo poi salire a trenta mine dato che Platone, Critone, Critobulo e Apollodoro (insomma i fedelissimi di Socrate, tutti dai nomi improbabili) insistono per prestare tale somma e farsi da garanti.
Vedete come Socrate, durante tutto il suo discorso, si sia servito dell’ironia costantemente e con la consapevolezza che i suoi modi, di fatto, lo condanneranno a morte; ma il saggio non ha paura di morire, perchà©â€¦ perchà© lo vedremo nel prossimo numero, che concluderà l’Apologia e, ahinoi, la vita di Socrate.
Luigi Santoro
Fonti
Fonte immagine in evidenza: www.aemecca.blogspot.com
Fonte immagini media: www.aemecca.blogspot.com; www.repubblica.it; www.fanpage.it;
Fonte citazioni: Platone, Apologia di Socrate, trad. di Maria Chiara Pievatolo
