Appena conclusasi la serata inaugurale di questo Festival di Sanremo è ora di stilare un bilancio parziale dell’evento. Luci e ombre si alternano sul Palco pi๠famoso d’Italia sin dall’inizio, nonostante l’impostazione volutamente sobria che Carlo Conti ha voluto conferire all’evento.
Conduzione
La bravura di Carlo Conti nello svolgere il suo compito è indiscutibile, ciò che incuriosiva alla vigilia del Festival era constatare come si sarebbero comportate Emma e Arisa in una dimensione a loro del tutto estranea. Seppur partite col freno a mano tirato, le due cantanti han dimostrato una versatilità degna di lode, e un’ironia comunque apprezzabile. Abbastanza superflua invece la presenza di Rocà¬o Munoz Morales, molto poco naturale alle prese con l’italiano. Azzeccate le incursioni de I Boiler, Doppia Coppia e di uno strepitoso Rocco Tanica.
Ospiti a Sanremo
Altra nota positiva. Nonostante si sia parlato di un Sanremo low-cost, Carlo Conti è riuscito ad assemblare un notevole campionario di volti noti della musica e dello spettacolo: Da un nazional-popolare Alessandro Siani, che ha intrattenuto il pubblico con il solito monologo oscillante tra banalità e retorica, alla furba operazione nostalgica di riesumazione della coppia storica Al Bano-Romina, abili nel fingere intesa e reciproco rispetto, un po’ meno nel ricordare le parole di Cara Terra Mia. Oculata la scelta di invitare Tiziano Ferro e gli Imagine Dragons, ai quali è toccato il nobile compito di risvegliare il pubblico in sala dal torpore generato dalla gara vera e propria. Commovente e ispiratrice la testimonianza di Fabrizio Pulvirenti.
Irritante e imbarazzante l’intervento del capostipite della famiglia Anania, che utilizza la sua fede religiosa per giustificare una discutibilissima scelta di vita, dando il via a un comico tentativo di indegna propaganda cattolica che ha colto alla sprovvista persino Carlo Conti. Curiosità : alla domanda di rito del presentatore su quale fosse la canzone nella storia di Sanremo cui erano pi๠affezionati, la risposta che giunge da un componente dell’innumerevole prole è Gli Occhi Verdi dell’Amore de I Profeti, cosa di per sà© impossibile, dal momento che è una cover e come tale non è mai stata presentata al Festival!
La Gara
Le note dolenti vere e proprie arrivano proprio con la gara, che scorre piatta e priva di particolari sussulti, senza neppure che le si presti particolare attenzione. Conti ha scelto un cast relativamente giovane e noto, ma finora quasi tutte le proposte sono obnubilate da un’ingombrante nebbia di obsolescenza, condizionate da un forzato e ridondante ricorso alla melodia annacquata e ai testi obiettivamente banali e corrivi. Ma partiamo dalla – sinora unica – nota positiva:
Malika Ayane: Propone un pezzo di pregevole fattura, raffinato ma per nulla asettico, degno della sua produzione. L’unica pecca è che può risultare una proposta poco immediata, ma sfigura come un diamante in un mare di sterco, e tanto basta. Possibile quanto meritata vincitrice.
Continuiamo con i rimandati a un secondo ascolto:
Alex Britti: In molti hanno fischiato l’idea di una sua possibile esclusione, io non lo considererei un grosso scandalo. Britti ha indubbiamente realizzato di meglio: una canzone che fa molta fatica a decollare e che si adagia eccessivamente sugli stilemi che hanno consacrato il cantautore romano.
Nek: Curiosa la sua scelta; tutti si aspettavano un mediocre pezzo pop-rock, e invece si è dimostrato un mediocre pezzo dalle vaghissime reminiscenze elettroniche (Avicii docet). Brano privo di sostanza, ma almeno conferisce un po’ di grinta alla manifestazione.
Chiara: Pezzo che rasenta la sufficienza. Forse una delle proposte pi๠radiofoniche, non che sia un pregio, però si lascia ascoltare.
Lara Fabian: Canzone molto anni ’90. C’è un po’ di Celine Dion, un po’ di Anna Oxa, un po’ di crudeltà . Proposta furba e melensa, ma non noiosa come in molti la descrivono. In questo Festival sfigura.
Gianluca Grignani: Sono stati ingiusti nel giudicarlo: niente di sensazionale, ovviamente, ma di sicuro uno dei pezzi pi๠ispirati di Grignani, anche se poco immediato.
E ora passiamo alle note negative:
Dear Jack: Se non hai nulla di carino da dire, non dire nulla. E io seguirò il consiglio.
Annalisa: Come sopra. In passato aveva fatto di meglio, non merita di portare un pezzo scritto da Kekko.
Nesli: Poteva rappare e portare una ventata di freschezza in questo Festival imbolsito, ma ha preferito il successo facile. Noioso e inconsistente.
Di Michele/Coruzzi: Spiace; soprattutto per le indubbie qualità artistiche di Grazia di Michele e la delicatezza del testo, fortemente letterario. I buoni propositi da soli non bastano e il pezzo si rivela un jazz lento e fumoso, se poi si aggiungono le varie stonature di Coruzzi…
Per questa serata è tutto, vi invito a seguire il sito per ulteriori disamine sul Festival!
Alfredo Gabriele Galassi


