Carboidrati: quali sono le giuste quantità?

Carboidrati, eternamente discussi

C’è sempre molta confusione riguardo i carboidrati, le fonti da cui attingerne e le quantità  da consumare.

Spesso vengono quasi totalmente eliminati quando si vuole perdere peso, ultimamente sembra andare di moda invece tenerli sempre ad alti livelli. Con questo articolo cerchiamo di capire come regolarli.

I carboidrati sono uno dei tre principali macronutrienti contenuti negli alimenti insieme a grassi e proteine e rappresentano la fonte principali di energia per le attività  fisiche ad alta intensità  come sollevare pesi, saltare, scattare effettuare movimenti esplosivi e il loro consumo è direttamente proporzionale alla frequenza cardiaca a cui si esegue una determinata attività .

Questo è un concetto fondamentale da tenere a mente quando si deve decidere la quantità  di carboidrati da consumare.

Abbiamo visto in un precedente articolo (http://lacooltura.com/2015/04/bilancio-calorico-la-base-per-dimagrire/ ) come il bilancio calorico sia la discriminante principale nel determinare incremento, mantenimento o perdita di peso, ma la suddivisione delle calorie ingerite nei 3 macronutrienti principali sono ugualmente importanti, specialmente la determinazione della quota che verrà  apportata dai carboidrati.

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Non tutti metabolizzano questo macronutriente alla stessa maniera, alcuni riescono a tollerarne alte quantità  senza ingrassare o anche dimagrendo altri invece non ottengono risultati non dimagrendo o addirittura ingrassando già  consumandone quantità  medie.

I fattori che influenzano la capacità  di metabolizzare e tollerare i carboidrati sono molteplici, le due principali sono l’attività  fisica che si pratica e la resistenza\sensibilità  insulinica soggettiva (tra l’altro queste due caratteristiche sono collegate e l’attività  fisica ha una grande influenza sulla resistenza\sensibilità  insulinica).

Chi svolge attività  ad alta intensità , sia di tipo aerobico che anaerobico, presenta un consumo ed una tolleranza ai carboidrati superiore a chi pratica attività  a bassa intensità  e soprattutto a chi non ne pratica affatto. Le attività  ad alta intensità  influenzano positivamente la sensibilità  insulinica che però è fortemente correlata anche al livello di massa grassa del soggetto ed anche al numero di adipociti ( salvo rare eccezioni e casi limite, si definisce nella pubertà  e successivamente rimane stabile con gli adipociti ovvero le cellulle dove è accumulato il grasso , che non hanno solo funzione di immagazzinamento ma anche una spiccata funzione endocrina e costituiscono tessuto attivo, non diminuiscono pi๠di numero dimagrendo ma solo di dimensione svuotandosi dagli acidi grassi).

Maggiore è la massa grassa, minore la sensibilità  insulinica e peggiore la capacità  di ripartizionamento delle calorie del metabolismo e con questo termine intendiamo la capacità  di utilizzare i nutrienti per produrre e consumare energia e stimolare la crescita muscolare soprattutto in presenza di un surplus calorico, ad una peggior capacità  di ripartizionamento calorico corrisponde un maggior accumulo dell’energia in eccesso introdotta nell’alimentazione sotto forma di grasso ed un discorso analogo va fatto per il numero di adipociti. Ne consegue che chi  stato grasso in pubertà  molto probabilmente ha sviluppato un maggior numero di adipociti e tenderà  ad ingrassare pi๠facilmente a parità  di carboidrati rispetto ad altri soggetti che non lo sono stati.

La massa magra (muscolare) invece ha un effetto opposto, migliora la sensibilità  insulinica e il carboidratiripartizionamento calorico permettendo un maggiore gestione del surplus calorico e glucidico.

I muscoli contengono glicogeno, che è un polimero del glucosio che rappresenta la riserva energetica muscolare. Ogni muscolo ha la “sua” riserva di glicogeno che verrà  utilizzata per svolgere le attività  che lo interessano e la quantità  di glicogeno immagazzinabile in un muscolo è direttamente proporzionale alla dimensione di questo. Il glicogeno è sintetizzato dal glucosio, che è ricavato dai carboidrati, ne consegue che ad una maggior massa muscolare corrisponde una maggiore quantità  di glicogeno sintetizzabile e di conseguenza può essere metablizzata una maggiore quantità  di carboidrati senza che questa finisca in accumuli di grasso.

 

Fatta tutta questa premessa, quali sono le applicazioni pratiche?

carboidrati

Soggetti che non sono stati grassi in pubertà , che presentano una massa grassa medio bassa un basso numero di adipociti e svolgono costantemente attività  fisiche ad alta intensità  sono coloro che meglio tollerano alte quantità  di carboidrati ed utilizzano il surplus calorico e glucidico per produrre energia e nutrire i muscoli. Questi soggetti possono impostare un’alimentazione finalizzata al dimagrimendo concentrandosi sul creare un deficit calorico mantenendo buone quantità  di carboidrati.

Soggetti con un passato di sovrappeso in  pubertà , che probabilmente hanno un maggior numero di adipociti e hanno difficoltà  a mantenere una bassa quantità  di massa grassa sono i soggetti che peggio tollerano i carboidrati ed un eccesso glucidico abbinato ad un surplus calorico spesso si tramuta immediatamente in accumulo di grasso. Questi soggetti solitamente presentano una scarsa sensibilità  insulinica e dovrebbero orientarsi verso la costruzione muscolare e l’attività  ad alta intensità  in modo da cercare di migliorala invece di concentrarsi su allenamento di tipo aerobico a bassa e costante intensità  (la classica corsa lenta, jogging) che apporta miglioramenti inferiori alla sensibilità  insulinica rispetto all ’attività  ad alta intensità .
Questi soggetti solitamente non riescono ad ottenere un dimagrimento efficace se non abbassando considerevolmente la quota di carboidrati, almeno finchè non migliorano notevolmente la loro sensibilità  insulinica e capacità  metabolica con allenamenti adeguati e dieta corretta (ed è un processo che può impiegare anche anni).

In definitiva, quando si deve programmare un’alimentazione e si deve scegliere la quota di carboidrati di riferimento, è bene tenere presente il proprio passato, l’attività  che si svolge e come è variata la propria composizione

In questo articolo si è parlato di come calcolare sommariamente il proprio fabbisogno ed impostare un’alimentazione corretta a seconda dei propri obiettivi (http://lacooltura.com/2015/01/come-impostare-un-piano-alimentare-personalizzato/)

Qui un ottimo articolo che approfondisce il discorso sulla sensibilità  insulinica : (http://www.projectinvictus.it/tag/sensibilita-insulinica/)

 

Domenico Aversano

Per ulteriori informazioni potete consultare la pagina Facebook ed il sito di Domenico