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Il live-action di Aladdin: il remake di un grande classico

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Aladdin (live-action)
Locandina del live-action Aladdin (2019)

Nel 2019 la Disney ha prodotto un remake live-action di Aladdin con attori in carne e ossa, diretto da Guy Ritchie. Pur nelle numerose differenze (anche evidenti), il nuovo film si mantiene nella sostanza abbastanza fedele all’originale del ’92, accentuando certe atmosfere e rendendo più esplicite e incisive alcune tematiche.

In questo articolo ci soffermeremo su alcune peculiarità di questa nuova pellicola, sottolineandone le differenze rispetto al primo Aladdin. Però, prima di proseguire vi consigliamo di recuperare il precedente articolo che abbiamo dedicato al film d’animazione, di cui questo è una diretta prosecuzione.

Produzione e cast del live-action di Aladdin

Il remake di Aladdin si inserisce in tutta una serie di live-action che la Disney sta realizzando per rinvigorire i grandi classici animati. Il 10 ottobre 2016 Guy Ritchie è stato annunciato come regista della pellicola, accanto a John August per la sceneggiatura e Dan Lin per la produzione.

La scelta del cast non è stata semplice, soprattutto per le difficoltà nel trovare la persona giusta che avrebbe dovuto interpretare Aladdin. Infatti, era necessario trovare un attore mediorientale giovane che sapesse anche cantare. Alla fine la scelta per il ruolo di Aladdin è ricaduta sull’attore egiziano, naturalizzato canadese, Mena Massoud. Jasmine è stata affidata invece alla bella Naomi Scott, attrice di origini ugandesi e indiane, mentre Jafar all’olandese Marwan Kenzari. Infine, il Genio è stato interpretato da uno spumeggiante Will Smith, che con la sua simpatia ci ha fatto avvertire la nostalgia per il principe di Bel-Air.

Le riprese di Aladdin sono iniziate nel settembre 2017 in Inghilterra e completate all’inizio del 2018; parte del film è stata girata nel deserto di Wadi Rum, in Giordania.

Agrabah nel live-action di Aladdin
Veduta di Agrabah dal live-action di Aladdin (2019)

Principali differenze del live-action di Aladdin

La prima differenza rispetto al film del ’92 la troviamo già nell’incipit. Infatti, mentre nel primo Aladdin la storia viene narrata da un mercante ambulante, nel live-action è lo stesso Genio, ormai liberato, che racconta la storia ai suoi figli mentre si trova su un vascello.

Nel nuovo film, poi, non è presente il personaggio di Gazeem, che veniva incaricato da Jafar per trovare il talismano, chiave della caverna.

Anche l’incontro tra Aladdin e Jafar è completamente diverso: nel primo film Jafar si fingeva un anziano rinchiuso anch’egli in prigione; nella pellicola del 2019 invece Jafar porta Aladdin alla caverna dopo averlo scoperto mentre si aggirava nel palazzo.

Nel nuovo film è stato introdotto il personaggio (prima assente) di Dalia, ancella di Jasmine e sua spalla comica, che alla fine sposerà il Genio diventato umano. Anche l’inserimento della città di Shirabad, vicina ad Agrabah, che Jafar vuole distruggere è una novità.

Nel primo film Jafar, dopo che i suoi piani sono stati rivelati, è costretto alla fuga, mentre nella nuova versione viene imprigionato dalle guardie del sultano e poi liberato dal pappagallo Iago che ruba la chiave della cella.

Durante la lotta finale, nel film animato, Jafar si trasformava in un cobra gigante per combattere i protagonisti, invece nel live-action lancia un incantesimo su Iago facendolo diventare enorme mentre insegue Aladdin e Jasmine in volo sul tappeto.

Nel vecchio film il Genio, quando viene liberato, mantiene i poteri, mentre nel nuovo li perde del tutto, diventando un vero essere umano.

Nel film del ’92 il Sultano rompe la legge permettendo a Jasmine di sposare Aladdin. Mentre nel film del 2019 Jasmine diventa il nuovo Sultano di Agrabah potendo così rompere lei stessa la legge.

Nuove polemiche di razzismo sul live-action di Aladdin

Le vecchie polemiche di razzismo che già avevano colpito il film del ’92 (a causa di alcuni versi del brano Notti d’oriente) si è riaccesa con l’uscita del nuovo Aladdin. La polemica è nata quando si è diffusa la notizia che nel film venivano utilizzate alcune comparse occidentali a cui veniva “ingiallita” la pelle, nonostante il film fosse girato, in parte, in Giordania e vi fosse quindi disponibilità di gente del luogo. La Disney si è difesa specificando che è stata usata solo una piccola percentuale di occidentali laddove erano necessarie competenze specifiche:

«Una grande attenzione è stata posta nel mettere insieme il cast più variegato mai visto sullo schermo. L’etnicità degli interpreti e delle comparse è un requisito fondamentale e solo in una manciata di casi siamo ricorsi al ritocco del colore della pelle. Ad esempio se vengono richieste particolari abilità, come effetti speciali, stunt e gestione degli animali».

Ed effettivamente il cast del live-action di Aladdin è estremamente multietnico; in particolare i protagonisti principali sono tutti di origine orientale.

Dopotutto, uno degli intenti di questo remake era anche quello di modernizzare alcuni aspetti del film animato originale.

Temi sviluppati nel live-action di Aladdin

Molti dei temi del film naturalmente sono i medesimi del vecchio Aladdin, tuttavia alcuni di questi vengono maggiormente accentuati nel live-action.

Un tema già presente nella prima pellicola, ma qui più approfondito, è quello del rapporto fra realtà e finzione: tutti fingono di essere qualcun altro, inizialmente Jasmine finge di essere la sua ancella Dalia (la quale a sua volta per reggerle il gioco si finge Jasmine), Aladdin finge di essere il principe Alì, mentre Jafar finge di essere leale al suo Sultano, pur bramando dentro di sé il desiderio di prendere il suo posto. Alla fine del film il messaggio che ne risulta è che non si può vivere di apparenze: la nostra vera essenza prima o poi viene fuori ed è di quella che dobbiamo servirci per realizzare i nostri sogni.

Jasmine, una principessa femminista

Ma uno degli aspetti che sicuramente caratterizza di più il live-action di Aladdin del 2019 è l’acceso femminismo della principessa Jasmine che diventa ancora più significativo se si pensa alla condizione di subordinazione che ancora molte donne subiscono in alcune zone del Medio Oriente.

Questa caratterizzazione è sicuramente una delle principali rivincite che la Disney si è presa rispetto al primo film (soprattutto per via delle numerose critiche), rendendo la nuova pellicola più “politicamente corretta”. Tuttavia già nella versione del ’92 non mancavano questi elementi nella personalità di Jasmine, che era pur sempre una donna dal carattere forte e indipendente, ma sicuramente erano resi meno espliciti.

Qualche episodio di acceso femminismo

Per fare alcuni esempi, ricordiamo qualche episodio. Quando Jasmine si trova davanti al principe Anders, suo pretendente poco gradito, si lamenta del fatto che, pur avendo i suoi stessi titoli, gli uomini le vengono descritti in modo diverso (più edulcorato) di quanto non avvenga per lei.

In Jasmine è presente inoltre l’aspirazione a diventare lei stessa il Sultano, andando quindi contro la tradizione. Alla fine, con il consenso del padre, riuscirà nel suo intento. La condizione di subordinazione a cui si ribella viene sottolineata anche da una frase che le rivolge Jafar, dicendole che è meglio guardarla che ascoltarla. La sua forte aspirazione all’autodeterminazione e all’autonomia si rivela poi quando Jasmine confida alla sua ancella: «sono nata per fare di più che sposare un inutile principe» o nella stizzita risposta che rivolge al goffo Aladdin/Alì mentre cerca maldestramente di corteggiarla: «volete insinuare che io sia in vendita?».

Jasmine nel live action di Aladdin
Confronto fra la Jasmine del cartone e quella del live-action

La mia voce, un nuovo brano per il live-action

Ma il femminismo di Jasmine raggiunge poi il culmine della sua espressione nella canzone La mia voce, assente nel film animato e introdotta soltanto nel live-action. Le parole del brano sono un vero e proprio inno all’indipendenza e all’autonomia.

Quest’onda enorme è già sopra di me
È grande e non sto respirando
Provo a sentire la mia voce che
Pian piano sta ormai crollando
 
Ma io so già
Che se vacillo e tremo
Chiunque saprà
Zittirmi, levarmi il fiato
 
Io voglio urlare
Forte come il mare
Tu non mi puoi fermare
Questa voce nessuno la spegne
 
Levarmi il fiato e soffocarmi
Non ti basta per fermarmi
Questa voce nessuno la spegne
 
Mi hanno cresciuta in modo ch’io fossi
Lì al mio posto e zitta
Ed è da prima che io nascessi
Che questa storia è scritta
 
Lo sai, se accetti non hai scampo
E tu non potrai umiliarmi così mai più
 
Io voglio urlare
Forte come il mare
Tu non mi puoi fermare
Questa voce nessuno la spegne

Puoi rinchiudermi
Tanto non mi importa
Non temo quella porta
Questa voce nessuno la spegne
 
Certo non mi piegherai
Nessuna gabbia fermerà
Le mie ali pronte per condurmi
E il mondo ascolterà
Quel che l’eco urlerà
 
Non puoi stare
Rinchiusa per sempre
È il tempo per volare
Questa voce nessuno la spegne


Levarmi il fiato e soffocarmi
Non ti basta per fermarmi
Questa voce nessuno la spegne
Questa voce nessuno la spegne.

Jasmine come Shahrazād?

Sotto un certo punto di vista, l’intelligenza e il coraggio di Jasmine ci possono ricordare il personaggio di Shahrazād. Quest’ultima era la bella fanciulla che proprio nella cornice delle Mille e una notte (la raccolta di racconti araba da cui è tratto Aladdin) aveva sfidato e vinto, con la sua astuzia, la crudeltà maschile.

Ella, infatti, si offrì volontariamente in difesa delle donne che il re persiano Shahriyār uccideva dopo la prima notte di nozze a causa di un tradimento subìto. Per far cessare l’eccidio e non essere lei stessa uccisa, Shahrazād attua il suo piano con l’aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno successivo. Va avanti così per “mille e una notte”, e alla fine il re, innamoratosi, decide di risparmiarle la vita. Proprio grazie a questa trovata riesce a salvarsi e avere la meglio sulla crudeltà del sovrano.

In fondo la Disney (non sappiamo se volutamente o meno) non ha fatto altro che concentrare nel personaggio di Jasmine quei caratteri di coraggio, ardimento e astuzia femminile che già si potevano intravedere nell’opera letteraria originaria.

Rosario Carbone

Bibliografia

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