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Estinzione di massa: una transizione biotica

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Col termine estinzione intendiamo la scomparsa globale, totale e definitiva di tutti gli individui di una specie. Questo nefasto evento può verificarsi per diverse ragioni, riconducibili nella maggior parte dei casi al grado di adattamento ambientale ed alla selezione naturale. Per comprenderne i meccanismi che ne regolano l’andamento, bisogna distinguere il processo di estinzione in due tipologie di possibilità, dietro cui esistono cause diverse: l’estinzione di background e l’estinzione di massa.

La sistematica e l’estinzione

Il ruolo della sistematica nelle scienze consiste nel mettere in ordine, catalogandole secondo precisi metodi e regole, le specie del mondo naturale. Nel farlo essa tiene conto della storia delle stesse specie, creando tra queste, attraverso lo studio paleontologico dei fossili, reale testimonianza di evoluzione, una connessione basata sul processo di derivazione: le specie derivano le une dalle altre, facendo evolvere il bauplan dalla forma più primitiva a quella più mutata, coerentemente con l’adattamento ambientale, lento, ma inesorabile. La sistematica quindi studia e cerca di comprendere i meccanismi dietro l’evoluzione, osservando e tracciando la storia filogenetica delle specie nel corso delle ere geologiche nelle quali esse sono esistite. Tuttavia, l’evoluzione della singola specie non è un processofossile pesce inarrestabile, che non conosce limiti: una linea filetica può non riuscire ad adattarsi all’ambiente, in costante mutamento, e andare incontro all’estinzione, scomparendo per sempre, senza lasciare tracce, se non eventuali fossili.

Estinzione di massa e estinzione di background

Gli organismi possono seguire due strade nel percorso evolutivo, quella specialista, per la quale essi raggiungono un alto grado di adattamento ad uno specifico ambiente (taxa stenotopici), e quella generalista (taxa euritopici). Nella realtà le opzioni non sono antitetiche come possono apparire, e spesso il risultato è una via di mezzo.

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Gli individui competono nel loro habitat per assicurarsi le risorse di cui hanno bisogno per sopravvivere. Quelli che sono meno specializzati per vivere in quel dato ambiente escono sistematicamente sconfitti nella “lotta per l’esistenza” e sono destinati a scomparire.

Un troppo alto grado di specializzazione può però risultare deleterio: una repentina mutazione ambientale può condannare rapidamente le specie che sono evolute in questa direzione, liberando le nicchie ecologiche nelle quali avevano precedentemente dominato e favorendo una radiazione delle specie generaliste, più flessibili a questo tipo di fenomeni.

Estinzione di massa: i “big five” del Fanerozoico

L’estinzione di background è un processo costante, regolato dai meccanismi della selezione naturale, lento ed esteso nel tempo, non riconducibile ad un singolo evento, né a poche cause. Essa è una normale tappa alla quale un taxon arriva, condotto dall’inerzia evolutiva.

Se l’estinzione di background è una normale conseguenza della selezione naturale, graficabile con una parabola a campana (Gaussiana), l’estinzione di massa è un processo di devastazione della biodiversità quasi repentino (siamo sempre nella scala dei milioni di anni), che ha un andamento a picco, dalla crescita esponenziale.

Un’estinzione di massa rappresenta una vera e proprie transizione biotica: in un intervallo di tempo relativamente breve si registra la scomparsa di oltre il 50% delle specie viventi. È un fenomeno globale, che riguarda l’intero pianeta, le cui cause sono da ricercare in cataclismi e sovvertimenti ambientali che portano una modifica tanto rapida dei biomi, che l’inerzia evolutiva della maggior parte delle specie non riesce a contrastare efficacemente.

Questi eventi causano un collasso degli ecosistemi, che vengono colpiti alla base, a livello dei produttori primari: l’alta instabilità portata dal cataclisma ambientale causa la scomparsa delle specie alla base del sistema, e tutte quelle che si reggono sulla loro esistenza scompaiono con esse, portando l’ecosistema a crollare su stesso.

A seguito di un evento di estinzione di massa si registra una fase di recovery, dalla durate costante di circa 10 milioni di anni. Gli ecosistemi che sono collassati devono ricostruirsi da capo. In questa fase la biodiversità conosce un intervallo di crescita esponenziale, per poi tornare ad un tasso di natalità nella norma, raggiungendo un nuovo equilibrio.

Durante la fase immediatamente post-estinzione si riscontrano curiosi eventi, come la ricomparsa nel record fossile di specie che sembravano scomparse e che invece ricompaiono con una nuova radiazione (Lazarus Taxa).

Le specie che affrontano più efficacemente la situazione sono le specie generaliste, che sfruttano il momento andando ad occupare le nicchie ecologiche liberate. Le specie più specializzate invece scompaiono insieme agli ambienti nei quali si erano diversificati sviluppando adattamenti fortemente specifici, ottimali per primeggiare nella competizione in quel ecosistema, ma che ne hanno compromesso l’esistenza, poiché non sono riuscite a tollerare il cambiare dei parametri.

estinzioneNell’attuale eone, il Fanerozoico, così chiamato perché rappresenta su scala temporale l’esplosione della vita animale, si conoscono 5 estinzioni di massa, dette “big five“, alle quali alcuni studiosi aggiungono una sesta, attualmente in atto. Lorenzo Di Meglio Bibliografia  Adrea Allasinaz – Paleontologia Generale e Sistematica degli Invertebrati – ECIG Micheal J. Benton – Paleontologia dei Vertebrati – Franco Lucisano Editore E.P. Odum , G.W. Barret – Fondamenti di Ecologia – Piccin Sitografia  http://science.nationalgeographic.com/science/prehistoric-world/mass-extinction/

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