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Stephen King: i migliori adattamenti cinematografici

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Stephen King, maestro dell’horror e non solo

Stephen King non ha bisogno di presentazioni ed il suo nome è sinonimo di garanzia. I suoi libri hanno venduto più di quattrocento milioni di copie nel mondo, riuscendo così ad affermarsi come una delle personalità più importanti nel campo letterario. Scrittore prolifico come pochi, ha saputo destreggiarsi ottimamente anche in campi che maggiormente si distaccano dalle tematiche orrorifiche che lo hanno reso celebre.

Le opere di Stephen King hanno fornito ottimo materiale a numerosi registi ed autori che hanno provato a riadattare sul grande schermo il soggetto dei vari libri, con l’intento che questi potessero regalare agli spettatori le medesime emozioni provate con il cartaceo. Le aspettative del lettore sono giustamente alte e molte volte restano disilluse. Spesso, infatti, si finisce nell’inciampare in pessime pellicole che non rendono affatto gloria al testo originale.

Si fermano, ad un passo dai migliori adattamenti, opere come La zona morta (tratto dall’omonimo romanzo), firmata dal maestro David Cronemberg nel lontano 1983 o il commovente Stand by Me, giunto in Italia nel 1986 con il sottotitolo Ricordo di un’estate. Restano fuori anche Creepshow, Cimitero vivente e Christine – La macchina infernale. Spicca tra gli esclusi anche It, considerata una miniserie televisiva e, quindi, non un film vero e proprio.

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5) Carrie – Lo sguardo di Satana

La pellicola presa in considerazione è, ovviamente, quella del 1976 e non il pessimo remake del 2013. Carrie fu la prima trasposizione cinematografica di un lavoro di Stephen King, fortemente richiesto dal regista Brian De Palma. Il tocco che renderà celebre il cineasta (si pensi a Scarface, Gli intoccabili, ecc.) non è ancora maturo ma è evidente la sua bravura dietro la macchina da presa. Stupefacente l’interpretazione della ventisettenne Sissy Spacek nei panni della protagonista mentre resta indimenticabile il bagno di sangue durante il ballo studentesco. Nel cast è presente anche un giovanissimo John Travolta, al suo secondo film.

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4) Il miglio verde

L’opera si discosta dalle tradizionali tematiche horror per raccontare la storia di un condannato a morte, il titolo del film richiama proprio il percorso che il prigioniero è costretto ad affrontare prima di morire sulla sedia elettrica. Uno straordinario Tom Hanks è il protagonista, davvero convincente, di una pellicola particolarmente emozionante. Scelti in maniera impeccabile anche gli attori di contorno, in primis Micheal Clarke Duncan. Alla regia troviamo il non proprio celebre Frank Darabont, precedentemente acclamato per il capolavoro Le Ali della libertà.

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3) Misery non deve morire

Conquista il gradino più basso del podio uno dei migliori thriller degli ultimi decenni. James Caan, il Santino Corleone de Il padrino per intenderci, è lo scrittore sequestrato da una straordinaria Kathy Bates, vincitrice di Oscar e Golden Globe per la sua interpretazione di Annie Wilkes. Il suo personaggio entra di diritto tra i migliori villain del cinema e l’intero film si basa proprio sull’eccezionale bravura dei due interpreti, che sembrano non patire affatto il peso che poggia sulle proprie spalle. Lo sceneggiatore William Goldman, due volte trionfatore all’Academy, confeziona dialoghi che rendono sempre vivo il racconto e perennemente alta la tensione.

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2) Le ali della libertà

Ritroviamo una pellicola firmata da Frank Darabont che, questa volta, si guadagna l’argento. La bellezza dell’opera non può essere raccontata a parole ed è un vero peccato che il film non sia molto conosciuto dalle nuove generazioni. Il titolo italiano si distacca nettamente dall’originale The Shawshank Redemption, tratto dall’omonimo racconto, ma è in linea con quanto visto nel film. Protagonisti di questo capolavoro sono Tim Robbins e Morgan Freeman. Sette candidature agli Oscar ma neppure una statuetta conquistata. Le pellicola è un chiaro esempio di come Stephen King sia, ingiustamente, conosciuto solo come autore di libri di paura.

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1) Shining

Sembra quasi paradossale che l’adattamento migliore sia, probabilmente, quello che più si discosta dal lavoro originale. Stephen King non apprezzò affatto l’opera di Stanley Kubrick ed, anzi, provò ad inviare al regista una sua sceneggiatura, sottolineando le notevoli differenze dal suo libro. Il regista americano, di tutta risposta, sottolineò che il suo romanzo non era poi un grande lavoro. La pellicola kubrickiana può essere annoverata tra i capolavori della storia del cinema. Rimane uno dei film più complessi di sempre, aperto a numerose chiavi di lettura. Si potrebbero scrivere pagine e pagine di commenti sull’interpretazione di Jack Nicholson così come potrebbe non bastare un giornale intero per sottolineare le eccezionali caratteristiche tecniche introdotte da Kubrick. Considerato dai più un film dell’orrore, sembra invece avulso da qualsiasi categoria.

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Anna Amura

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