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Permanente: ingegneria chimica per l’estetica

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In una società dove l’apparenza si è presa un ruolo così pesante nelle dinamiche di relazione, ogni carattere pretende il look giusto come biglietto da visita. E – per assecondare proprio tutti i capricci – i saloni di bellezza si sono riempiti di macchinari sempre più tecnologici. Ma chi di voi si è mai chiesta cosa succede ai capelli durante una permanente?

Alle radici della permanente

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I coniugi Nessler

La nostra storia comincia all’inizio del secolo scorso (e più precisamente, il 1906). Il teatro è una Londra post-Vittoriana, che ammicca alle nuove mode ed è pronta ai cambiamenti; il palcoscenico è la (allora) piccola boutique di Karl Ludvig Nessler, un coiffereur esperto e sperimentatore, noto ai più come Charles Nestlé.

Il pubblico – giusto pochi intimi colleghi – ha però tutti gli occhi puntati sulla testa di donna Katharina, moglie del nostro protagonista. È lei infatti la cavia – o cliente, che dir si voglia – sulla cui testa verrà sperimentata la prima permanente.

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Mary Pickford

Il trattamento ha successo e lo porta alla ribalta, ma il vero e proprio boom si registra col primo dopoguerra. È in quel periodo che i capelli corti si impongono nella moda femminile, e trovano in Coco Chanel e poi in Mary Pickford le loro icone.

Permanente: tecnologia al servizio dell’estetica

L’intuizione di Nestlé era semplice ma efficace: per domare i capelli doveva renderli docili col calore, ed irretirli con un composto alcalino. Mise a punto un sistema pendente di bigodini di bronzo, che funzionavano tramite riscaldamento elettrico.

Se sul finire degli anni ’20 furono alcuni parrucchieri bottegai che – in maniera del tutto indipendente – superarono la tecnologia dello stesso suo inventore, il salto in avanti definitivo fu reso possibile grazie alla sperimentazione nei laboratori delle grandi aziende.

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Coco Chanel

Da quel momento si diffuse praticamente in ogni parte del globo, conoscendo nel mondo della moda fasi alterne, con picchi negli anni ’50 ed ’80.

Cheratina: di cosa sono fatti i capelli?

I capelli, come tante altre componenti esterne del corpo dei vertebrati – lana, penne, unghie, corna – sono fatti di cheratina. Questa proteina si è evoluta specializzandosi a resistere alla tensione indotta.

La sua struttura sorprende per un’organizzazione basale semplice, ma gerarchizzata, che aumenta in complessità al salire dei livelli. Come ogni peptide deputato al ruolo di componente strutturale, è una proteina fibrosa. Queste sono generalmente insolubili in acqua e costituite dalla ripetizione di un solo tipo di struttura secondaria – una sequenza di amminoacidi che assume una regolarità ricorrente se presa in analisi localmente – l’elicoidale, in questo caso.permanente

Le singole catene peptidiche si avvolgono su un immaginario asse centrale con un andamento destrorso. Questa direzionalità è riscontrata nella stragrande maggioranze delle strutture biologiche a spirale (ma ci sono diverse eccezioni, ad esempio il diffusissimo collagene).

Appaiandosi però, si avvolgono a loro volta in senso sinistrorso, acquisendo in questo modo una disposizione simile alle fibre di una corda. I superavvolgimenti di catene appaiate si uniscono a formare dei protofilamenti, a loro volta organizzati in fibrille sempre più complesse. Il livello di complessità maggiore è rappresentato poi dall’unità dalla morfostruttura: abbiamo appena sezionato un capello!

Permanente: un intervento mirato

Per dotarsi di ancora più resistenza antitensionale, le eliche si impiegano in legami crociati e stabiliscono dei contatti, mediante i ponti disolufuro: si creano così delle strutture terziarie, ed è su queste che agisce la permanente.

Tra i 20 amminoacidi standard – quelli sintetizzati dal corpo per costruire le proteine – ce ne sono due che annoverano lo zolfo tra gli elementi costitutivi: la metionina e la cisteina. Tra i due però, solamente la cisteina è in grado di sfruttare lo zolfo per stabilire dei legami covalenti, con consistono in una condivisione di un elettrone.

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Queste strutture permettono ai capelli di mantenere una rigidità che duri nel tempo, senza comprometterne l’elasticità. Ciò però a (leggero) discapito della plasticità.

Trattando la capigliatura col calore del vapore acquo è possibile far assumere alle eliche la conformazione estesa. A questo punto si applica una sostanza che chimicamente svolge il ruolo di agente riducente (ad esempio il tioglicolato), in modo da abbattere i ponti disolfuro. Solo allora è possibile effettuare la messa in piega.

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azione del tioglicolato

Dopo aver modellato i capelli nella loro massima plasticità, arriva infine il momento di ristabilirne la rigidità originale: trattandoli con un agente ossidante (spesso semplice perossido di diidrogeno) è possibile ristabilire infatti i ponti disolfuro, rendendo così l’acconciatura stabile nel tempo. Permanente, appunto!

Lorenzo Di Meglio

Bibliografia

David L. Nelson, Michael M. Cox – I principi di biochimica di Lehninger – Zanichelli

Willim H. Brown, Thomas Poon – Introduzione alla chimica organica – EdiSES

Sitografia

http://thehistoryofthehairsworld.com/i_capelli_nel_20_secolo.html

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