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Anonymous: non solo una maschera per Halloween

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Anonymous

La festa celtica di Halloween offre la possibilità a tutti di mascherare la propria identità in favore di quella macabra e terrificante dei demoni risvegliati dagli inferi. La tradizione dei travestimenti non resta, però,  invariata e la cultura offre nuovi spunti e identità. È il caso di Anonymous, la candida maschera dall’immutabile sorriso che ritrae il volto di Guy Fawkes, cospiratore inglese morto in seguito al fallimento della congiura delle polveri. La maschera è divenuta famosa grazie al fumetto – poi divenuto film – V per Vendetta; tuttavia il travestimento ha una sostrato differente. Indossare questa maschera ad Halloween conferisce un’impronta 3.0: Anonymous ha alle spalle una sottocultura nata e diffusa nel web negli ultimi anni.

Proviamo ad analizzare il volto che ultimamente circola per le strade durante la notte degli spiriti – spesso senza conoscerne le ideologie alla base.

anonymousCos’è e come nasce il movimento Anonymous?

Anonymous” è il termine generico con il quale si indicano i visitatori occasionali e non identificati che intervengono nei siti web. Agli albori del movimento Anonymous c’era proprio questa dinamica: sullo sfondo di un sito per appassionati di manga e anime giapponesi, 4Chan.org, nasce il gruppo di hacker che prende il nome dalla non identificazione dei suoi utenti. Inizialmente gli attacchi erano realizzati per puro divertimento, senza scopi né programmi. Il gruppo agiva semplicemente alle spalle di un nome.

Il primo vero e proprio attacco informatico – grazie al quale il gruppo prenderà le sembianze di un’organizzazione ,facendosi conoscere in tutto il mondo – è stato realizzato ai danni di Scientology. La setta religiosa è stata accusata dagli hacker anonimi di aver attivato una forma di censura – la colpa era dovuta, infatti, ai tentativi di rimozione da Youtube di un video nel quale veniva intervistato l’attore Tom Cruise, membro di Scientology. La reazione di Anonymous, nota come Progetto Chanology, è stata realizzata inizialmente attraverso attacchi ai siti della chiesa, fax di pagine nere, scherzi telefonici; in seguito si passò all’organizzazione di manifestazioni non violente nelle quali fu utilizzata per la prima volta la maschera di Guy Fawkes – che divenne il loro simbolo di riconoscimento.

Le ideologie del movimento

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Logo di Anonymous

Da queste prime operazioni, alle quali ne seguirono numerose altre, si può dedurre l’ideologia del gruppo di hacktivisti ( attivisti in campo sociale e politico che agiscono come hacker, tramite attacchi informatici).

  • Difesa della libertà di espressione: gli anonimi in maschera hanno lottato contro Scientology per difendere la libera espressione. È doveroso citare la reazione in seguito all’oscurazione di Megaupolad (sito per scaricare file gratuitamente o a pagamento) ai danni di FBI, la Casa Bianca, il colosso Sony, in difesa del web libero;
  • Contro il sistema: quale? Quello consumistico. Anonymous ha più volte attaccato le multinazionali per contrastare la società consumistica, considerata ingiusta;
  • Contro l’individualismo: gli hacktivisti invitano all’unione, all’aggregazione. «Noi siamo legione» urlano gli anonimi. L’appello è, però, rivolto a chiunque sia “cittadino del mondo” senza nessuna distinzione e senza preoccuparsi di difendere la purezza dell’organizzazione;
  • Identità condivisa: all’interno del movimento tutti perdono il proprio nome e il proprio volto rinunciando all’essere per posizionare i valori seguiti in primo piano;
  • Anarchia: il gruppo di anonimi coopera senza gerarchia, senza un leader. Come si può notare, il logo è rappresentato da un busto senza capo e il volto utilizzato, quello di Guy Fawkes, è simbolo di libertà e società anarchica.

Dall’identità condivisa all’inconscio collettivo

Come già accennato prima, una delle ideologie portanti del movimento di hacktivisti è l’identità condivisa racchiusa nel simbolo della maschera. Essa quindi si allontana dal semplice travestimento in stile Halloween per accogliere teorie psicologiche più profonde.

La maschera indossata dagli anonimi, secondo una prospettiva freudiana, è l’espressione esteriore dei più profondi pensieri dell’inconscio: nel caso di Anonymous quest’elemento è un tratto comune. Si potrebbe parlare di inconscio collettivo, concetto attribuito a Carl Gustav Jung. Con il termine s’intente l’esatto contrario dell’inconscio individuale: se per Freud l’inconscio è un’istanza della personalità strettamente personale, Jung trova, attraverso i suoi studi, tracce di delle esperienze passate comuni a tutti gli esseri umani, un’eredità psichica. Il meccanismo di fondo degli anonimi è molto simile: la presenza in ogni individuo di archetipi, idee comuni a tutti gli altri.

Esistono davvero?

Molti hanno criticato Anonymous per l’assenza di gerarchia e strutture interne – spesso chi ne fa parte non conosce gli altri hacktivists, arrivando alla conclusione che il movimento stesso non esiste. Quindi, è comprensibile aver paura? Secondo questo punto di vista, negandone l’esistenza dovrebbe scemare anche il terrore; ma osservando i fatti ci si può accorgere che questi hacker non scherzano e che gli attacchi informatici esistono davvero. La maschera non è l’idea principale che vogliono tramandare, quindi Halloween c’entra ben poco: ci sono delle idee salde alla base che cercano di portare avanti anche illegalmente. Tuttavia di Halloween resta l’atmosfera oscura e silenziosa di chi si muove nell’ombra.

Alessandra Del Prete

Fonti

Per maggiori informazioni: 

La storia di Anonmous

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