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Napoli – Asolo : destinazione AMA (e Foals)

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L’AMA Festival è passato ed ha portato grande musica e grandi concerti nella parte estrema del nostro paese, precisamente ad Asolo, in provincia di Treviso. Sono partito da Napoli per arrivarci, superando circa 700 km di distanza e gustarmi il primo giorno del festival, che vedeva spiccare – tra gli altri- i Neighbourhood ed i Foals, band che ha chiuso lo Sziget di Budapest, è stata protagonista di un tour mondiale di enorme successo ed ha riscosso grandissimi consensi positivi anche a Glastonbury.

La follia, l’amore per la musica, la curiosità di vedere queste band dal vivo e il biglietto accessibile del festival (in generale prezzi stracciati, dai 2 ai 15 euro per un singolo biglietto e 40 euro per tutto il festival che nelle altre giornate ha visto Steve Aoki, Calcutta, Edoardo Bennato, Cosmo, i Gazebo Penguins, Kula Shaker, i Vitalic e tanti altri) mi ha portato ad un viaggio con partenza da Napoli, 22 agosto ore 23:30, con Flixbus, pullman economico che troverete spesso per le strade ad autostrade italiane, con destinazione Padova. Dopo un lungo viaggio, l’arrivo di buona mattina nella città di Sant’Antonio, a portarmi ad Asolo è stato il servizio BusForFun, probabilmente vitale per questo viaggio. L’arrivo ad Asolo alle 16 (con i cancelli del festival che si aprivano alle 18) mi ha permesso di visitare una città posta in mezzo al nulla, ma le ore nel primo bar incontrato sono volate e spero possano dire lo stesso i giovani teenager che hanno sfidato il sole forte per mettersi in fila e correre per prendersi i primi posti sotto al palco principale, ignorando così il palco secondario dove si sono esibiti tanti artisti. Molti teenager presenti in effetti, ma su questo tornerò più tardi. Lo spazio per l’AMA era immenso e gestito in un’ottima maniera, a metà tra una simpatica sagra di paese con le varie postazioni culinarie ed una specie di Glastonbury nel nord Italia con il palco principale ben piazzato. Si comincia subito sul palco secondario con Tight Eye e CRLN, due giovani donne cantanti con voce matura ed interessante, tra il pop ed il jazz,con poca gente presso il palco, un po’ per l’orario ed un po’ perché molti presenti erano già fiondati verso i Neighbourhood (che si sarebbero esibiti alle 21:00), snobbando completamente anche le esibizioni della band Altre di B, gruppo un po’ da Lo Stato Sociale che canta in inglese. Mike Bird, cantante che tende verso lo stile di Paolo Nutini, con 4 canzoni apre i Neighbourhood, e con grande attesa scopro che questa band, idolatrata dal pubblico di teenager presente da ore, vale davvero poco:

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Jesse Rutherford, leader dei Neighbourhood

immersi nel loro mondo astratto, fatto di foto in bianco e nero e superbia, i Neighbourhood fanno una performance fiacca, con il cantante che prova a vestire i panni del grande guru ma vocalmente non riesce a fare la parte rap e la parte cantata delle canzoni, dimenticando qualche parola qua e là e accendendo l’audiotune per la fine del concerto. Spero che i giovani fan della band  siano rimasti soddisfatti, almeno quanto le persone sagge che, come me, hanno deciso di abbandonare la band californiana per spostarsi sul palco secondario ed ascoltare i Soviet Soviet, vera rivelazione della serata:

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Andrea Giometti, voce e basso dei Soviet Soviet

la band italiana sprizza un punk rock aggressivo e maestoso allo stesso tempo, cantando brani in inglese e distruggendosi gli arti sprigionando un’energia senza pari: altro che Neighbourhood, verrebbe da dire. Ed altro che palco secondario. Ma il palco principale è occupato dai tecnici che stanno montando le attrezzature per i veri protagonisti della serata, i Foals.

Foals: la loro esibizione all’AMA Festival

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Nonostante un netto rimpasto del pubblico, con i teenager scomparsi dopo la mediocre esibizione dei loro idoli, riesco a stare tra le prime file per assistere alla performance della band di Oxford con il leader greco. Yannis Philippakis guida la sua truppa verso l’ennesima battaglia e come un vero eroe omerico, è lui a dare tutto quello che ha e lasciare anche l’anima sul palco. In un periodo in cui il guitar rock potrebbe sembrare sorpassato, i Foals regalano una performance spettacolare, intensa, con una scaletta variegata, con molti pezzi del loro grande primo album, Antidotes e molti dell’ultimo, What Went Down. Qualche parolina in italiano, qualche bevuta allegra, la band coinvolta ed il pubblico anche (forse addirittura troppo tranquillo), con Yannis che non può resistere alla tentazione dello stage diving, riuscito con qualche brivido visto il tuffo non propriamente da olimpiade. Ma poco importa, perché la sua medaglia la vince grazie alla voce, che riesce ad essere altissima, urlante quando serve, ma anche molto bassa e profonda. Il confronto tra album ascoltato con le cuffie e live non regge, e nel 2016 non è così scontato come sembra (i Neighbourhood sono un esempio). A Knife in the Ocean probabilmente la canzone della serata, ma anche Inhaler, con i suoi scream finali, non ha sfigurato. In generale nessuna imperfezione, nessun rimpianto se non qualche speranza di una scaletta larga, cosa praticamente impossibile visto il ritmo tenuto per la quindicina di canzoni eseguite. BusForFun mi riporta a Padova, dove passo la notte per le strade e le piazze deserte, fino a crollare su una panchina alla cappella degli Scrovegni. La mattina dopo è ancora il Flixbus a portarmi a casa, immerso nei pensieri del volo di Yannis, della sua figura carismatica,  di una band che regala grandi emozioni capace di fare ovunque grandi live. In generale, l’AMA festival merita di essere annoverato tra i migliori festival del nostro paese, con la speranza che anche l’anno prossimo possa mantenere il livello altissimo della card e dell’organizzazione.

Vi lascio il video del tuffo:

http://https://www.youtube.com/watch?v=182Jhkm_goI

Diego Sbriglia

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