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Le Cinquanta sfumature: polemica di una “femminista”

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Cinquanta sfumature

Per chi non lo conoscesse (per quanto sia piuttosto difficile), “Cinquanta sfumature di grigio” è il primo romanzo di una trilogia scritta dall’inglese E. L. James, pseudonimo di Erika Leonard. Dopo la prima uscita nel 2011, il libro ha avuto enorme successo in tutto il mondo acquisendo il tanto agognato titolo di best-seller, che ormai sembra diventato più un marchio di Satana che un onore nel mondo letterario. Il background di questo romanzo è piuttosto curioso: nasce come fan-fiction di un’altra saga fenomeno degli anni precedenti; si tratta di “Twilight”. E in effetti le analogie sono tante.

Il problema sorge quando quella che doveva essere in realtà una semplice e innocente storia per adolescenti, banale e non pregna di contenuti, come si confà al genere, si trasforma in un prodotto che intacca un sistema sociale già contorto alla base. Si sa, le parole hanno potere, anche e soprattutto le parole più insulse. Sembra inutile a questo punto dilungarsi più di tanto sulle molteplici mancanze stilistiche della James (e ce ne sono). Qui la situazione è di tanto più complessa; a tratti, terrificante nelle cause e negli effetti. Parliamone.

Cinquanta sfumature

Le “Cinquanta Sfumature”: un target, un genere

A questo punto è opportuno porsi una domanda: qual è il target di riferimento? Un target femminile, ovviamente! Le Cinquanta sfumature sfornano luoghi comuni come se fossero pagnotte, che affascinano e seducono l’universo femminile, ma non solo. Da semplice lettrice posso dire che, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, non è affatto noiosa come trilogia. “Davvero?” Vi chiederete. Eh sì, perché più che letteratura, si tratta di un prodotto studiato a tavolino per vendere e catturare le anime più insensibili all’analisi: donne e adolescenti dal finto sentimentalismo, uomini che non l’hanno mai letto ma credono (a ragione) che possa tornargli utile. La noia del pubblico è il peggior nemico della vendita.

Questo perché se cercate “Cinquanta sfumature di grigio” su internet, una tra le prime informazioni che vi apparirà sullo schermo è la seguente: romanzo erotico. E in effetti l’intera trilogia è caratterizzata da descrizioni, più che esplicite direi al limite dell’assurdo, di pratiche sessuali afferenti al mondo del BDSM e del sadomasochismo ma, lasciate che ve lo dica, l’erotico ha delle peculiarità letterarie che lo rendono un genere ben più difficile da elaborare. Prima di entrare nel vivo del discorso, c’è da fare una premessa per evitare inutili incomprensioni: quello che si sta andando a contestare non è la presenza in sé di scene di sesso male assortite o del sadomasochismo; al contrario, è la visione completamente distorta e malata dei suddetti elementi. Roba da far accapponare la pelle, nel 2016.

C’è chi lo ha amato, chi lo ha odiato, chi fondamentalmente non se ne preoccupa. Insomma, ci sono state vere e proprie crociate tra gli esponenti delle varie “fazioni”, tante, troppe, che a questo punto non si capisce più quale sia la più inutile. Bene, il mio intento non è quello di prendervi parte, quindi potete rilassarvi.

Parliamo di femminismo

Parliamo di femminismo. È permesso alzare gli occhi al cielo, ma prima sfatiamo una volta per tutte questo “mito”: No, le nazi-femministe non esistono. Ne abbiamo già troppe di etichette, e questo perché anche dire “femminismo”, “comunismo”, “fascismo”, “terrorismo” ha i suoi limiti, se il termine in sé non è preceduto da un’accurata analisi. Esistono soltanto individui, uomini o donne che siano, consapevoli e partecipi di valori come civiltà, libertà, rispetto, uguaglianza; nient’altro. L’estremismo esiste e, molto spesso, si rivela negazione del concetto stesso che si va a predicare. Una donna che condanna sul rogo la sua stessa libertà come male assoluto può essere forse definita femminista? No, il significante e il significato lo negano, e creare confuse sottocategorie per un fenomeno che forse non sappiamo bene come affrontare non vale a nulla.

Scandalo, sì: ma come?

Come, quindi, la società ha risposto a “Cinquanta sfumature di grigio”? Semplicemente, con i paraocchi. Miliardi le adolescenti in crisi ormonale e le donne annoiate che si sono lasciate sedurre dal “fascino perverso” di Mr.Grey (e dai suoi soldi perché, diciamolo, non sarebbe stata proprio la stessa cosa se fosse stato uno squattrinato, no?); miliardi le donne che, vittime di una cultura altrettanto sessista e retrograda, invocano la censura per qualche scenetta di sesso in più. E lo scandalo è ok, se fatto bene: “Lolita” di Nabokov, per citare un esempio. Ma laddove lo scandalo mirerebbe a mettere a nudo le controversie di una società, “Cinquanta sfumature di grigio” invece fa tutto il contrario: contribuisce a rafforzarle e ad incoraggiarle.

Forse però la colpa non è del tutto loro. L’industria, facendo leva su una base già piuttosto radicate nel terreno sociale, ha dato in pasto ciò che voleva ad un pubblico profondamente denutrito e allo stremo delle forze: un romantico all’altezza del fantascientifico più ambizioso; un erotico che ci fa capire, senza troppi giri di parole, quale posto uomini e donne occupano nell’ordine delle cose.

Sadomaso?Cinquanta sfumature

E in effetti l’informazione a questo pubblico non è arrivata, neanche dopo l’uscita delle Cinquanta Sfumature. Perché il sesso (e il sadomaso) questo è e questo deve rimanere nell’immaginario collettivo. Di cambiare il mondo non se ne parla, ma forse qualche barriera possiamo romperla. Dicesi BDSM un insieme di pratiche sessuali e/o erotiche praticate da due o più persone adulte e consenzienti che traggono piacere e soddisfazione dai loro rispettivi ruoli, un master o mistress e uno slave. Guardate bene alle parole in grassetto, perché tutto questo nelle Cinquanta sfumature non c’è. Non c’è traccia di consensualità e non c’è traccia di erotismo. E poco importa a questo punto se c’è ancora gente che definisce queste pratiche oscene e sataniche.

La cultura dello stupro

La cosa importante da ricordare è questa: finché c’è consenso non si può parlare di violenza, e il parere dei moralisti diventa semplicemente un fiumiciattolo in un mare di prospettive, perché la morale è da sempre solo individuale finché non diventa legge. D’altronde, nelle Sfumature non c’è mai una parola sui desideri e sulle fantasie di Anastasia. Il motivo è semplice: non ne ha. La sua sessualità è direttamente e inesorabilmente proiettata nell’immagine di Christian, niente di più: il sesso è uomo, il sesso è merce di scambio perché mi hai offerto una cena, perché mi hai aperto la portiera dell’auto, perché a te piace così e quindi è mio dovere darti piacere.

Quello che dovrebbe essere un rapporto biunivoco e paritario si riduce ad un qualcosa a senso unico, con una sola direzione e una sola prospettiva: quella maschile. È un tipo di rapporto uomo-donna che ripete pari pari lo schema dello stupro: che vede il sesso non come scambio reciproco ma come strumento di prevaricazione. Per Anastasia il sesso comincia ad esistere solo dal momento in cui incontra Christian, e lui d’altra parte poco se ne frega che a lei non piaccia sul serio il sadomaso. Tutto va fatto per lui, per compiacere lui, perché lo vuole lui e perché piace a lui. Anzi, è Christian stesso a dircelo.

 «Significa che voglio che accetti di abbandonarti spontaneamente a me, in tutto.» Aggrotto la fronte, cercando di assimilare l’idea. «Perché dovrei fare una cosa del genere?» «Per compiacermi» mormora, inclinando la testa di lato, e vedo l’ombra di un sorriso. “Compiacerlo! Vuole che lo compiaccia!” Resto a bocca aperta. “Compiacere Christian Grey.” E in quel momento mi rendo conto che, sì, è proprio quello che voglio fare.

Non c’è molto da dire, il passo si spiega da solo.

Lo stereotipo: quello pericoloso

Ma il nostro Mr.Grey non è solo questo. No, la James ha costruito il suo personaggio con un’incredibile e quantomai assurda ignoranza in materia di psicologia. È stato abbandonato e torturato da bambino, quindi è diventato “deviato”. Ovvio rapporto causa-effetto. Perché i comportamenti “anormali”, soprattutto se si parla di sesso, vengono visti come il risultato di assurde conseguenze psico-emotive. Sia mai gli piacesse così e basta! Deve avere per forza qualcosa che non va. Insomma, una serie di stereotipi da far invidia al più misero dei romanzetti Harmony. E non ci sarebbero particolari problemi, se non fosse che qui lo stereotipo viene usato per incoraggiare un sistema sociale che crede che la parità dei sessi sia stata raggiunta con il diritto di voto; un mondo che si vanta della propria libertà, e vi è ancora troppo lontano anche solo per accorgersene.

E attenzione, il fatto che tutta questa storia finisca poi a matrimonio e figli non è meno discriminante. Contribuisce a rafforzare l’immagine di una donna perfettamente felice, perfettamente appagata, che non ha bisogno di nient’altro se non del proprio marito, che non ha mai fantasie e desideri al di fuori del matrimonio; una donna che nasce e cresce in funzione dell’uomo. Sembra quasi che Anastasia sia non la protagonista, ma un personaggio funzionale alla trama; una sorta di deus ex machina il cui compito è “salvare” Christian e mostrargli la retta via. Sul versante opposto, questo contribuisce a deresponsabilizzare il sesso maschile, e a bollarlo come una razza composta da eterni bambini, a cui non si può dare la colpa se fanno qualcosa di sbagliato, quasi come se non avessero un cervello per ragionare.

In conclusione

Ma allora di chi è la colpa? Della James che lo ha scritto o delle persone che lo hanno letto e amato? Di nessuno dei due. La colpa non è nostra se ci ripetono fin da bambine che gli uomini pensano al sesso, le donne pensano ad altro; che l’amore, quello “vero”, si trova una volta sola (massimo due), e ci siamo sentite sporche se amavamo un po’ più degli altri; che la nostra verginità è un prezioso trofeo da rinchiudere amorevolmente in una cassaforte di cristallo, pronte a dare la chiave a Mr. Uomo Giusto, che ci prenderà sotto le sue ali per difenderci dal mondo ed esibirci come una vittoria esclusiva.

Nessuno ci ha detto che siamo capaci di difenderci da sole, ma tutti ci hanno detto “non è lecito per una donna”. Perché forse per qualcuno conta di più una membrana di un’anima, di un pensiero o di un’esperienza. Ed anche se “nessuno ci ha detto”, l’umanità ha tutte le carte in regola per leggere, ascoltare, capire e agire.

Detto questo: potete leggere “Cinquanta sfumature di grigio”? Certo che sì. La censura è censura, e siamo in democrazia, ci hanno detto.

Martina Pedata

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