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Ecco perché a far paura non dovrebbe essere Trump

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Donal Trump terrorizza il mondo. Il miliardario ha iniziato rottamando l’establishment del suo partito che non ha saputo arginare la sua forza mediatica e via via, come un torrente in piena, ha spazzato via chiunque provasse a fermarlo, scagliandosi contro giornalisti, opinionisti, politici ed economisti.

Chi è Trump?

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Donald Trump durante un comizio

Con modi sui generis, non ha risparmiato colpi neanche a donne, stranieri ed attivisti, scadendo talvolta nel volgare, ma arrivando dritto alla pancia degli elettori.

Ha ricevuto attacchi da più parti, perfino dal super partes Obama – il presidente uscente – che clamorosamente ha discorso sul candidato repubblicano con toni forti ed accesi. Ed ecco il boomerang: la fiamma del populismo è l’audience: più questo aumenta, più la fiamma diventa imponente. Così Trump ottiene la nomination, così Trump è il prossimo candidato alla Presidenza degli Stati Uniti.

Ma la fiamma del populismo si spegne velocemente quando bisogna fare i conti con la realtà e ne sono un esempio i vari partiti che hanno trovato più o meno gloria in Europa. Tsipras e la dolce storia dell’anti-europeismo si sono schiantati di fronte ai miliardi di debiti ed al rischio default della Grecia; le idee di democrazia diretta di Podemos sono naufragate dopo l’approdo al Congresso spagnolo; Salvini in Italia ancora dialoga con i grandi partiti di sempre e la Le Pen in Francia ha assistito alla grande disfatta delle elezioni amministrative.

Qualora Trump dovesse diventare presidente, allora sarebbe lui a dover fare i conti con un programma inattuabile e da ridimensionare senza esitazione alcuna.

Non è infatti allo stato immaginabile attuare una politica economica e sociale protezionistica, alla luce delle più o meno recenti evoluzioni dei rapporti internazionali trai Paesi che compongono lo scacchiere mondiale.

Appare chiaro che non ci troviamo di fronte alle idee di un folle, ma di un demagogo conservatore che può essere più o meno condivisibile, ma che non è certo uno squilibrato.

Come accade spesso, dunque, l’apparenza inganna ed inganna anche per la candidata del Partito Democratico, Hillary Clinton.

 

 

Chi è la Clinton?

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Hillary Clinton in comizio

La Clinton, già Segretario di Stato – ruolo in cui non ha certo brillato e che ha lasciato per curare la campagna elettorale – nasconde un mal celato arrivismo.

I programmi di eguaglianza e di parità sociale portati avanti in campagna elettorale si scontrano inevitabilmente con la realtà dei fatti, poiché l’ex First Lady è stata abilmente definita la candidata delle lobby, e non a torto.

Se volessimo enumerare quali sono i principali finanziatori della Clinton troviamo la Intel Corporation (ricavi per 55mila 400 milioni di dollari, finanziamenti diretti alla Fondazione Clinton) , la Lockheed Martin (ricavi per 46mila 132 milioni di dollari, finanziamenti diretti alla Fondazione Clinton, alla figlia di Dick Chenney ed alla NSA, alla BlackRock e alla CFR), la Boeing (ricavi 96 mila e 114 milioni, collegato a NSA, finanziatori della Fondazione Clinton e del CFR) – la General Dynamics (ricavi per 30mila 852milioni di dollari, collegato alla NSA). Meno noti ma sicuri i finanziamenti alla Fondazione Clinton da parte delle grandi corporations del petrolio e del gas, come la Halliburton e la Exon che contano di avvantaggiarsi dalla politica estera che potrà condurre la Clinton con ulteriore espansione di affari da parte delle grandi corporations energetiche.

D’altra parte, definendosi difensore dei valori americani, ha ammesso il suo appoggio a talune attività militari in territori stranieri. La candidata sembra quindi l’anello di congiunzione tra il pensiero militarista ed il pensiero liberista; una sintesi della Clinton che porterebbe ad un’era già vista: globalizzazione spietata e guerre d’aggressione mascherate. Accanto a questi collegamenti si evidenzia il sostegno finanziario che la Clinton ha ricevuto dalla Monarchia dell’Arabia Saudita, uno stato protetto dagli USA come enclave dei propri interessi petroliferi.

Inoltre, i sondaggi – che non le hanno mai sorriso se non inizialmente – l’hanno costretta ad una campagna elettorale altalenante, poco convincente, dovendo virare su questa o quella porzione di elettorato in base alle necessità di consenso: le donne, gli anziani, gli stranieri, i poveri, finendo poi per riesumare “l’amato marito” Bill, affermando che – in caso di vittoria – gli affiderebbe compiti di natura economica.

Il risultato è chiaro: la donna appare fredda, arrivista e calcolatrice e non piace a più della metà degli elettori americani. Infatti i recenti sondaggi parlano di una Clinton sotto di qualche punto rispetto a Trump, il candidato meno credibile fino a pochi mesi fa.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, cosa deve aspettarsi l’intera popolazione mondiale se la persona più potente del mondo libero dovesse diventare Hillary Clinton?

Samuele De Giorgio

Fonti I, II:

Fonti media

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