Home Storia anni 2000 Politica contemporanea italiana Amministrative: una vera batosta per il PD

Amministrative: una vera batosta per il PD

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Sono più che comprensibili, visti i risultati delle elezioni amministrative,  le dichiarazioni di cronisti ed elettori come “Il movimento cinque stelle ha vinto” oppure “Renzi ha nettamente perso queste elezioni”, ma è importante provare ad andare oltreamministrative, amministrative, amministrative, amministrative

L’analisi dei partiti e dei candidati delle amministrative

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Chiara Appendino e Virginia Raggi

I vincitori, come riferito anche dal Presidente del Consiglio, sono sicuramente i pentastellati che hanno “conquistato” la prima storica e l’attuale capitale d’Italia, ma con due campagne elettorali e due personaggi politici che possiamo tranquillamente definire agli antipodi e, ciononostante, non di certo il prototipo di candidato m5s, tipo Di Battista per intenderci. Calma, pacatezza e “istituzionalità” le virtù delle candidate e sindache grilline Raggi ed Appendino, con una estrema politicizzazione che ha contraddistinto la seconda e una l’indecisione sulle Olimpiadi della prima, accompagnata da una cinica freddezza dopo le dichiarazioni poco eleganti sull’eventuale avviso di garanzia da recapitare alla prima donna sindaco di Roma. Se è vero che m5s ritiene elemento pregnante della sua fazione politica l’onestà, testimoniata dall’omonimo coro spesso intonato, i dem non sono stati ripagati nella loro scelta di sollevare un polverone “Occhio per occhio, dente per dente” sul modello che il partito di Grillo ha portato nei talk-show. Certo che l’influenza di mafia capitale si sia fatta sentire a Roma, ma lo stesso non può valere per una realtà diversa come Torino. Non meno rilevanza riveste la vittoria in 19 comuni su 20 al ballottaggio del Movimento. Un dato passato in secondo piano è quello fornito da Ipsos, secondo cui m5s ha perso 8,2% di elettori su scala nazionale rispetto alle elezioni politiche 2013 nei comuni superiori a 15.000 abitanti. amministrative, amministrative, amministrative, amministrative

È importante guardare anche cosa succederà nel PD dopo una sconfitta a Roma, ma bruciante a Torino dopo tre amministrazioni di centro-sinistra. Ad esempio il segretario, secondo non pochi iscritti dem, ha fatto il possibile per decretare una sonora sconfitta soprattutto nel capoluogo partenopeo in modo da poter commissariare le sedi campane dopo gli arresti presso Teverola ed i recenti scandali sul voto di scambio, ma molte sedi dell’hinterland napoletano lamentano che la formula “Partito liquido e segreteria forte e centralista” faranno perdere ulteriori consensi sul territorio, visto che il voto locale è spesso di “opinione”. Opinione della sinistra partenopea, ad esempio, non di certo migliorata dopo la scelta di virare su Lettieri al ballottaggio. Gioco a “perdere” che i pentastellati hanno denunciato anche a Roma, smentito poi da una ferrigna –nei limiti del personaggio, ndr- campagna elettorale di Giachetti, per non parlare di Torino dove Renzi ha dovuto chiedere a Fassino di ricandidarsi, salvo perdere miseramente. L’analisi di FanPage è stata che il premier abbia voluto dimostrare il pugno di ferro e dire “Se non scendo in campo io –come è avvenuto al secondo turno, ndr-, non vinciamo”, ma difficilmente questa tesi sarà confermata dopo che il segretario aveva parlato di “lanciafiamme in caso di sconfitta e che, anche e soprattutto in vista del referendum costituzionale e per riattaccare i cocci di un partito che sembra rotto, la segreteria si aprirà probabilmente ad esponenti della sinistra dem. È importante ribadire che, rispetto alle politiche 2013, anche il PD resta stabile su scala nazionale al primo turno. amministrative, amministrative, amministrative, amministrative

Capitolo a parte merita l’esperienza napoletana di De Magistris. Ha parlato di importanza delle periferie nei prossimi cinque anni di amministrazione ed ha vinto allo stesso ballottaggio di cinque anni fa, con lo stesso candidato del lustro appena trascorso: Napoli come il Gattopardo, verrebbe da dire. Forse questo hanno pensato il 64% di napoletani restati a casa rispetto alla media nazionale di circa il 70% del primo turno. Certo che la campagna elettorale non ha aiutato perché, mentre Lettieri si dedicava a manifesti come “Ha la faccia di uno che vuole il nostro bene” e con slogan metà napoletani e metà italiani, il sindaco riconfermato parlava di “riscetamento”, “Renzi, te la devi fare sotto” ed un anacronistico “Regno delle Due Sicilie avanti e Granducato di Toscana dietro”. Quest’esperienza va tenuta sotto i riflettori da parte dello scacchiere di centrosinistra, principalmente del PD dunque, perché potrebbe portare alla formazione di una nuova realtà nazionale corrodendo una parte di elettorato dem. De Magistris era stato fra i promotori di Rivoluzione Civile ed oggi potrebbe fondare un movimento che i cronisti locali hanno definito “Una specie di Lega Sud con nostalgie pre-unitarie” e la quale vede scalpitare alcune realtà siciliane non accomunate ai partiti ed altre esperienze dell’hinterland partenopeo radicate sul territorio.

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Giuseppe Sala

Il centrodestra, invece, non conquista nemmeno una delle grandi città italiane, riuscendo solo a sfiorare la vittoria con Parisi a Milano; bravo quest’ultimo a riportare al voto il 95,4% degli elettori del primo turno e ad ottenere “solo” -0,9% di preferenze rispetto a Sala, ma sfortunato perché il candidato PD ha sfruttato il riposizionamento elettorale di Rizzo e Cappato. Se a Roma la divisione del fronte fra Meloni (FdI) e Marchini (FI) costituisce una buona motivazione dell’insuccesso, la vera batosta arriva a Varese per la Lega (comune in cui nacque ed in cui governava da 23 anni) ed all’ombra della “Madunnina” per l’intero centrodestra. Questa sconfitta potrebbe rappresentare un punto di partenza poiché, se è vero come è vero che Berlusconi debba cercare un sostituto, è verissimo che Parisi per bravura in campagna elettorale, sguardo sul mondo moderato ed estrema sportività nel confronto, si candida seriamente ad essere il leader del futuro di un fronte da FI a Lega. Non a caso, ad una domanda di questa guisa fatta da Mentana, ha specificato “Sarò capo dell’opposizione a Milano” lanciando una stoccata “Beh, si sa che si vince solo quando si tengono assieme coalizioni con l’elettorato moderato”: un messaggio imbellettato a Berlusconi, Meloni e Salvini probabilmente. Il centrodestra resta stabile a livello nazionale, invece, rispetto alle politiche 2013.

Le migliori scelte tattiche e la società civile

Il punto più critico di questa campagna è stato sicuramente il fatto che abbiano vinto in maggioranza “volti nuovi della società civile”: Sala, Raggi e De Magistris –meno nuovo l’ultimo sicuramente. Ma soggetti come city-manager, avvocati e magistrati saranno capaci di amministrare la cosa pubblica come i politici di professione? Abbiamo parlato per anni di casta e di privilegi, ma abbiamo dimenticato l’importanza delle scuole politiche come oratori e Frattocchie. Insomma, al di là delle considerazioni morali, se rivogliamo statisti del calibro di Berlinguer, Andreotti, Moro et similia dobbiamo impegnare a formare una classe dirigente adatta e non dilettarci nello sport italiano preferito dell’ “Oggi vi votiamo e domani siete ladri”.

Migliori scelte tattiche: distanza dai partiti tradizionali; anti-renzismo. Parisi né Sala avevano nel loro logo simboli di partito –il secondo nemmeno durante le primarie PD. Se il commissario Expo’ era noto alle cronache ed ha vinto sulla scia dal buon lavoro, secondo i milanesi, del lavoro durante l’esposizione, nel resto d’Italia risulta vincente l’antirezismo (Appendino, De Magistris, Raggi) e questo dovrebbe preoccupare non poco tutti gli schieramenti politici. Ci prepariamo forse ad altri 20 anni in cui l’alternativa politica non sia proporre qualcosa di diverso, ma proporre qualcosa che “va contro”? Ad altri 20 anni in cui daremo per morto, a cadenza quasi mensile, Matteo Renzi, salvo dichiararlo araba fenice? C’è da augurarsi, per il bene della cosa pubblica italiana, di no perché abbiamo già visto quali deficit di organizzazione statale possa comportare un simile stallo politico.

Ferdinando Paciolla

Fonte dati: I, II

Fonte media

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