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Il mercante di Venezia di William Shakespeare: il vizio dell’oro

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Il nostro viaggio nei rapporti tra letteratura e avarizia ci ha portato nell’età moderna, tra il ‘500 e il ‘600. Giunti a questo punto, è doveroso fare una sosta verso una tappa obbligata: Il mercante di Venezia di William Shakespeare, una delle commedie più famose del bardo ma anche una delle opere teatrali che ha l’economia tra i temi fondamentali.

Il mercante di Venezia: trama

mercante di Venezia
Francis Sydney Muschamp -Porzia convince Bassanio a tornare a Venezia (1892)

Bassanio è un gentiluomo interessato a prendere la mano di Porzia, ereditiera di Belmont. Per fare ciò chiede aiuto all’amico Antonio, un ricco mercante veneziano, affinché possa prestargli tremila ducati. Antonio non può soddisfare la richiesta, poiché ha invesito tutto il denaro in traffici marittimi, ma si offre come garante a Shylock, un ricco usuraio ebreo, il quale accetta di prestare la somma necessaria. Ma Shylock, spinto dall’odio che prova nei confronti del cristiano Antonio e dall’odio che gli stessi cristiani provano verso di lui, pone al mercante una tremenda condizione:

[…] Venite con me da un notaio, e là firmate, voi solo, la vostra obbligazione e (per puro scherzo) se non mi rimborsate il tal giorno, nel tal luogo, quella somma o quelle somme, come è specificato nel contratto, l’ammenda stabilita consista in un’esatta libbra della vostra bella carne, da tagliarsi e prendersi in quella parte del vostro corpo che piace a me.

Bassanio giunge allora a Belmont e riesce ad avere la meglio su tre pretendenti, conquistando il cuore di Porzia. Giunge però notizia che le navi di Antonio sono andate perse e con esse anche tutti i beni del mercante. Questo significa che non può saldare il debito contratto con Shylock e così l’usuraio potrà portarlo in tribunale. Informata dell’accaduto, Porzia dà seimila ducati a Bassanio e lo esorta a tornare a Venezia per salvare Antonio.

Intanto a Venezia Shylock ha trascinato Antonio in tribunale, davanti al doge. Questi, pur constatando l’infamia della condizione imposta, non può impedire all’usuraio di esercitare un suo diritto. Neanche Bassanio riesce a far cambiare idea a Shylock, il quale arriva a rifiutare i seimila ducati pur di impossesarsi della libbra di carne. A questo punto interviene il Dottor Bellario, in realtà Porzia travestita da uomo, il quale analizza il contratto di Shylock.

[…] Le parole dicono espressamente soltanto << una libbra di carne>> e basta. E dunque prenditi quel che t’assegna il contratto, prenditi la tua libbra di carne, ma sta bene avvisato che se nel tagliarla t’accada di versare anche una sola goccia di sangue cristiano, le tue terre e tutti i tuoi beni, secondo le leggi di Venezia, son confiscati in pro dello stato veneto.

Terrorizzato all’idea di perdere i suoi possedimenti, Shylock non può che accettare i seimila ducati. Il doge decide di punire l’usuraio con la confisca dei suoi beni, che verranno spartiti tra Antonio e lo stato veneto. Il mercante però decide di rinunciare alla sua parte, a patto che Shylock si converti al cristianesimo.

La commedia si conclude con Bassanio che porta Antonio a Belmont, dove il mercante riceve la notizia che  le sue navi sono tornate in porto con tutte le merci intatte.

Tra economia e religione

Il mercante di Venezia è, tra le opere di Shakespeare, quella che analizza più da vicino il tema del denaro e dell’economia. Tuttavia tale tema non può essere inteso pienamente, se non si tiene conto anche del secondo importante tema: la religione.

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Un’edizione de “Il mercante di Venezia”, risalente al 1600.

Il mercante Antonio e l’usuraio Shylock rappresentano due antipodi di concepire l’economia, che mettono in opposizione la fede cristiana e la fede ebraica. Da un lato un uomo che cede il proprio denaro gratuitamente agli altri, senza alcun interesse e seguendo il credo cristiano. Dall’altro uno strozzino che alimenta la propria fama di “ricco ed avido ebreo” cedendo denaro solo a certe condizioni, con ingiuste pene se non vengono rispettate.

SHYLOCK: Che aria da pubblicano strisicante! L’odio perché è cristiano; ma ancor di più perché, nella sua sciocca semplicità, presta il denaro gratis e fa abbassare, qui a Venezia, il tasso dell’interesse. […] suole insultarmi e, con me, i miei guadagni, e i miei sudati risparmi, che chiama usura. Sia maledetta la mia razza, se gli perdono!

Un personaggio così negativo, come quello di Shylock, ha permesso a molti critici di etichettare Il mercante di Venezia come un’opera “antisemita”. In effetti Shakesperare doveva essere a conoscenza del fatto che gli ebrei, fin dal medioevo, erano stati oggetto di ghettizzazioni  in tutta Europa. A loro era proibito intraprendere qualsiasi lavoro che invece era concesso ai cristiani, ma paradossalmente era loro concesso di praticare l’usura (che invece era proibita ai cristiani) e proprio questo “sporco mestiere” divenne l’unico modo per fare denari. Nasce in questo modo l’identificazione dell’ebreo con la figura dell’usuraio avido e crudele, disposto a tutto pur di allargare i propri profitti. Tale figura sopravvive fino alla prima metà del ‘900, come dimostra il fatto che il personaggio di Shylock fu usato dalla Germania nazista di Hitler nella propaganda antisemita.

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Fotogramma da “Il mercante di Venezia” di Michael Radford (2001), con Al Pacino nei panni dell’usuraio Shylock

Ma neanche i “pii e retti” cristiani sono i personaggi più puliti del dramma. In fondo Bassanio (che potremmo considerare uno dei personaggi principali della tragicommedia, come se offuscasse il mercante Antonio) usa dei soldi per comperare l’amore di una donna (anni prima del conte d’Albafiorita de La Locandiera), andando sia contro il proprio credo religioso che contro la propria etica morale. Alla fine Shakesperare ci suggerisce che il denaro è un mezzo che fa comodo a chiunque. Non serve soltanto per ricattare e minacciare chi non salda i propri debiti, ma serve anche come via sicura per un’ascesa sociale garantita.

Ciro Gianluigi Barbato

Bibliografia

William Shakespeare – Il mercante di Venezia – BUR Mondadori

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