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Malavita femminile: donne, guerra e contrabbando

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Nell’immaginario collettivo si pensa che nell’ambito della criminalità organizzata la donna rivesta un ruolo del tutto marginale, che faccia da spettatrice indifesa degli eventi che vedono, invece, protagonisti i propri uomini “d’onore”. Tale memoria comunemente diffusa risulta decisamente erronea.

Diversi studi hanno, al contrario, sostenuto l’importanza della figura femminile anche per il semplice fatto di detenere il potere di procreare i figli d’onore, trasmettendo così la titolarità mafiosa. Qualcuno ha persino ritenuto che la monosessualità mafiosa fosse un modo per nascondere la supremazia femminile come agente principale all’interno della criminalità organizzata, addirittura nella fase ideativa dei delitti.

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Faye Dunaway, Gangster story

Annamaria Iaccarino, che si interessa di criminalità femminile, in Il volto femminile delle mafie, scrive:

Mentre nella mafia le figure femminili sono apparse in maniera più sommersa, nella camorra le matriarche sono scese in campo, manifestando il loro potere, scevro da pregiudizi e luoghi comuni.

E proprio sul terreno della camorra, le donne napoletane sono ricordate per la loro attiva partecipazione alle vicende del mondo dell’illegalità, tanto da diventare delle vere e proprie icone popolari. Rosetta Cutolo, le Signore Giuliano, fino ad Elvira Zagaria, sono figure di donne forti, eroine al rovescio, che non accettano la loro condizione delimitata tra le mura domestiche e passano all’azione, dimostrandosi all’altezza del compito più di molti altri uomini.

Ma quando l’ideologia femminile si è trasformata così radicalmente? Quale evento determinò tale cambiamento di prospettiva?

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Malavita femminile: dalla guerra al contrabbando

La Seconda Guerra Mondiale fu l’evento più catastrofico che coinvolse l’umanità intera. Le conquiste tecnologiche e scientifiche di quegli anni diedero all’uomo una nuova visione dell’universo e di se stesso. I bombardamenti dimostrarono la capacità di distruzione dell’essere umano.

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US Air Force, Nagasaki, 1945

Napoli fu una delle città italiane che più subì i danni dei bombardamenti. Il dolore, la paura, la morte fecero di Napoli una città martoriata, abbandonata nelle braccia stanche dei suoi abitanti. La situazione degenera giorno dopo giorno e i napoletani devono fare i conti con la povertà, dovuta all’assenza di risorse. In questo panorama di disgregazione e sfacelo, l’illegalità ebbe modo di conquistare terreno, rappresentando, per molti, l’unica via d’uscita per garantirsi un futuro. Dagli anni ’50 del Novecento, la camorra investì gran parte della sua fortuna nella pratica del contrabbando, in particolar modo di sigarette. Le donne hanno saputo destreggiarsi anche in questo campo, essendosi dimostrate in grado di controllare importanti traffici di sigarette di contrabbando e di saper trattare abilmente con la clientela più disparata.

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Il contrabbando

Nel primo episodio del film Ieri, oggi e domani (1963) di Vittorio De Sica, scritto da Eduardo de Filippo, ci viene raccontata la vicenda realmente accaduta di una contrabbandiera di sigarette che, per evitare la prigione, mette al mondo una serie di figli. Concetta Muccardi, che ispirò De Sica, intraprese il “mestiere” di venditrice abusiva di sigarette quando capì di non poter contare sulle capacità del marito. La strada dell’illegalità le sembrò l’unica possibile per tirare avanti i suoi diciannove figli.

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Sofia Loren in Ieri, oggi e domani (1963)

Clare Longrigg, a proposito delle donne malavitose, scrive:

poiché la camorra non ha una struttura gerarchica e non è legata alle regole come Cosa nostra, la posizione all’interno dell’organizzazione dipende in larga misura dal carisma e dalla forza di carattere di una persona. Le donne napoletane, come commenta un anziano carabiniere, generalmente sono forti e schiette, ed è probabile che un camorrista ambizioso si scelga una moglie con una forte personalità: “Il camorrista è sbruffone, esibizionista, ha altre donne. Si sposa una donna con un carattere forte. Lei ha molta importanza dentro la famiglia, e conta molto dentro il clan. Quando il marito è in prigione, può anche vedere a modo suo.

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Imma Savastano, Gomorra- La serie

Essere la moglie di un camorrista significa elevazione sociale, rispetto, posizione prestigiosa. La storia della camorra annovera personalità che sono diventate delle vere e proprie icone popolari: Pupetta Maresca, che giustiziò a sangue freddo il mandate dell’omicidio del novello sposo; Rosetta Cutolo, una donna dall’immagine tradizionale, capace di gestire l’intero clan di camorristi mentre il fratello era in carcere; Erminia Giuliano, detta Celeste, ha governato a lungo su un clan di soli uomini. La famiglia Giuliano si servì del contrabbando e di altre attività illecite per far fronte alla miseria negli anni ’70.

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Pupetta Maresca

Queste eroine al rovescio sono donne che mettono da parte la loro fragilità umana per dimostrare quanto la femminilità non sia affatto un sintomo di debolezza o di sottomissione. Sono matrone della malavita, il cui profilo psicologico rivela la capacità di imporsi come capo sia dell’organizzazione criminale sia della famiglia stessa.

La matrona della borsa nera: Amalia Jovine

Il 25 marzo 1945, alle ore sedici e trenta, nel clima teso del dopoguerra, il San Carlo ospita la rappresentazione di Napoli Milionaria! Eduardo De Filippo aveva abituato il suo pubblico ad approcciarsi a figure femminili atipiche: donne forti, divorziate, prostitute riscattate. Questa volta le luci sono tutte puntate su Amalia Jovine, una donna avida e spietata, emblema di una società devastata dalla guerra, che sceglie di aggirare la legge per sopravvivere. Amalia, Napoli, l’Italia, il Mondo, sono vittime di una rivoluzione che ha stravolto il modo di vivere e di pensare. La famiglia ha perso la sua bussola, Amalia, e le conseguenze sembrano irrimediabili.

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Donna Amalia Jovine

Le donne del secondo dopoguerra sono donne nuove, che si affacciano per la prima volta ad una realtà che fino a quel momento aveva coinvolto solo la popolazione maschile. Ottennero il diritto al voto e partecipano all’elaborazione della Costituzione italiana. Tuttavia, la loro condizione è ancora difficoltosa, sia all’interno del nucleo familiare, essendo esse ancora considerate proprietà del padre prima e del marito dopo il matrimonio, sia nell’ambito lavorativo.

Così Amalia, come molte famiglie napoletane, affronta le difficoltà approfittando delle possibilità che la camorra ha da offrire. Ma tutto ha un prezzo; lo sa Amalia, che rischia di perdere la sua bambina e la sua famiglia; e lo sa Napoli, che ancora paga il prezzo degli errori che sono di altri…

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Giovannina Molaro

Bibliografia:

A. Iaccarino, Il volto femminile delle mafie

O. Ingrascì, Donne d’onore. Storie di mafia al femminile, Mondadori, Milano, 2007

Sitografia:

http://www.bibliocamorra.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=64&Itemid=61

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2012/29-febbraio-2012/quando-banco-napoli-finanzio-ricostruzione-secondo-dopoguerra-1903486750325.shtml

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/06/17/bombardamenti-tappeto-memorie-dalla-citta-ferita.html

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