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Seconda Guerra Mondiale: come le città furono distrutte

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Guerra Mondiale

Quando si parla della Seconda Guerra Mondiale e dell’enorme numero di città distrutte o gravemente danneggiate subito si pensa ai bombardamenti come unica causa di distruzione.

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Basilica di San Lorenzo, Roma

In realtà furono diversi i motivi per cui molti centri urbani durante la Seconda Guerra Mondiale sparirono completamente sotto gli occhi dei suoi stessi abitanti e diverse anche le modalità di distruzione.

I motivi variano a seconda della posizione geografica della città, dalla sua importanza strategica o in quanto simbolo di un popolo, e se durante l’occupazione tedesca si crearono al suo interno forze di resistenza pronte a combattere per liberarsi dalla presenza delle truppe di Hitler.

La distruzione di molte città fu massiccia sopratutto nel Nord-Est Europa, in paesi come l’Ucraina, la Polonia, la Russia e anche la stessa Germania. Paesi in cui tutte le città videro la guerra per un tempo più lungo come quelle in Polonia, primo stato ad essere occupata da Hitler, o che vissero i momenti peggiori del conflitto, come le fasi conclusive della liberazione da parte delle forze Alleate. Quest’ultimi furono i momenti più duri, durante i quali la distruzione avvenne sia per mano Alleata che per mano tedesca o da entrambe le parti, con lo scopo di indebolire il nemico.

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Bombardamento Alleato su Pescara

Facendo una stima veloce possiamo dire che molte di esse persero il 50 o l’80% dei propri edifici e vedremo anche esempi di distruzione totale pari al 100% .

Ecco le 4 diverse modalità di distruzione, dalla meno alla più distruttiva:

4) Bombardamento Tedesco

Per tutto il corso della guerra il rumore degli allarmi che invitavano la popolazione a nascondersi nei ricoveri per via di un attacco aereo era quasi una triste normalità.

Tra i bombardamenti i più duri troviamo quelli tedeschi che, oltre ai punti strategici, avamposti militari o industrie belliche, colpirono anche le grandi città, spesso come atto dimostrativo e per indebolire il nemico colpendone la “città simbolo”.

Tra i più feroci ricordiamo quelli sulla Gran Bretagna sulla quale furono sganciate 50.000 tonnellate di bombe tra il luglio e l’ottobre del ‘40. Furono distrutte in quell’occasione 202.000 le case e danneggiate 4 milioni e mezzo. Londra non fu l’unica città colpita, Coventry fu completamente distrutta, seguiva poi Glasgow, nota città industriale, che si ritrovò con solo otto case intatte.

3) Attacchi degli Alleati

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Bombardamento su Roma

I più duri per numero e forza furono quelli Alleati, con il fine di far indietreggiare i tedeschi. Tra gli attacchi aerei famosi ci sono quelli in Italia, noto quello di Roma del 19 luglio 1943. Ma a Berlino e alle altre città della Germania come Colonia e Monaco toccò la sorte più dura, si conta che tra i 18 e i 20 milioni di tedeschi rimasero senza casa. Anche gli attacchi via terra vanno ricordati per il loro effetto distruttivo, quando gli Alleati sbarcarono in Normandia nel ’44 la città vicina di Caen fu distrutta per il 75% .

2) Ritiro delle truppe

In caso di ritirata l’esercito era solito distruggere tutto quello che incontrava lungo la via per evitare di favorire il nemico. Case o edifici che potevano fungere da riparo venivano distrutti come anche negozi di alimentari per togliere ogni possibilità di sostentamento, anche le campagne nelle periferie furono bruciate o trasformate in paludi per raggiungere questo scopo.

Ad usare questa tecnica furono i tedeschi ma anche i russi. Quando nel ’41 i tedeschi attaccarono il territorio sovietico, Stalin ordinò al popolo di abbandonare,  indietreggiando, le città e di distruggere tutto quello che non portavano con se, dagli oggetti alle abitazioni.

1) Città in ribellione rase al suolo da Hitler come atto dimostrativo

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Varsavia

Subirono il peggior trattamento che in nessuna guerra sia mai esistita. Si potrebbe paragonare al modo in cui gli antichi Romani rasero al suolo Cartagine.

Distruggere le città già conquistate dai tedeschi, ma che presentavano ancora forme di resistenza al suo interno, era un modo feroce per fermare tali rivolte e nello stesso tempo spaventare le altre città, mostrandone la fine che avrebbero fatto se avessero assunto lo stesso comportamento.

Varsavia, per aver tentato di cacciare i tedeschi nell’agosto del ’44 fu distrutta per il 95%, vide i Nazisti minare i luoghi storici della città, il castello medievale, la cattedrale del ‘300 e le biblioteche per cancellarne la storia. Più dura la fine di Lidice in Cecoslovacchia dove gli abitanti, colpevoli dell’assassinio di un governatore tedesco, dopo essere stati fucilati e le donne portate ai lavori forzati, videro distrutta la città prima bruciata e poi spianata con un bulldozer. Le macerie furono rimosse per far crescere velocemente l’erba per una distruzione pari al 100%.

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Lidice prima e dopo

Per Primo Levi c’era qualcosa di soprannaturale nel modo in cui i tedeschi distruggevano gli edifici. Definì quello che vide attraversando Vienna un “male irreparabile” che rendeva le città europee così inquietanti da guardare da divenire quasi il simbolo di una distruzione ancora più grande, quella umana e morale.

Fonte:

Keith Lowe, “Il Continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale”, Laterza Editori

Claudia Cepollaro

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