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Björk: la voce dell’Islanda

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Nei suoi trent’anni di carriera, Björk ha vinto diversi premi per la carriera cinematografica e soprattutto per quella musicale: primo tra tutti il Polar Music Prize dell’Accademia Reale svedese di musica (considerato l’equivalente del Premio Nobel) ed è sempre stata apprezzata per la sua voce molto particolare, dolce ma non melensa e capace di raggiungere picchi molto alti.

Björk

Artista che si è fatta subito notare per la sua varietà di stili e generi: ha viaggiato dalle influenze un po’ punk degli inizi, all’elettronica, al tentativo di sposare natura e tecnologia nel penultimo ultimo album, Biophilia. La produzione di Björk, infatti, testimonia spesso un forte legame con la natura e l’universo, che diventano muse ispiratrici. La cantante islandese ha sempre stupito per la sua originalità e stravaganza: dal look particolare, alle controversie suscitate dai video di certe canzoni (come i riferimenti a scene di sesso in Pagan Poetry) e il suo impegno politico (ha suscitato le ire del governo cinese dedicando la sua canzone Declare independence al Tibet durante un concerto a Shangai). Ha poi spesso ricevuto apprezzamenti anche da altre figure della musica internazionale: Thom Yorke, per esempio, definì Unravel (Homogenic) la canzone più bella che avesse mai ascoltato. Non sarò Thom Yorke ma, se volete il mio parere, sono assolutamente d’accordo.

Ma andiamo per ordine. Per introdurre Björk basterà dire che registra il suo  primo album selftitled, Björk, a dodici anni, in esso ripropone canzoni per  bambini in islandese. Fa parte in seguito di diverse band ed è con gli  Sugarcubes che comincia a farsi conoscere. Il gruppo pubblicherà tre  album, guadagnandosi un seguito in Inghilterra.

La sua carriera da solista comincia con Debut, che vede la luce nel 1993. In esso, la cantante si orienta su ritmi dance e pop (There’s More To Life than This, Big time sensuality e Violently happy) ma vi possiamo anche trovare i tromboni di The anchor song, oltre che una cover di Like someone in love con accompagnamento di arpa.

Il 1995 è l’anno di Post, album creato in collaborazione con Tricky e nel quale Björk sperimenta la musica elettronica (Enjoy e Hyperballad), senza rinunciare a stili più tradizionali, per esempio nella cover di una canzone di Betty Hutton, Blow a Fuse, ribattezzata It’s Oh so Quiet.

Nel terzo album, Homogenic (1997), le atmosfere si fanno più astratte ed è ricorrente l’unione tra musica elettronica e suoni d’archi ( come in Pluto). Già in quest’album sono presenti i temi fondamentali delle opere successive: la vicinanza alla natura, l’ammirazione per il creato e il desiderio di abbracciare le forze naturali e cosmiche che sono intorno a noi, fino a diventarne parte (Joga). Curiosità: il video di All is full of Love ha come protagonisti due robot, che hanno probabilmente ispirato il design di quelli che compaiono nel film Io, Robot.

Björk
La cover dell’album Homogenic

Il nuovo millennio vede l’uscita dell’album Vespertine (2001), opera più introspettiva che ci regala orchestre da camera, cori (Hidden Place e Pagan Poetry) e ritmi ricavati da rumori domestici. Molti dei testi del disco sono basati sulle poesie dello scrittore americano E. E. Cummings e su Crave, opera teatrale di Sarah Kane.

Björk e sperimentazione estrema

È poi la volta di Medulla, disco a dir poco atipico, che vede il contributo di Robert Wyatt. Molti brani rasentano la cacofonia e quasi non contengono strumenti musicali: Björk, infatti, fa uso quasi esclusivamente della propria voce, emettendo lei stessa i suoni da usare come base delle canzoni mixandoli poi tramite computer. Anche qui tema portante è il rapporto con la natura e l’armonia tra esseri umani. Alcune tracce in islandese rievocano le origini e il passato dell’artista.

Con l’album Volta (a cui collabora anche Timbaland), la cantante si dedica a temi politici e ambientali (come in Earth Intruders e Declare Independence, brano con evidenti influenze industrial). Notevole in questo lavoro è l’uso del Reactable, un sintetizzatore d’avanguardia, e di un coro islandese di trombettiste.
L’ultimo album, Biophilia, è una grande opera sull’universo e la natura, cantati per mezzo della tecnologia. Continuano le sperimentazioni elettroniche, grazie soprattutto all’uso di uno strumento brevettato appositamente per il disco, il gamestele: una celesta (variante dello xilofono) modificata con elementi del gamelan (un insieme di gong, xilofoni e tamburi di origine indonesiana). Inoltre, centrale è la creazione di una serie di applicazioni per iPad, una per ogni brano: ognuna di esse rappresenta l’idea centrale di ogni canzone e permette a chi ascolta di vivere i brani in prima persona.

Finalmente arriviamo al presente: da questo 20 gennaio è  disponibile in piattaforma digitale la sua nuova fatica, Vulnicura. Un album dal taglio nettamente diverso  rispetto al passato: in esso Björk riscopre il piacere di   raccontare e raccontarsi, analizzando e ripercorrendo le fasi  del dolore per le sue storie d’amore finite male. Sicuramente  uno dei casi musicali dell’anno, vi rimandiamo alla recensione che LaCOOLtura ha scritto per voi!

Bonus: un pezzo che Björk ha composto con Thom Yorke per il film Dancer in the Dark di Lars Von Trier, nel quale la cantante recita come protagonista

 

Gaia Giaccone

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