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Golden Globe – Netflix vs HBO, il trionfo dello streaming

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In quanti erano svegli la notte fra sabato 10 e domenica 11 gennaio, e perché? Tra le schiere dei cinefili e dei seriofili – non si fa mai troppo tardi per inventarne, di parole- ci sarà stata sicuramente una bella fetta di appassionati che, a partire dall’1.00 ha voluto sintonizzarsi direttamente con Beverly Hills per seguire la settantaduesima cerimonia di assegnazione dei Golden Globe.

Andiamo subito al sodo, perché nella sfera della serialità internazionale i ‘globi’ hanno premiato di gran lunga il successo dello streaming. Cosa intendiamo per streaming è ben diverso da quel furbo sotterfugio che la pirateria informatica ci ha messo (e ci mette) costantemente sotto al naso e grazie al quale la concezione di TV, per la maggior parte degli internauti, è andata a farsi benedire. Bene, ripercorrendo le vittorie più importanti, oltre ai successi di The Affair (Showtime), premiata come migliore serie tv drammatica, spiccano quelli di Transparent (Amazon), nella categoria di migliore serie comedy o musical, o di Kevin Spacey, nel ruolo di Frank Underwood, come miglior attore in una serie drammatica (House of Cards, della piattaforma Netflix).

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Kevin Spacey, vincitore del Golden Globe come miglior attore in una serie drammatica. Interpreta Frank Underwook in House Of Cards (Netflix).

Al giorno d’oggi, Netflix e Amazon sono due tra le più importanti piattaforme online di servizio streaming on demand, grazie alle quali, tramite un piccolo pagamento mensile, milioni di abbonati possono scegliere di guardare direttamente da internet e in buona qualità le loro serie preferite.

Netflix nasce nel 1997 come società per il noleggio di DVD e videogiochi da internet e, solamente nel 2008, ha deciso di estendere i suoi servizi anche alle serie tv. Al momento, secondo i dati 2014, conta più di 50 milioni di abbonati, almeno 35 dei quali nei soli Stati Uniti; recente è, infatti, l’espansione del network in buona parte dell’Europa Occidentale, dove ne conta 9,4 e si colloca al terzo posto dietro Sky (19.3) e Liberty Global (14.9).

Abbonarsi richiede uno sforzo mensile di soli $7,99 (6€), davvero pochi se si tiene conto della possibilità di poter guardare, spendendoli, anche i contenuti realizzati interamente da Netflix, proprio come House of Cards, o anche qualcosa del calibro di Orange is the New Black, Marco Polo ed Hemlock Grove.

Netflix

Quest’opportunità nacque nel 2011, quando, per la non proprio modica cifra di 100 milioni di dollari, la società di Reed Hastings, decise di acquistare i diritti della serie politica ispirata al romanzo omonimo di Michael Dobbs e prodotta dal premio Oscar Kevin Spacey, indicandone la creazione di due stagioni da tredici episodi ciascuna.

Spese pazze? Non proprio, se si considera che la concorrenza di Amazon, o del più affermato marchio HBO, ha reso necessario investire prima di tutto sulla qualità del prodotto che su un piano d’offerta parecchio esteso. E la qualità costa. Ma come può Netflix permettersi un tetto spese così alto e allo stesso tempo così rischioso? Secondo i dati trasmessi dal periodico The Wire, tenendo conto delle cifre di cui sopra, riuscire a pareggiare un’uscita così esosa significherebbe poter contare su almeno 520,834 nuovi abbonati, la quale cifra si traduce in poco più di due milioni e mezzo di nuove adesioni se si contano le altre serie in cui il network è impegnato.

Cifra che, come dimostrano le statistiche, Netflix non ha avuto difficoltà a raggiungere, balzando improvvisamente da 24 a 27 milioni di telespettatori nel solo 2011. Rischioso, perché? Domanda da un milione di dollari. Già, perché la scelta di rendere disponibile le stagioni di HoC all ot once non permette agli autori, diversamente da quanto accade ormai con cadenza annuale in un The Walking Dead qualsiasi, di introdurre la classica pausa della midseason o di intervenire a piacimento nell’economia della storia e cambiarla in corso d’opera.

Netflix
HBO GO, la nuova piattaforma di streaming on demand che l’emittente metterà a disposizione da Aprile per combattere la concorrenza di Netflix.

Dall’altro lato, invece, c’è HBO che, per reagire con un colpo di reni allo sviluppo sempre più crescente di Netflix, ha proposto per il 2015 il lancio di un servizio di video on demand sganciato dall’abbonamento alla pay tv. Da un progetto del genere, che pare sarà lanciato il 6 aprile in concomitanza con l’apertura della quinta stagione di Game of Thrones, l’emittente non potrà far altro che guadagnarci in spessore, popolarità e servizio: bisogna ricordare, infatti, che, a differenza di Netflix, HBO è un’aggiunta al normale abbonamento alla tv via cavo e che, dunque, prevede un abbonamento più costoso (15 $, divisi però in due tra il consumatore e la tv di stato). Con l’affrancarsi dalla pay tv e con l’aumento della gradevolezza del servizio grazie ad internet, potrà ben presto riprendersi il terreno perduto nei confronti di Netflix, forte di appoggi economici alle spalle di cui Netflix, al contrario, non gode.

Fonte immagine in evidenza: google.com

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Nicola Puca

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