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Jean Paul e la letteratura ironica tedesca

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Georg Büchner non avrebbe potuto realizzare nulla se prima di lui non ci fosse stato Jean Paul. Lo scrittore tedesco – a dispetto del nome – fu tra i più prolifici e al contempo incompresi del suo tempo.

Conosciamo meglio Jean Paul

Jean Paul
Jean Paul

Jean Paul è stato considerato l’autore della moderazione piccolo borghese che si era tenuto in disparte dalla solennità del classicismo di Weimar. In questo ambito possono essere collocate sicuramente alcune sue opere, soprattutto i racconti brevi. Esaminando però più attentamente il suo lavoro, ci si rende conto che si tratta di un autore pienamente inserito nella romanticismo, in quanto movimento della coscienza della crisi.

Jean Paul (pseudonimo di Johann Paul Friedrich Richter), dopo aver studiato a Lipsia, dovette guadagnarsi la vita come precettore, finché l’improvviso successo del suo romanzo Hesperus lo rese famoso. Da quel momento iniziò una vita inquieta che lo condusse a Jena e Weimar, dove conobbe Goethe e Schiller. Dopo un breve soggiorno a Berlino, si trasferì a Bayreuth, dove morì nel 1825.

Cos’è il Witz?


L’ umorismo (Witz) di Jean Paul, caratteristica principale delle sue opere, proviene dalla poetica dell’illuminismo e ha come obiettivo quello di mettere alla prova la ragione. Questa tecnica fu ripresa dai romantici, che però ne capovolsero le finalità; non doveva più emergere la superiorità della ragione, ma al contrario il suo fallimento nei confronti di una realtà sempre più problematica.

L’Avviamento allo studio dell’estetica (1803-1804), principale opera teorica di Jean Paul, ruota appunto attorno al concetto di Witz. Si trova la distinzione tra un Reflezionswitz, spirito umoristico a prevalente carattere razionale, e un bildlicher Witz, spirito umoristico in cui la fantasia e l’immaginazione prendono il sopravvento.

I romanzi “umoristici”

Avendo scelto il Witz come principio stilistico, Jean Paul rifiutava categoricamente la chiarezza della lingua e la linearità. Ciò è visibile nei suoi romanzi La loggia invisibile (1793), Hesperus (1795), Siebenkäs (1796), Titan (1801-1804) e Gli anni della scapigliatura giovanile (1804).

Queste opere, più o meno costruite secondo il principio del Bildungsroman, apparvero in rapida successione. Ma contrariamente al Meister goethiano, composto nello spirito weimariano e divenuto il modello per i romanzi del secolo successivo, Jean Paul crea dei quadri traboccanti di immagini barocche smontati attraverso l’ironia.

L’inaudita modernità di questa forma narrativa poteva però essere scoperta solo nella nostra epoca che ha cominciato a sperimentare forme di scrittura non lineari.

L’incomprensione delle opere di Jean Paul

Il successo di Jean Paul nel XIX secolo è basato su un fraintendimento. Infatti più che i romanzi, vennero letti soprattutto i racconti brevi, apparentemente degli idilli, scritti in uno stile più lineare, come la Vita del piccolo maestro Maria Wutz in Auenthal contento della sua condizione (1793).

In questo testo Jean Paul, pur ricorrendo a immagini comiche, traccia un quadro terribile delle umiliazioni cui è sottoposto Wutz. Il maestro ama i libri, ma poiché è troppo povero per comprarseli, si scrive da sé quelli che lo potrebbero interessare di più. E così Wutz, nel suo poco tempo libero, si inventa opere letterarie.

La canzonatura dello scrittore prosegue in modo ancora più evidente nel romanzo Vita di Fibel (1811), parodia del maestro per eccellenza. Il nome di Fibel, infatti, nasconde un burlesco doppio senso evidente in lingua tedesca, poiché il nome allude al concetto omofono di “abbecedario” (in tedesco appunto Fibel).

L’ateismo e l’insensatezza della vita

Dal suo scritto Discorso che Cristo morto tenne dall’alto dell’universo sulla non esistenza di Dio si vede chiaramente di che tempra sia fatto Jean Paul. Il tema dell’ateismo, di un mondo senza Dio e quindi anche privo di senso, è sempre stato al centro dell’interesse dell’autore. Jean Paul inserì il Discorso all’interno del romanzo Siebenkäs dove la voglia di ridere si trasforma in brivido davanti alla consapevolezza della fugacità del tempo e della futilità di ogni volere umano.

Il Discorso si trasforma nel lamento di Cristo per l’inutilità della sua sofferenza e la vanità del suo sacrificio, poiché non c’è speranza di redenzione. Il Cristo morto ha trovato il cielo vuoto, Dio non esiste, e ogni promessa di pace e vita eterna non è che un’illusione.

Nell’opera di Jean Paul dunque si trovano i primi segni della crisi che a breve avrebbe avvolto l’ottimismo illuminista.

Pia C. Lombardi

Note

Nell’immagine di copertina: «Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia»

Bibliografia

J. Paul, Vita di Maria Wuz, Lampi di stampa, 2002
E.S. Storace, Introduzione all’estetica di Jean Paul Richter, Alboversorio, 2010

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