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Johann Joachim Winckelmann: amore per l’antica Grecia

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Nella seconda metà del XVIII secolo l’attrazione della Germania per la cultura e l’arte greca subisce una forte impennata, soprattutto grazie all’attività di Johann Joachim Winckelmann. Quest’ultimo può essere considerato l’iniziatore del “grande amore tedesco” per la Grecia antica. Winckelmann, con i suoi viaggi lontano dalla Germania, è il primo dei grandi tedeschi che si “stedeschizzarono”; in questo modo egli si sentì più europeo e arricchì come pochi la cultura della sua nazione. Vediamo in che modo Winckelmann abbia contribuito a tale passione e quali siano state poi le conseguenze sulla cultura e sulla visione della Germania del ‘700.

L’arte greca come modello imprescindibile

Johann Joachim Winckelmann
Johann Joachim Winckelmann

Nel 1755 Johann Joachim Winckelmann pubblica il suo saggio Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst (Pensieri sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura); in questo testo egli esalta la plasticità e la corporeità delle sculture greche, requisiti fondamentali per la rappresentazione ideale e perfetta del corpo umano. Condannando il barocco assieme al rococò, Winckelmann individua come modello da seguire le forme naturali, ben proporzionate e armoniose dell’arte greca, in cui si manifesta la bellezza stessa. Le teorie di Winckelmann sono alla base della posteriore arte neoclassica di Canova, Thorwaldsen, Carstens e dello stile Impero diffuso da Napoleone in tutta Europa.

Nobile semplicità e serena grandezza

Per Winckelmann il carattere principale dell’arte greca è la «edle Einfalt und stille Grösse» («nobile semplicità e serena grandezza»), indice di equilibrio morale e di un perfetto auto dominio. Indubbiamente Winckelmann esagerò con la serenità morale dell’arte greca, forse perché in Europa si sentiva un profondo bisogno di tranquillità e si accarezzava perciò con segreta nostalgia il mito della serenità greca. Ma, almeno in Germania, l’accentuazione della serenità è di natura anche religiosa. Winckelmann reagisce al pietismo e, inconsciamente, vi ricade. Nella serenità degli dèi egli vede un riflesso della loro atarassia, della loro mancanza di agitazioni; gli dèi erano perfetti e felici proprio perché non erano toccati dalle sventure umane e vivevano nella contemplazione. Ma con l’atarassia e la tranquillità degli dèi Winckelmann in realtà riafferma l’interiorità tipica del sentimento pietistico.

Johann Joachim Winckelmann e l’imitazione dell’arte

Winckelmann, che nel 1754 era diventato cattolico a Dresda per poter continuare i suoi studi e aveva vissuto a Roma, amico di coltissimi e generosi cardinali, ammirato come il migliore grecista, conteso come cicerone impareggiabile da tutti i principi stranieri di passaggio in Italia, condusse a termine del 1762 la sua opera principale, Geschichte der Kunst des Alterturms, (Storia dell’arte nell’antichità). In questo testo combinò – cosa del tutto nuova all’epoca – l’archeologia e la filologia. Come nei testi precedenti, anche in questa sua opera Winckelmann si concentrò sul concetto di imitazione, che era da lui intesa come rappresentazione di una bellezza «imitata» solo in quanto essa già esiste nell’anima come idea innata e ricordo platonico.

Le conseguenze sulla cultura e la politica tedesca

Tutte le teorie elaborate da Winckelmann e descritte nei paragrafi precedenti sono fondamentali per comprendere l’influenza non solo sulla cultura tedesca, ma anche sulle aspirazioni politiche in Germania. In molti all’epoca di Winckelmann notarono una somiglianza notevole fra la struttura politica della Grecia antica e della Germania settecentesca. La Grecia era, come la Germania, un paese costituito da molti stati uniti soltanto da vincoli religiosi, linguistici e artistici. Inoltre, varie somiglianze linguistiche (le desinenze flessive, la “purezza”, in quanto entrambe le lingue si svilupparono senza lasciarsi influenzare da forme straniere) suggerivano una certa somiglianza fra la Germania e la Grecia. Si creò così un’implicita equazione fra la Grecia e la Prussia, considerata una novella Sparta. In mezzo a tali idee si insinuò poi anche la convinzione che l’invasione dorica, con cui s’inizia la storia greca, fu dovuta a stirpi germaniche. Menelao, dunque, fu preso per un vichingo ante litteram.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

J.J. Winckelmann, Storia dell’arte nell’antichità, Abscondita, 2017.

 

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