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I fratelli Mann: un confronto tra Heinrich e Thomas

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Spesso i protagonisti più celebri della letteratura tedesca sono stati coppie di fratelli. Come dimenticare i Grimm oppure Wilhelm e Friedrich Schlegel? Durante la fin de siècle, che comprende gli anni dal 1880 circa al 1914, Heinrich e Thomas Mann rappresentano la coppia di fratelli più significativa. I loro testi (e conflitti) riflettono il difficile percorso della letteratura tedesca del Novecento. Con questo primo articolo vogliamo inaugurare una serie dedicata ai fratelli “celebri” della letteratura tedesca, a ciò che li ha uniti e che li ha distinti. A questo proposito, i fratelli Mann, appartenenti alla ricca borghesia di Lubecca, dopo un’iniziale affinità, imboccarono strade completamente diverse: cosa li ha davvero separati?

I fratelli Mann: guerra e pace

Nessuno dei due fratelli Mann portò a termine gli studi. Tuttavia, poterono sempre contare su una rendita mensile che permise loro una certa indipendenza e soggiorni come quello nella città di Palestrina dal 1896 al 1898. Le impressioni di questo soggiorno sono evidenti nell’opera di entrambi, ma soprattutto nel romanzo di Henrich Die kleine Stadt (1909). Fin da giovanissimi entrambi i fratelli Mann si interessarono alla letteratura tedesca ed europea. Heinrich cominciò però a maturare un atteggiamento critico e politico che lo spinse a staccarsi prima e in modo più deciso di Thomas dall’estetismo e dalla sensibilità tipici dell’epoca. Heinrich ricordava il ruolo politico e sociale che la letteratura doveva svolgere e invitava a non rifugiarsi nella torre d’avorio dell’art pour l’art. Il contrasto con il fratello, che aveva sviluppato un atteggiamento conservatore sia in campo letterario che politico, portò nel 1914 a una dolorosa rottura tra i due.

Il conflitto irrisolto tra cultura e civiltà in Heinrich e Thomas Mann

Nel saggio Geist und Tat (1911) Heinrich Mann si scagliò contro la distanza dalle cose del mondo dei letterati tedeschi. Questi si compiacevano del loro disinteresse politico e sociale ed evitavano accuratamente ogni contatto con il popolo. Gli attacchi di Heinrich erano indirizzati sia contro i propri inizi letterari sia contro le opere del fratello. Thomas reagì a questo rimprovero scrivendo Betrachtungen eines Unpolitischen (Considerazioni di un impolitico, 1918). Nel testo accusava il fratello di essere un Zivilisationsliterat, cioè un letterato dedito alla civiltà e non alla vera cultura, e di tradire di conseguenza il mondo dell’arte. Qui troviamo di nuovo la fatale opposizione tra Zivilisation («civiltà» in quanto realtà sociale) e Kultur («cultura» in quanto realtà spirituale che si trova solo nella dimensione dell’arte), una costante della storia della cultura tedesca, dal momento in cui l’illuminismo aveva rivelato la sua incapacità di realizzare riforme politiche.

Fratelli divisi dagli stessi eventi

Anche se più tardi i due fratelli Mann si riconcilieranno nella lotta comune contro il nazionalsocialismo, la scissione tra evoluzione politica ed evoluzione letteraria era diventata irrimediabile. Nella repubblica di Weimar Heinrich rivestì un importante ruolo (fu presidente della sezione letteraria dell’Accademia delle Arti di Berlino); Thomas invece si ritirò dalla vita politica e scrisse la Montagna incantata (Der Zauberberg, 1924), che può essere considerato l’ultimo perfezionamento del Bildungsroman, il romanzo di formazione tedesco.

Heinrich e Thomas Mann tra esilio…

Con la presa del potere da parte del nazionalsocialismo nel 1933 furono costretti entrambi all’esilio. Heinrich emigrò in un primo momento in Francia e nel 1940 negli Stati Uniti, mentre Thomas si trasferì prima in Svizzera e dal 1938 negli Stati Uniti. I due fratelli vissero l’esperienza dell’esilio in modo diverso. Heinrich venne quasi dimenticato come scrittore, fu colpito da un grave stato di depressione e da disgrazie familiari; Thomas diventò un autore di fama mondiale con la monumentale tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (Joseph und seine Brüder, 1933-1943). Inoltre, scrisse il romanzo sulla figura del Faust moderno, Doktor Faustus (1943-1947), narrata nel destino del musicista Leverkühn.

… e memoria

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Una moneta dedicata ad Heinrich Mann

Dopo la guerra e la divisione della Germania, Heinrich venne riscoperto dalla politica culturale della Repubblica democratica tedesca appena fondata; venne infatti chiamato a Berlino Est per ricoprire la carica di presidente della Deutsche Akademie der Künste. Già gravemente malato, accettò l’incarico ma morì negli Stati Uniti prima di potersi recare nella DDR. Thomas lasciò gli Stati Uniti solo nel 1952 ma non tornò in Germania: scelse invece di stabilirsi in Svizzera, dove morì nel 1955. Da allora Thomas Mann è considerato uno dei massimi autori tedeschi del Novecento, mentre solo con la riunificazione tedesca si è aperta la possibilità di una valutazione equilibrata del valore artistico di Heinrich Mann.

Heinrich Mann: uno scrittore diviso

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La tomba di Heinrich Mann al Dorotheenstädtischer Friedhof

Come abbiamo già avuto modo di osservare, le discordie tra i fratelli Mann ebbero origine soprattutto per il loro diverso atteggiamento nei confronti della politicaHeinrich si impegnò sempre molto in questo campo, anche da un punto di vista letterario. Certo, le sue prime opere sono nate tutte nel segno della fin de siècle. Appartengono a questa fase la trilogia di romanzi Die Göttingen oder die drei Romane der Herzogin von Assy (1903) e la satira Professor Unrat (1905). Sempre a questo periodo risale il romanzo Der Untertan, scritto nel 1909 ma pubblicato con grande successo di pubblico durante il periodo della repubblica di Weimar. Si tratta di una cupa satira sociale, in cui Heinrich Mann alza il dito contro la situazione della Germania guglielmina.

La svolta politica

Nel romanzo La piccola città di Heinrich Mann è evidente il cambiamento e il passaggio da una prima fase di adesione alla décadence a una successiva di autore impegnato. Da questo momento, Heinrich è saldamente convinto che i concetti di democrazia, libertà individuale, gioia dei sensi e creazione artistica sono inscindibilmente uniti. All’idea della poesia come portatrice di valori puramente «culturali», non legati al mondo del dibattito politico, e del poeta come «vate» avulso dalla realtà, Heinrich Mann contrappose la figura dell’intellettuale impegnato e attivo in campo politico-sociale, analoga a quella già emersa nel Vormärz. Quest’idea del nuovo ruolo del poeta ebbe un’influenza decisiva nelle elaborazioni teoriche del nascente espressionismo letterario. Per tale motivo Heinrich Mann può essere considerato uno dei più importanti precursori di questo movimento che portò la cultura tedesca al superamento della fin de siècle.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

H. Mann, La piccola città, Newton&Compton, 1995;

H. Mann, Il professor Unrat, Mondadori, 2014;

H. Mann, Il suddito, De Agostini, 2014.

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