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Dire Straits: Una poetica pragmatica unita a sonorità vintage

Una poetica pragmatica unita a sonorità vintage

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Dire Straits

Sul finire degli ’70, il fenomeno hard rock era oramai ben consolidato da un pezzo mentre il più estremo heavy metal aveva già preso, pressappoco, la sua forma definitiva. Per avvicinare il grande pubblico a questi generi, si formò con la musica rock e quella pop un ibrido di successo, il glam rock. Molte band come i Kiss, i Queen, i T. Rex seguirono questo corso stilistico che non solo era definito sotto il profilo musicale, ma anche in quello relativo all’abbigliamento. Eppure ce ne fu una che si tirò fuori da questo filone, proponendo sonorità rock più limpide e avendo un look più sobrio: i Dire Straits.

Dire StraitsLa band fondata a Londra nel 1977 dai fratelli Mark e David Knopfler, John Illsley e Pick Withers e rimasta in attività fino al 1995, ha prodotto un totale di 12 dischi (6 in studio e 3 live, oltre che 3 raccolte) che hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e dai quali sono stati estratti singoli che presto sono divenuti delle hit. Basti pensare al solo Brothers in Arms che ha venduto oltre 30 milioni di copie e a singoli come Walk of Life o Romeo and Juliet onnipresenti in tutte le loro scalette dei concerti.

Un inizio difficile

Dire StraitsFulcro principale del gruppo è il chitarrista Mark Knopfler che, dopo essersi laureato in letteratura inglese, si guadagnava da vivere facendo il giornalista e l’insegnante d’inglese. Trasferitosi a Deptford nell’appartamento di suo fratello David, condiviso con Illsley, all’inizio era restio ad eseguire performance dal vivo basate sui suoi testi, per via della poca fiducia nelle sue doti da compositore, e solo dopo avere reclutato il suo vecchio amico Pick Withers il gruppo iniziò le sue prime esibizioni.


Purtroppo, tra ristrettezze economiche e riscontri del pubblico molto scarsi, non ebbe una partenza facile ed è per questo che adottarono il nome “Dire Straits” che significa “tremende avversità”. Anche dopo avere pubblicato il primo album in studio e avere ricevuto critiche molto positive la situazione non migliorò significativamente in patria. L’intuizione del produttore, però, fu proprio in ciò che tanto veniva snobbato in Gran Bretagna e, cioè, gli arrangiamenti essenziali e le doti sia chitarristiche che liriche di Mark Knopfler. Questo portò alla produzione del secondo album, Communiqué, dove si ripropone, in chiave più matura, il repertorio dell’omonimo album d’esordio. I tipici fraseggi e assoli, come quelli di Sultans of Swing, furono incrementati e le melodie ancor più raffinate. Come risultato, l’album fu il primo della storia a debuttare nelle prime posizioni delle classifiche in Germania e brani come Lady Writer e Once Upon a Time in The West scalarono facilmente le hit parade anche in altri paesi. Come conseguenza del successo, i Dire Straits intrapresero una tournée mondiale dove registrarono il “tutto esaurito”.

Un’evoluzione costante

Il terzo album dei Dire Straits, Making Movies, fu caratterizzato da un’evoluzione Dire Straitssignificativa dello stile sia lirico che musicale. Ci fu l’introduzione delle tastiere, gli arrangiamenti rock furono più elaborati, la durata media dei brani fu allungata vistosamente e i testi divennero più poetici e ricercati, quasi come dei brevi romanzi musicali. Basti ascoltare la lunga Tunnel of Love o la sopracitata Romeo and Juliet per rendersi conto della notevole caratura dell’album. Ma ciò che non emerge dall’album è l’assenza di David Knopfler il quale, a seguito di disaccordi col fratello, decise di intraprendere la carriera solista.

Nel successivo Love Over the Gold, la personalità eliocentrica di Mark divenne ancor più marcata dirigendo in maniera esclusiva lo sviluppo artistico di questo insolito album fortemente sperimentale con brani che arrivano alla bellezza di 14 minuti di durata. Come il precedente, anche questo album segna la dipartita di un altro componente della band, il batterista Withers.

L’apice e la fine del successo

Dire StraitsNel 1985 debutta il loro più grande successo commerciale, Brothers in Arms, un album molto eterogeneo e con un sound molto più mainstream. Ciononostante, non mancano canzoni di pregio, sotto il punto di vista testuale, come la title-track che divenne, per il suo testo molto antimilitarista, un vero e proprio inno pacifista. L’allegra Walk of Life riuscì a controbilanciare le più introspettive e impegnative canzoni così come la più frivola, seppur diretta, Money for Nothing, col suo avanzatissimo videoclip. Entrambe diedero toni più vivaci e spensierati all’album, forse, il meno rappresentativo della band.

L’ultimo album di inediti dei Dire Straits prima dello scioglimento è On Every Street che presenta suoni leggermente più distorti e dall’influenza marcata del rock-country americano. Pur non eguagliando il successo di Brothers in Arms, questo album è riuscito a vendere oltre 10 milioni di copie, a mo’ di ultimo canto del cigno della band, o meglio, del duo Knopfler e Illsley.

Dire Straits: una sfrontata timidezza

Se ripensiamo al fatto che Mark Knopfler fosse restio a suonare i testi che aveva composto, ci potrebbe sembrare buffo che poi sia divenuto l’unico autore di quasi tutti i brani della band. La forte carica evocativa dei testi raccontavano delle vicende personali, mettendo in particolare risalto le emozioni dei protagonisti senza però sfociare nel sentimentalismo e con una fine poetica. Anche i brani di carattere politico-sociale dei Dire Straits presentano queste caratteristiche, senza però mai presentare giudizi espliciti, un po’ come le opere di William Shakespeare. Non a caso, una delle sue canzoni più famose porta il titolo di un’opera del bardo elisabettiano, come una reinterpretazione della tragedia shakespeariana.

Dire StraitsMark Knopfler, però, non è solo annoverato tra i migliori autori della scena rock, ma anche come uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Un suo svantaggio, quello di essere mancino ma di suonare da destrimano, si è presto trasformato in un grosso vantaggio poiché, avendo la mano forte sul forte sul manico, ha potuto così eseguire dei bending su ben tre corde e di sviluppare, inoltre, un potentissimo vibrato. Anche il non utilizzo del plettro ha conferito al suo sound un’impronta subito riconoscibile. Altro suo marchio di fabbrica, che divenne quasi un’icona di quegli anni, fu la sua personalizzata Stratocaster rossa e bianca, raffigurata anche sulla copertina della racconta Private Investigations, del 2005.

L’apprezzamento per lo stile di Mark, inoltre, non venne soltanto del pubblico e della critica, ma anche da artisti di fama internazionale. Sono numerose le collaborazioni di Mark Knopfler con Sting, Eric Clapton, Tina Turner, Ben E. King. Firmò anche la colonna sonora di svariati film, tra cui La storia fantastica, che gli valse una nomination ai Grammy Award del 1988. La sua ricerca di un’eterocromia musicale e all’eccellenza strumentale, lo portò a cambiare spesso la formazione dei Dire Straits o a importarne altri che facessero da supporto. A uno di essi, Phil Palmer, si deve uno degli assoli di chitarra più belli della musica italiana, quello di Con il nastro rosa di Lucio Battisti.

Pur se non degna di nota, rispetto a quella con i Dire Straits, la carriera solista di Mark ha prodotto ben 8 album in studio mentre fuori dalla sfera musicale ha ricevuto ben tre dottorati honoris causa assieme al titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Un insegnamento dal passato

Dire StraitsNei Dire Straits, Mark Knopfler ha riversato le sue peculiari caratteristiche, sia musicali che liriche, le quali si possono assaporare in quasi tutti i brani della band inglese, fatti, per lo più, di lunghi passaggi strumentali e dall’assenza di un vero e proprio ritornello. Quello stile roots rock, così in controtendenza, ricco di influenze blues, jazz e country, riuscì con una mite sfrontatezza a fare imporre i Dire Straits in quell’universo musicale così diverso da loro.

L’avventura dei Dire Straits, in conclusione, può insegnarci quanto ne valga la pena non omologarsi e di non piegarsi ai diktat della moda, seguendo il proprio percorso verso la maturità e riconoscendo nel passato un prezioso maestro e, talvolta, una fonte d’ispirazione.

Antonio Cusano

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