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Vaccini: La Big Pharma che non esiste

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Sui vaccini se ne sentono di ogni tipo, ma ormai non ha più senso difendere la validità medica, scientifica, statistica ed epidemiologica dei vaccini. Chi ritiene che i vaccini siano un male da estirpare non si fermerà di certo di fronte a dati oggettivi che non può capire, dati oggettivi che sono comunque tranquillamente reperibili ovunque, se si sa dove e come cercare.

Bisogna colpire lì dove anche un bambino di 5 anni sarebbe in grado: sui soldi.

Per fare questo bisogna destrutturare il complesso interfacciarsi tra stato-cittadini-casa farmaceutica-ricerca e ricondurre il tutto ad uno scambio tra due persone:

Lo stato acquista

La casa farmaceutica vende

Partiamo da chi vende: Si, ma chi vede?

Ormai quasi tutti i vaccini vengono venduti da una sola casa farmaceutica, GSK (GSK che ha acquistato Novartis Vaccini nel 2016 ed è quindi allo stato attuale il più grande fornitore di vaccini disponibile) che come tutte le cause farmaceutiche rende disponibile il bilancio annuale online ( https://annualreport.gsk.com/assets/downloads/1_GSK.AR.FULL.V4.pdf ).Inoltre, come loro stessi precisano sono la sola azienda che ricerca, sviluppa, produce e distribuisce vaccini in Italia ( https://www.gsk.it/chi-siamo/gsk-vaccines-italia/ ). Basta quindi spostarci alla pagina 29 del bilancio annuale online per valutare che il profitto dai vaccini su scala mondiale va sui 4.6 miliardi con un aumento percentuale del 14%

In Europa? L’Europa traina la crescita con un bel 18%, ma sarà la solita Italia con migliaia di milioni di vaccini obbligatori? No, è il Regno Unito che ha richiesto moltissime dosi di Brexsero (anti-meningococcica) durante la sua campagna di immunizzazione.

Ora la prossima domanda è quanti di questi soldi sono poi re-investiti per la ricerca? 597 milioni, approssimiamo a 600 per facilità, questo ci riporta ad un utile di 4 miliardi circa.

Attenzione! Parliamo di profitto, non di quanti soldi entrano in generale. Questo è un netto bello e buono, ma in rapporto alle altre branche della GSK, quanto fa il solo business dei vaccini?

Per questo basta spostarci a pagina 3 per valutare come i vaccini siano il 16% del profitto dell’azienda farmaceutica, mentre ben il 58% sono farmaci (Farmaci spesso per malattie che si potrebbe prevenire usando gli stessi vaccini che GSK vende) e ben il 26% da prodotti per il wellness (Basti pensare che anche il dentifricio “Aquafresh” è di proprietà di GSK).

Viene quindi sfatata la prima bufala classica, quella cioè che con i vaccini le cause farmaceutiche facciano la maggior parte dei propri utili.

4 miliardi non sono comunque bruscolini, spostiamoci quindi al compratore, lo Stato:

Conviene acquistare vaccini piuttosto che curare la malattia?

Per questo basta andare a valutare il rapporto sull’uso dei farmaci OsMed prodotta dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ogni anno ( http://www.aifa.gov.it/content/rapporti-osmed-luso-dei-farmaci-italia )

La spesa lorda (Attenzione! Lorda e non netta!) per i vaccini è ammontata a 317,9 milioni, pari all’1,4% della spesa totale del SSN per i farmaci, con una spesa lorda pro-capite di 5,23 euro.

Ciò significa che con un costo pari a 5 caffè all’anno ed una goleador (nostalgia canaglia di quando con 20 centesimi ne compravi due) per ogni cittadino, tantissimi bambini e anziani, che sono poi le fasce deboli che vanno appunto difese con i vaccini, hanno ricevuto protezione nei confronti di: tetano, difterite, pertosse, poliomielite, epatite B, per citare i principali.

Ci conviene?

Bene, per il rapporto OsMed il grosso della spesa sanitaria (1,7 miliardi di euro) sono stati spesi per i farmaci per la cura dell’epatite C (Sofosbuvir), pari a 14,69 euro pro capite, circa tre volte la spesa per tutti i vaccini per tutte le malattie.

L’enorme quantità di investimenti necessari per la cura dell’HCV rappresenta un buon esempio di quanto costi il trattamento di una malattia infettiva contro la quale non esiste un vaccino.

E quando esiste? HBV

è quello che è successo per una patologia infettiva simile, l’epatite B (HBV), prevenibile con la vaccinazione. Il vaccino contro l’HBV è stato introdotto nel 1991 e da allora sono stati vaccinati circa 20 milioni di bambini.

L’incidenza totale di HBV è scesa da 5 casi per 100.000 nel 1991 a 0,8 nel 2014.

I dati per classi d’età mettono in luce che dal 1991 al 2014 nella fascia 0 – 14 anni l’incidenza è passata da 1 a 0, nella fascia 15-24 anni è crollata da 12 a 0,3 mentre l’incidenza sopra i 25 anni è diminuita da 4 a 1 caso per 100.000 (dati SEIEVA).

Alla fine degli anni 80 circa 2 milioni di persone avevano un’infezione cronica da HBV e 9000 persone morivano ogni anno per cirrosi e cancro epatico correlato a HBV.

Le conclusioni sui vaccini sembrano ovvie

Questo dovrebbe darci un’ottima idea di come non convenga allo stato, che viene visto come cattivo e corrotto, obbligare le vaccinazioni, se il suo intento fosse davvero quello di fare l’interesse delle case farmaceutiche.

La verità è che tanto lo stato quanto la casa farmaceutica (Che comunque non distribuisce i vaccini gratis, così come il panettiere non regala il pane e nessun concessionario regala auto) hanno, per i propri interessi, lo stato di salute migliore possibile per il cittadino:

Lo stato perché risparmia

La casa farmaceutica perché ha possibilità di vendere molti più prodotti per il wellness (che fatturano molto più dei vaccini) rispetto a quanto potrebbe fare se le persone ricominciassero ad ammalarsi e a morire di malattie facilmente prevenibili.

Il complotto ci fa delirare, ci libera da tutto il peso di confrontarci con la realtà.

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