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Il teatro San Carlo di Napoli riparte con i russi!

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San Carlo

L’apertura della stagione concertistica 2017-18 del San Carlo

Martedì 24 ottobre 2017: la serata che tutti i musicofili napoletani aspettavano. Era infatti l’apertura della stagione concertistica 2017-18 del “teatro più bello del mondo” secondo Stendhal, che così definiva il San Carlo nel 1817 nel suo Roma, Napoli e Firenze. E il teatro riapriva le porte agli appassionati con un concerto interamente dedicato alla musica russa.

– Il Rach 3…Ma è monumentale!

– Sì, è una montagna…è il picco più difficile da scalare.

– Nessuno è mai così pazzo da affrontare il Rach 3

– Sono pazzo quanto basta, professore? Che dice?

E questo è lo scambio di battute nel dialogo tra Noah Taylor (David Helfgott) e John Gielgud (Prof. Cecil Parkes) tratto dal bellissimo film Shine (regia di Scott Hicks, 1996) quando si parla della possibilità di studiare il terzo concerto op.30 di Sergej Rachmaninov. Esso deve la sua fama di “concerto più difficile del mondo”, un tantino esagerata anche se in realtà non del tutto immeritata,¹ proprio al film di Hicks.

La pellicola, ispirata a fatti realmente accaduti, ripercorre la delicata vicenda del pianista australiano di origini ebraiche David Helfgott che, vittima di un esaurimento nervoso, è costretto a sospendere l’attività concertistica. Soltanto l’amore di Gillian, sua futura moglie, e la musica riusciranno a fargli trovare la forza e l’energia per riprendere una carriera che prosegue ancora oggi.

La digressione a proposito di un film che annovero tra i miei preferiti – il lettore mi scusi – mi permette di entrare nel vivo del commento alla serata. Tre i protagonisti principali: la bellissima orchestra del massimo partenopeo, il pianista macedone Simon Trpčeski e il direttore d’orchestra Juraj Valčuha, ormai direttore stabile già dalla scorsa stagione 2016-2017.

Il concerto inizia…

La tensione per la consapevolezza di essere giunto (correndo) un po’ in ritardo a teatro (e il conseguente timore di mancare l’attacco dell’orchestra) è stata subito smorzata dal sollievo di trovare ancora le mascherine sorridenti ad accogliere i ritardatari dell’ultimo minuto all’ingresso della platea. Ancora un po’ di corsa su per le rampe che conducono ai vari ordini di palchi e finalmente, occupato un bellissimo posto vicinissimo al palco reale, posso godermi l’inizio dello spettacolare “Rach 3”.

San Carlo

Poco dopo l’entrata dell’orchestra, il solista attacca “in sordina” quello che è uno degli incipit più memorabili della letteratura per pianoforte e orchestra. Rimango per un attimo perplesso: ero predisposto ad ascoltare il tema principale, semplice e allo stesso tempo misterioso, caratterizzato da una maggiore incisività o più chiaramente pronunciato.

Il concerto prosegue e la particolare interpretazione di Trpčeski, in cui noto tra l’altro un’agogica più controllata e la scelta di certe dinamiche più tenui del solito, mi pongono di fronte ad un interrogativo: scelta consapevole o “serata no” per il pianista, vittima anzichè dominatore della normale “ansia da palcoscenico”?

Simon Trpčeski ovvero chiarezza e controllo nello slancio russo

Le note però ci sono tutte, si distinguono nettamente nonostante il complesso intreccio polifonico e la scrittura impervia che contraddistingue il concerto famigerato. Il pianoforte canta, spicca la bellezza del fraseggio e la varietà della tavolozza timbrica del pianista macedone anche nei passaggi più ostici. Ecco la famosa cadenza del primo tempo: momento topico, il pianista si ritrova improvvisamente senza sostegno orchestrale in uno dei passaggi più complessi e affascinanti dell’intera composizione.

San Carlo Trpčeski si rivela qui il virtuoso all’altezza della situazione, il cavallo di razza che dimostra a tutti coloro che sono in sala che ha la testa e le mani in grado di reggere un’opera tanto impegnativa, accelerando perfino il maestoso passaggio di accordi con reminiscenze del primo tema; qui, a dirla tutta, avrei preferito senz’altro una maggior cantabilità e accuratezza di fraseggio. Poco male perchè l’artista ormai mi ha convinto nonostante la perplessità iniziale e posso senz’altro far cadere l’ipotesi della presunta “ansia da palcoscenico”.

La pulizia dei pedali, il nitore sonoro e la lucidità di pensiero sono le caratteristiche principali di questa prova di Simon Trpčeski che restituisce, grazie anche all’ottima intesa di ensemble raggiunta con orchestra e direttore, un “Rach 3” più delicato del solito ma senz’altro godibilissimo.

Il pubblico è così sedotto e, dopo l’applauso liberatorio di apprezzamento per l’entusiasmante esecuzione, chiama più volte alla ribalta il maestro. Due i bis regalati agli ascoltatori: il vocalise op.34 no.14 dello stesso Rachmaninov eseguito insieme al primo violoncello dell’orchestra, Luca Signorini, ed un valzer di Fryderyk Chopin, entrambi eseguiti con sensibilità e ricercata raffinatezza.

Il San Carlo ricorda la rivoluzione russa

Grande successo anche per la seconda parte della serata che prevedeva l’Aleksandr Nevskij di Sergej Prokofiev, cantata per mezzosoprano, coro e orchestra op.78. L’opera si richiama a gran parte del materiale sonoro che il compositore russo predispose per il film omonimo di Sergej Ėjzenštejn (prodotto nel 1938), rielaborandolo in una versione da concerto nel 1939.

Nel 1938 Ėjzenštejn, per la realizzazione della colonna sonora del suo nuovo film, cercò e ottenne la collaborazione di Prokofiev, reduce da Hollywood – dove aveva potuto osservare le tecniche di sincronizzazione del sonoro con le immagini messe a punto negli studi della Walt Disney. Ambientato intorno al 1242, Aleksandr Nevskij narra le gesta dell’omonimo condottiero russo che riuscì a contrastare, grazie alle sue abilità di geniale stratega, la pressione orientale dei mongoli e quella occidentale dei popoli germanici.

San Carlo L’esecuzione di quest’opera, nonchè la stessa programmazione della serata a tema al San Carlo, cade in un momento storico particolarmente significativo. Ricorreva infatti proprio in questi giorni, precisamente il 25 ottobre (secondo il calendario giuliano), il centenario della rivoluzione russa (1917-2017) e la cantata, divisa in sette diversi momenti che permettono all’ascoltatore di ripercorrere in buona sostanza il plot della pellicola, richiama in maniera evidente le atmosfere tipicamente russe di tanta letteratura, teatro e cinema di riferimento.

Si alternano, infatti, scene caratterizzate dall’impeto guerresco con l’utilizzo massiccio delle percussioni (grancassa, xilofono, campane ecc.) a intermezzi di intenso lirismo, semplici melodie che ci riportano a quell’atmosfera cui si è fatto cenno (penso soprattutto agli interventi della massa corale, dal sapore a dir poco epico, e al solo della mezzosoprano Ketevan Kemoklidze).

Con questo viaggio nello spirito russo, prima con Rachmaninov e dopo con Prokofiev, il teatro San Carlo, grazie soprattutto ai suoi musicisti guidati dal sapiente Juraj Valčuha, rende un bell’omaggio ad un paese enigmatico e affascinante con una serata che inaugura alla grande la nuova stagione concertistica 2017-18.

Gianluca Blasio

 

Note

1. Se non è proprio il concerto più difficile tra quelli per pianoforte e orchestra è sicuramente uno dei più ardui di tutto il repertorio. A questo proposito il grande pianista Arthur Rubinstein lo aveva soprannominato “Elephant concerto”.

[I prossimi spettacoli a teatro] http://www.teatrosancarlo.it/it/season/prossimi-spettacoli.html

[La precedente stagione del teatro San Carlohttp://www.lacooltura.com/2016/05/teatro-san-carlo-stagione-2017/

[Guida all’ascolto dell’Aleksandr Nevskijhttp://www.flaminioonline.it/Guide/Prokofiev/Prokofiev-Nevskij78.html

Foto dal concerto: Gianluca Blasio © 

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