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Giuseppe Verdi. L’importanza delle opere giovanili.

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Giuseppe Verdi
F. Torriani, Ritratto di Giuseppe Verdi – 1843.

Apparente decadenza.

Spesso le opere giovanili di Giuseppe Verdi (1813-1901) vengono considerate come opere di scarsa qualità musicale, come opere scialbe e rozze, realizzate durante un periodo (1843-49) considerato come un lungo momento di decadenza del livello artistico della produzione del Maestro.

Verdi
F. Torriani, Ritratto di Giuseppe Verdi – 1843. Il dipinto mostra il Maestro al tempo de I Lombardi alla prima crociata.

Per i neo-verdiani e per gli snobisti, seguaci della musica sinfonica e da camera (antiche avversarie del melodramma), le opere giovanili del nostro compositore non sono altro che fiori appassiti, cresciuti su di un terreno formato da accompagnamenti musicali pesanti e volgari, da melodie antiche e superate e da una grave scarsità d’invenzione.

“Anni di Galera”.

Durante questo apparente momento di depressione musicale (a cui il Maestro stesso attribuirà il nome di Anni di Galera, poiché periodo caratterizzato da un’intensa attività lavorativa), Verdi compose le seguenti opere: I Lombardi alla prima crociata, I due Foscari, Giovanna d’Arco, Alzira, Attila, Macbeth, Masnadieri, Il corsaro, La battaglia di Legnano, Luisa Miller.

Spesso queste opere vengono accusate di essere lavori “facili”, soprattutto perché sarebbero costituiti da melodie banali e da accompagnamenti convenzionali, già ampiamente sperimentati ed utilizzati da Bellini e Donizetti, sovrani dell’Opera Italiana, la cui vacanza del trono fu poi riempita da Verdi, già a partire con la messinscena dell’opera Nabucco, avvenuta nel 1842, considerata la più bella tra le primissime opere di Verdi. Non sono affatto “facili” ma potremmo dire semplici. “Semplicità” però è un termine che dev’essere ben compreso in relazione all’essenza dell’Arte Verdiana.

La “semplicità” è il punto di partenza della drammaturgia di Verdi, attraverso la quale il Maestro si proponeva d’arrivare direttamente al petto degli ascoltatori. Questa “semplicità” Verdi non l’ha mai abbandonata, anche nelle opere della maturità:

“La musica può riuscire egregiamente […] a dire in certo modo, due cose in una volta”.

Infatti, Verdi pensava alla figura del compositore e a quella del librettista come ideatori della parola scenica, quella parola che deve scolpire in pochi secondi “una situazione od un carattere”; e Verdi conosceva anche la difficoltà di “darle forma”. Compositore, quindi, non più come pittore di melodie dolci e sterili, ma come costruttore dell’azione teatrale, attraverso la parola “che scolpisce e rende netta ed evidente la situazione”.

Tutto ciò nasce già dalla prima opera del Maestro, Oberto conte di San Bonifacio, per poi trovare la sua forma più matura proprio in un’altra opera giovanile, ovvero Macbeth, composta solo otto anni dopo l’Oberto. Invenzione dell’azione scenica già sperimentata, però, in opere come Nabucco o Attila, e riuscita perfettamente.

Macbeth: la “fantasmagoria”.

Tornando al Macbeth (composto nel 1847 e successivamente modificato nel 1865), è un’opera che segna una svolta importante nella carriera artistica del Maestro, per più motivi. Quest’opera permette al compositore di svolgere anche i ruoli di regista e di scenografo, personalità ancora poco note nell’Ottocento:

“I cantanti devono essere scritturati per cantare ed agire.”;

oppure:

“La scena dovrà essere perfettamente scura”.

Tutte indicazioni che Verdi forniva, con precisione capillare, ai suoi librettisti. Inoltre Verdi s’occupava anche dei costumi di scena, del trucco e delle acconciature dei cantanti-attori:

“nel vestiario non ci deve essere né seta, né velluto”;

e poi, per esempio:

“Banco dovrà avere i capelli arruffati”.

Anche Verdi, infatti, può essere considerato come ideatore dell’Opera d’Arte Totale, ovvero come costruttore di un realismo teatrale, ottenuto dalla fusione di tutte le arti: musica, parola e azione scenica. Dunque, la favola di un Wagner come unico pensatore di questa nuova forma di teatro, è, già da tempo, crollata come un castello di carta colpito da un alluvione.

Un altro elemento innovativo di questo capolavoro è l’intromissione, lungimirante e concreta, sulle scene italiane, del sovrannaturale, del fantastico, della “fantasmagoria”, attraverso l’introduzione di cori di streghe, ridde infernali e l’effettiva presenza sul palcoscenico di fantasmi sanguinanti. Cosa rivoluzionaria, mai avvenuta prima d’ora.

Infatti, il Maestro fu anche criticato per questo elemento innovativo, che appariva ai più come un miscuglio formato dalla tradizione italiana unita a “congiungimenti stranieri”, ovvero al soprannaturale. Famosa è la ramanzina che il poeta Giuseppe Giusti fece al nostro Verdi, esortandolo ad abbandonare simili costumi per fare ritorno alla dolce malinconia, tipica di Bellini e di Donizetti (si pensi a “Una furtiva lagrima”, per esempio).

Un periodo “fondamentale”.

Questo periodo, quindi, non è una discarica di soluzioni musicali abbandonati progressivamente, ma è un periodo di fondamentale importanza anche e soprattutto per la composizione di opere future, quelle più famose. Infatti, numerosi temi presenti nelle opere della giovinezza, li ritroveremo in tante opere della maturità.

Attenzione: questo riutilizzo di vari temi, effettuato da Verdi, non deve però rappresentare un pretesto per sentirsi in diritto di conferire alle opere di questo periodo il titolo di lavori facili e di poca sostanza artistica. Verdi non ha mai considerato tali opere come esercizi musicali da fare per migliorarsi, ma ha sempre lavorato ad esse con rigoroso impegno.

Verdi
R. Focosi, Giuseppe Verdi al tempo di Ernani – 1844. Litografia di Gatti e Dura.

Le opere del periodo giovanile posseggono un significato ed un senso precisi, sempre figli di un lavoro raffinatissimo, talvolta accademico (anche perché il Verdi di questo periodo è un Verdi che s’inspira a Bellini e a Donizetti), ma si tratta di un lavoro sempre fatto con coscienza! Tutte le opere del Maestro son sempre basate su due pilastri fondamentali: analisi dell’animo dei personaggi, mai marionette e sempre personaggi a tutto tondo, ed invenzione del realismo teatrale, attraverso l’azione scenica.

Perfetto per la comprensione di questo primo periodo di produzione di Verdi è il Museo verdiano di Casa Barezzi: http://www.museocasabarezzi.it/.

http://www.giuseppeverdi.it/it/works/opera-in-chronological-order/

Un Nabucco kolossal per un’Estate da Re

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