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Giovanni Attanasio, un attore tra gli attori

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Dall’Avanspettacolo al teatro di prosa di Eduardo, dal cinema con la regia di Federico Fellini alla direzione del Professor Luciano De Crescenzo. Giovanni Attanasio si considerava un semplice “attore tra gli attori” quando decise di scrivere la sua autobiografia cucita di aneddoti, testimonianze e ricerche. Una testimonianza, purtroppo, caduta nell’oblio, ma meritevole d’una dignitosa ascesa della memoria culturale, attraversando le tappe primordiali del suo disegno artistico.

Giovanni Attanasio, gli inizi

Giovanni Attanasio vicino ad una delle prime telecamere, negli studi televisivi di Roma.
Durante una pausa di lavorazione de “Il Vesuvio fuma ancora”

Giovanni Attanasio, nato a Napoli il 6 gennaio del 1928, iniziò a intraprendere la sua carriera di attore giovane a soli 13 anni. Ma il suo vero e grande debutto avvenne nel 1953.

In una delle sue recite, ebbe l’occasione di conoscere uno dei più grandi poeti napoletani, Ettore De Mura, che gli propose un grande spettacolo, finanziato dalla maestosa Casa Editrice di canzoni partenopee, la “Bideri”.

Lo spettacolo, intitolato “ Passeggiata per Napoli”, lo vide affiancato con molti artisti esordienti ed affermati, tra i quali il comico Franco Sportelli. Inizialmente, i rapporti tra i due erano alquanto influenzati dalle perplessità dello Sportelli, ma un piccolo incidente di percorso, raccontato dallo stesso Attanasio, disciolse qualsiasi incertezza:

“Durante il siparietto, avvenne un fatto simpatico: il primo ad entrare in scena dalla prima quinta di sinistra ero io, e mi portavo al centro della ribalta tenendo in bocca una sigaretta accesa; quasi contemporaneamente dalla quinta opposta usciva Sportelli con una sigaretta spenta tra le dita ed avvicinandosi mi diceva: <<Scusate signore, mi fate accendere?>>. Era questo il pretesto per iniziare il nostro dialogo. Quindi, entrai in scena con la solita sigaretta accesa tra le labbra, in attesa che dalla parte opposta arrivasse Sportelli. Passeggiavo da un bel po’ su e giù per il palcoscenico, in attesa dell’ingresso di Sportelli. Capii a un certo punto che doveva essere accaduto qualcosa e per prendere tempo, cominciai ad inventarmi delle battute, dialogando con il pubblico e raccontando delle barzellette. Sportelli, convinto di aver già fatto la scenetta con me, avvisato dal direttore di scena, entrò finalmente in palcoscenico e così potemmo iniziare il nostro dialogo. Da allora Franco Sportelli cominciò a trattarmi in modo diverso, ed avere più stima di me, e a dimostrarmi anche un po’ di affetto”.

La chiamata inaspettata del Direttore (Eduardo De Filippo)

Eduardo De Filippo nel suo camerino (Teatro S. Ferdinando, 1954).
Eduardo De Filippo in “Palummella zompa e vola”.

Quindi, “Passeggiata per Napoli” fu l’inizio cardinale di tutto il suo percorso artistico. Dopo una scrittura per una rivista a Milano, Attanasio fu ingaggiato nuovamente dalla Bideri, proponendo un’altra messinscena con ottimi artisti e con nuove canzoni: “Canzuncella zompa e vola”, sempre per la regia di Ettore De Mura e con la partecipazione del divo internazionale Teddy Reno. Con lui, calcarono le tavole del palcoscenico caratteristi del calibro di Gianni Crosio e di Carlo Taranto.

Lo spettacolo debuttò nell’estate del 1954 al teatro S. Ferdinando, ricostruito per volontà di Eduardo De Filippo e proprio una sera, durante l’intervallo, scoccò quella scintilla che illuminò quel lungo cammino. Il segretario di Eduardo, Antonio Ferraiolo, scritturò Giovanni nella celebre compagnia di prosa “La Scarpettiana”, debuttando con la commedia “Palummella zompa e vola” di Antonio Petito.

Ma dopo una ventina di giorni dall’esordio, fu costretto ad abbandonare la compagnia per via d’una forte forma di intolleranza, che deturpò tutto il viso con grossi e doloranti gonfiori. Eduardo fu indotto a sostituirlo, ma i rapporti di amicizia e di stima non si conclusero così:

“Quando Eduardo De Filippo recitava a Napoli nel suo teatro S. Ferdinando, spesso andavo a sentirlo. Una sera, il 28 gennaio del 1961, mi recai a teatro a vedere una sua commedia: <<Sabato, domenica e lunedì>>. Finito il primo atto, andai a trovarlo nel suo camerino, e per prima cosa feci le mie condoglianze per la perdita della figlioletta Luisella, avvenuta qualche mese prima. Eduardo mi raccontò i particolari della tragedia, commuovendosi sino a scoppiare in lacrime, e poggiando poi la guancia sulla mia spalla. Alla chiamata: <<Signori chi è di scena?>> del direttore di scena, mi accomiatai da Eduardo, il quale aveva ancora gli occhi umidi di pianto e rientrai in sala per assistere al secondo atto della commedia. Dopo quanto avvenuto poco prima, pensai come avrebbe fatto Eduardo a recitare. Ma dal momento che si aprì il sipario, sino alla fine della commedia, fu meraviglioso. Recitò come se nulla fosse accaduto, e con la consueta bravura>>”. 

Dalla televisione al “tressette” con Totò

Dopo la breve esperienza con De Filippo, sostenne un provino per la Televisione di Roma e fu accettato per ben 2 trasmissioni: “In quattro si viaggia meglio” e “Il Vesuvio fuma ancora”. Entrambi programmi ebbero un cast e uno sfondo tutto partenopeo di primissimo ordine, a partire dall’attore Eduardo Passarelli fino ad arrivare alla bellissima voce baritonale di Nunzio Gallo

Totò capostazione in "Destinazione Piovarolo".
Da “Destinazione Piovarolo”; Antonio De Curtis (in fondo, seduto), a destra (in piedi): Franco Bologna e Giovanni Attanasio.

Nello stesso periodo, gennaio del 1955, partecipò anche al suo primo film: “Destinazione Piovarolo”, per la regia di Domenico Paolella e con attore protagonista Totò. Il film fu girato a Mazzano di Roma e molte scene bisognava girarle sotto la pioggia ottenuta artificialmente (collegando dei tubi di gomma alle condutture dell’acqua). Per un guasto a queste ultime fu sospesa la lavorazione e così, per occupare il tempo, si formò tra gli attori una “piccola bisca clandestina”, diretta dal famigerato Principe:

“Totò, appassionato giocatore di <<tressette>>, per occupare il tempo, mi invitò assieme ad altri attori che si trovavano sul set a fare una partitella. Totò, il tressette, lo giocava benissimo, mentre io ero una mezza schiappa; ma, avendo dalla mia parte la fortuna, vincevo sempre. Nemmeno a farlo apposta, mi capitava di essere avversario di Totò, e alla fine del gioco, vincevo sempre dalle quattro alle cinquemila lire. Poiché continuavo a vincere, Totò mi disse: <<Attanà, io non capisco, voi non sapete giocare e vincete sempre! Tenite proprio ‘na bella fortuna eh?>>. Un giorno, prima di cominciare a giocare, mi si avvicinò e porgendomi un biglietto di banca da cinquemila lire mi disse: “Attanà, prendetevi queste cinquemila lire. Dato che vincerete sicuramente, ve le do anticipate; tanto, prima o poi, ve le debbo dare lo stesso!>>”. 

Domenico Livigni.

Fonte: “Un attore tra gli attori” di Giovanni Attanasio (Editrice Spada, settembre 1988).

 

Giovanni Attanasio in “Così parlò Bellavista” (1984) di Luciano De Crescenzo, nel ruolo del barista. 

 

Giovanni Attanasio in “Amarcord” (1973) di Federico Fellini, nel ruolo di uno squadrista. 

 

 

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