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Odeion, il teatro scoperto della Napoli greco-romana

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Come ogni città greca e romana, anche l’antica Neapolis vantava due grandi strutture per gli spettacoli e il divertimento dei cittadini. Essa era fornita, infatti, di un anfiteatro, dove si svolgevano giochi gladiatorii, naumachie o lotte con animali feroci, e di un odeion, cioè un teatro “alla greca” destinato a rappresentazioni teatrali o musicali.

Le fonti sull’ odeion

Per la sua storia di “stratificazione”, Napoli dimenticò presto questi due teatri, ormai sotterrati dalle strutture successive al crollo dell’Impero Romano. Nonostante ciò, tracce dell’esistenza dell’antico odeion permanevano nei testi latini.

In una lettera alla moglie, Papinio Stazio, originario di Neapolis, descrive con vividezza di tratti gli edifici della città: templi, una piazza porticata e due teatri, ubicati nella parte “superiore” del foro, alle spalle dell’area sacra del tempio dei Dioscuri.

L’ odeion di Napoli, inoltre, era famoso per aver ospitato un artista molto particolare… Nerone in persona! L’imperatore, amante dell’epos e della musica, decise di esibirsi proprio a Napoli, in quanto città ancora autenticamente greca. Scrive, infatti, Svetonio:

Ritornato dalla Grecia a Napoli, poiché in questa città per la prima volta aveva ricevuto il battesimo dell’arte, entrò con cavalli bianchi dopo aver abbattuto una parte delle mura, come è usanza dei vincitori

(Svet., Nero 25, 1).

Pare che Nerone si esibì proprio nel 62, anno del grande terremoto, che squassò la Campania. L’imperatore, infatti, si trovava sul palco al momento di una scossa, ma non fermò il suo canto, credendo il terremoto un segno di apprezzamento da parte degli dei.

La recentissima riscoperta del proscenio

Ma quando fu riscoperto il teatro antico di Neapolis? Le antiche strutture in laterizio sono state disvelate solo pochi anni fa, grazie ad una singolare scoperta.

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Il proscenio sotto vico Cinquesanti

Come ripetuto più volte, è uso dei napoletani reimpiegare gli antichi sotterranei della città. Ebbene, in vico Cinquesanti un falegname scoprì al di sotto della sua abitazione quelle che egli credeva “cisterne”. Costruita così una botola, l’uomo si recava periodicamente nei sotterranei per depositarvi il vino, a mo’ di cantina.

Ben presto, grazie all’intervento degli archeologi, si scoprì che quella non era certo una cantina, ma addirittura il proscenio dell’ odeion di Napoli. Lo spazio recuperato è di soli 150 metri quadrati, ma l’altezza è considerevole (ben dodici metri!) e la trama della muratura è in opus mixtum (cioè reticulatum e latericium insieme).

La summa e media cavea

L’anello superiore della cavea, invece, può essere ammirato in parte a via Anticaglia, dove, tra un palazzo e l’altro, si nota un frammento dell’antica struttura di rafforzamento della summa cavea. Una parte di cavea svelata, invece, si può scorgere a via San Paolo. In questo caso, le gradinate sono totalmente riaffiorate in tutto il loro splendore marmoreo, e si possono notare anche i vomitoria, cioè i gradini che servivano a raggiungere il proprio posto. Si tratta, certamente, della media cavea, cioè i posti centrali della cavea.

Un teatro ancora visitabile

Ogni frammento sopravvissuto dell’antico teatro può oggi essere visitato, scendendo nei sotterranei della città o girovagando tra abitazioni e botteghe. È l’ennesima prova del profondo legame (anche materiale) che unisce, nella nostra città, antico e moderno, profano e sacro, in un intreccio inscindibile, segno della millenaria storia della vivace Neapolis.

Alessia Amante

Bibliografia

  • C. Tranquillo Svetonio, Vite dei Cesari
  • P. Papinio Stazio, Silvae

Sitografia

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