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L’epica della mediocrità: John Williams

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Stoner, il terzo romanzo di John Williams, fu pubblicato per la prima volta nel 1965, 52 anni fa. Quest’anno la Fazi ha completato la sua impresa di traduzione e pubblicazione in italiano delle opere di Williams con Augustus.
Il successo postumo di quest’autore è da considerarsi un mistero: fino al 2006 John Williams era stato dimenticato tra i meandri dei numerosissimi libri che ogni anno vengono sfornati dalle case editrici.

Il fascino dell’autobiografia

Augustus di John Williams
John Williams, “Augustus”, Fazi editore, settembre 2017.

Quando Stoner ha raggiunto il successo, John Williams era ormai scomparso da 12 anni. Per quanto non bisogni ascrivere la fascinazione per questo romanzo esclusivamente alla scoperta postuma, è certamente un fattore che vi ha contribuito.

L’autore è stato privato della possibilità di presentare il suo libro al grande pubblico. Il protagonista di Stoner dunque è stato identificato con la persona di John Williams. L’associazione è facile: i due condividono la professione, le origini nelle campagne statunitensi e i genitori agricoltori; entrambi hanno vissuto una vita ai margini (non per scelta nel caso di Williams). È un’operazione immediata, logica, quella di ricalcare l’esistenza anonima di Stoner su quella dell’autore. E del resto la critica ci abitua a trovare nella letteratura i riflessi autobiografici degli autori.


Nel 2014 però arriva la smentita della vedova di Williams, Nancy Gardner. Suo marito ha vissuto un’esistenza quasi agli antipodi di quella di Stoner. Se Stoner era passivo, timido e mostrava ritrosia alla vita pubblica, il suo John era brillante e allegro, mondano. Tutt’al più Williams si è disegnato ricalcandosi nel suo Augustus: “ogni tanto amava immaginarsi nei panni di un imperatore”, dice la moglie.

William Stoner: l’incantesimo della cultura

Stoner di John Williams
John Williams, “Stoner”, Fazi editore.

La storia di William Stoner non ha nulla di straordinario. Quella del protagonista è una vita appartata, tranquilla, ai margini di grandi eventi epocali (le guerre mondiali).

È anche una storia ciclica: quella della passione per la letteratura, che viene tramandata da maestro ad allievo. Senza l’insegnamento e lo studio, William Stoner non si sarebbe mai svegliato da un “sonno della ragione”, da una condizione di assenza da sé, che tuttavia gli farà da scudo nei momenti più infelici.

William Stoner esce quasi sconfitto dalla vita: un matrimonio malriuscito, una figlia alcolizzata, una carriera universitaria con rare gratificazioni accademiche, bloccata dall’inimicizia di ambiziosi colleghi. Una vita agrodolce, le cui gioie arrivano sempre dallo studio, talvolta dall’amore per Grace, sua figlia, e dalla relazione appagante e rivitalizzante con Katherine, l’amante.

Questo racconto dimesso, di un individuo qualunque, è riuscito a conquistare le classifiche e la critica. Ed ha avuto successo proprio perché tra le sue pagine, senza grandi fragori, viene lanciato un incantesimo. William Stoner prende vita con un soffio vitale magico, tanto il personaggio, quanto l’uomo: è l’incantesimo della letteratura.

John Williams ha creato un uomo che fosse diverso da lui per scrivere dell’esperienza individuale di ciascuno di noi. Oltre ai fallimenti e i dolori, c’è qualcosa che ci salva: il valore della bellezza, l’esempio della grandezza umana.
In questo non c’è nulla di umile, ma c’è lo specchiarsi della grande personalità di Williams, che ha vissuto appieno ed appieno ha sentito la passione per la letteratura.

L’ambizione di Williams si tradisce in Stoner. Quell’esistenza ordinaria, banale, esplode in caso letterario. Una trama semplice, una scrittura piana, eppure si manifesta un eroe. John Williams ci presenta un uomo comune, che tuttavia diventa il grande esempio del suo pubblico: di chi studia, di chi legge, di chi ha un’esistenza ordinaria e non per questo rinuncia alla bellezza, alla grandezza.

Perché leggere John Williams

John Williams è un professionista della parola, in quanto scrittore, lettore, studioso. È un autore che riesce ad operare con precisione, perfettamente cosciente del senso di quello che scrive.
Non è un caso che Stoner sia stato definito ‘il romanzo perfetto’: chi riesce ad avere pieno controllo dei messaggi sottesi alla narrazione, della forza della storia, dell’attenzione del lettore, crea inevitabilmente un capolavoro.

Oriana Mortale

Sitografia

D. Brogi, “Il mistero di un romanzo perfetto: Stoner di John Williams”, 2013
A. Guerrera, “Mio marito Stoner: “Vi racconto chi era davvero John Williams”, 2014
F. Longo, “Tutti pazzi per ‘Stoner’, il mediocre che c’è in noi”, 2016

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