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Banche, un nuovo salvataggio: è la volta delle venete

Banche, un nuovo salvataggio: è la volta delle venete

In questi giorni si è parlato molto del salvataggio delle banche venete, come a suo tempo si parlò tanto del salvataggio Monte dei Paschi e delle conseguenze sui “risparmiatori” di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti.

Una premessa è doverosa: ai sensi di legge non è risparmiatore chi investe in capitali impiegati in acquisto di azioni, ossia partecipazioni al capitale di rischio – il rischio è il non rimborso di quel capitale, ndr – di un’impresa, o di obbligazioni, cioè di prestiti divisi in pacchetti, poiché il rischio per chi presta danaro è la sua non restituzione.

Questa precisazione è doverosa perché è lecito che ognuno abbia la propria opinione, infatti il nostro è uno Stato democratico, ma il proprio pensiero non può andare oltre i limiti imposti dalle leggi vigenti.

La crisi delle banche

bancheDomenica 25 luglio, il Governo ha approvato in Consiglio dei Ministri il decreto che salva la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, in crisi da anni a causa di una cattiva gestione che, stando alle parole di GentiloniAffonda le sue radici negli anni precedenti alla crisi”.

Il costo per il salvataggio delle due banche è stato di 5 miliardi per il salvataggio dei risparmiatori, quindi immediati, e di altri 12 a garanzia degli impegni assunti da Intesa San Paolo. Dunque, lo Stato è ricorso al vecchio “metodo Alitalia”: si è fatto carico della “bad company”, ossia delle sofferenze debitorie dell’impresa ed ha consentito che Intesa comprasse le due banche al prezzo simbolico di un euro.

Tutto ciò è stato possibile perché la Banca Centrale Europea, dopo aver dichiarato il dissesto dei due istituti, ha specificato che non sono così grandi da costituire banche sistemiche rendendo possibile l’intervento statale e scongiurando l’applicazione del bail-in, che avrebbe colpito, in ordine: azionisti, obbligazionisti subordinati (anche junior e senior) e correntisti sopra i 100.000 euro, prima di un eventuale intervento statale.

Sarebbe stata davvero una tragedia per i correntisti di Veneto Banca e popolare di Vicenza dacché molti di loro presentano conti che sforano la soglia di 100.000 euro o sono detentori di obbligazioni junior, cioè quelle rimborsate per ultime assieme a quelle convertibili.

L’acquisizione sia avvenuta ad opera di un istituto di credito che è fra i tre più solidi in Italia, infatti la Commissione Europea ha esplicitamente stabilito che quest’operazione è un aiuto di Stato – cioè falsa la concorrenza, ndr -, ma è necessario per l’impatto che la liquidazione dei due istituti avrebbe avuto su un distretto economico importante come quello veneto. Veneto Banca e popolare di Vicenza, aggregate alla presenza veneta di San Paolo, costituiranno più della metà del 30% della quota di mercato regionale di San Paolo. La Bce ha anche stabilito che le banche potrebbero creare un effetto a catena nel medio termine: ecco l’altra ragione che ha reso imminente il loro salvataggio.

Il Presidente del Consiglio ha precisato “Non saranno necessarie manovre né andremo a toccare il deficit poiché, visto il decreto di Natale, impatterà tutto sul debito pubblico”. Tradotto: i circa 20 miliardi previsti per il salvataggio incideranno sulla somma dei prestiti che lo Stato chiede negli anni – il debito pubblico, ndr – e non sul deficit, cioè la somma dei prestiti statali del 2017. Gentiloni è stato perentorio “Chi parla di regalo non ha bene inteso che i 5 miliardi non andranno certo ai responsabili del dissesto, ma ad altri: ai 2 milioni di clienti, alle pmi, alle economie del territorio“.

Il presidente di Intesa San Paolo, Gros-Pietro, ha dichiarato “Se ci fosse stata una risoluzione in qualche modo i costi si sarebbero potuti ribaltare o sulle banche sane, quindi di nuovo sul sistema economico, o sui contribuenti” e “Non ci saranno uscite se non volontarie”. Il piano di salvataggio delle banche, però, prevedeva un totale di 4.500 esuberi, quindi resta difficile ipotizzare assenza di licenziamenti.

bancheIl Times, perentorio, ha dichiarato “L’Italia ha fatto una cosa legale, ma chi ha pagato sono stati di nuovo i contribuenti”. Se è vero che nella logica americana è impossibile salvare un privato in difficoltà, anche se fosse un’impresa che possiede gli investimenti pensionistici di molti cittadini federali – caso Enron, ndr -, sembra difficile contraddirli sul fatto che il peso sia gravato sugli Italiani.

Dalle opposizioni, infatti, si è levato una voce unanime “avete fatto un regalo alle banche”. I più duri sono stati i pentastellati, i quali hanno anche risposto con un video di Di Battista.

Il punto, sottolineato da molti analisti economici, è che risulta discretamente contraddittorio essere contrari al fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti perché “Non si sono salvati i risparmiatori” ed allo stesso tempo, ora che gli istituti di credito sono stati salvati, dire “Si è fatto un regalo a Intesa San Paolo”. Beh, sarebbe difficile immaginare di salvare i correntisti, e nel caso del Veneto anche gli investitori, senza salvare prima di tutto gli istituti di credito in cui sono i loro risparmi.

È chiaro, però, che l’opportunità in politica è tutto.

Ferdinando Paciolla

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